08 giu 2012

Dolce & Gabbana, a giudizio per evasione La contestazione è di un miliardo


In relazione ad una presunta maxi-evasione fiscale, oggi il gup di Milano Giuseppe Gennari ha ordinato ai pm milanesi di formulare la citazione diretta a giudizio per i due stilisti e per altri sei imputati.

MILANO - Continua il braccio di ferro tra Dolce&Gabbana, la procura di Milano e il Fisco. Il primo round era andato ai due stilisti: prosciolti. Ora invece dovranno andare a processo. In mezzo c'è una partita da un miliardo di euro. La contesa è iniziata qualche anno fa, quando la procura aveva contestato ai due stilisti di aver spostato all'estero i marchi per incassare le royalties senza pagare le tasse. E aveva aggiunto l'ipotesi di una falsa compravendita dei marchi, avvenuta a valori inferiori sempre per attutire l'impatto fiscale. Le contestazioni erano truffa ai danni dello stato e dichiarazione infedele. La Cassazione ha fatto cadere il primo reato ed è rimasto in piedi il secondo, da qui il nuovo processo.

Oggi il gup di Milano, Giuseppe Gennari, accogliendo la richiesta dell'avvocato dell'Agenzia delle entrate ha ordinato la restituzione alla procura degli atti del procedimento in cui i due stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana rispondono solo di evasione fiscale. Il pm potrà così riformulare la nuova accusa per dichiarazione infedele e omessa dichiarazione e procedere alla citazione diretta, ovvero mandarli a processo senza passare dall'udienza preliminare, come prevede il codice per i due reati contestati.

All'udienza odierna si è arrivati perché la Cassazione nel provvedimento con cui aveva annullato il proscioglimento dei due stilisti deciso da un altro gup aveva spiegato che non si potevano contestare insieme l'evasione fiscale e la truffa ai danni dello stato. Essendo così rimasta come accusa solo l'evasione fiscale questa mattina l'avvocato dell'Agenzia delle entrate ha presentato la richiesta di procedere per i reati rimasti e la richiesta è stata accolta dal gup Gennari. La prossima settimana la procura si rivolgerà al tribunale chiedendo di fissare la data del processo che riguarda i due stilisti e altre sei persone.

Ad aprile 2011, Dolce e Gabbana erano stati prosciolti dall'accusa di truffa ai danni dello Stato e dichiarazione infedele dei redditi per circa un miliardo di euro. La Procura sosteneva che i due avrebbero costituito una società in Lussemburgo per non pagare le tasse in Italia sullo sfruttamento dei loro marchi D&G. Il gup milanese Simone Luerti li aveva prosciolti da entrambe le contestazioni, perché nelle sue motivazioni aveva sostenuto che "il fatto non sussiste". La stessa decisione era stata presa per gli altri cinque imputati, tra cui il fratello di Domenico Dolce, Alfonso, alcuni manager e amministratori e il consulente fiscale del gruppo di moda. 

La procura tuttavia non si era arresa e con un ricorso in Cassazione, lo scorso novembre, aveva ottenuto l'annullamento del proscioglimento dalle accuse per i reati fiscali. I due stilisti sono stati assolti per il reato di truffa, ma non per evasione. Il procedimento è stato quindi rinviato davanti a un nuovo gup. I pm Laura Pedio e Gaetano Ruta hanno così riformulato l'imputazione nella quale sono rimasti solo i reati di dichiarazione infedele dei redditi e omessa dichiarazione. Si è arrivati all'udienza di oggi nella quale la parte civile Agenzia delle Entrate ha chiesto la citazione diretta a giudizio per i reati fiscali contestati, richiesta oggi accolta dal gup. Dunque, la Procura di Milano la settimana prossima formulerà la citazione diretta a giudizio e gli imputati finiranno a processo davanti al Tribunale.

Dolce e Gabbana devono essere  processati senza udienza preliminare perché "il reato che giustificava la richiesta di rinvio a giudizio, cioè la truffa aggravata ai danni dello Stato, è stato erroneamente contestato ab origine, stante la sua non configurabilità in termini di diritto, quindi il processo non avrebbe mai dovuto essere portato davanti al giudice per l'udienza preliminare", ha scritto il gup di Milano Giuseppe Gennari nel provvedimento con cui ha disposto la trasmissione deglia atti del processo ai due stilisti alla Procura, in vista di una citazione diretta a giudizio. "Se i pm modificano radicalmente le accuse - è il ragionamento di Gennari - e queste accuse non prevedono il passaggio all'udienza preliminare, trova applicazione l'articolo di legge che prevede la trasmissione degli atti ai pm per la citazione diretta a giudizio".

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