22 mag 2012

Meno di un 19enne su tre è iscritto all'università


Rapporto Almalaurea: ormai irraggiungibili gli obiettivi Ue. Donne più brillanti: il 40,6% si laurea in corso

Laureati in calo (Fotogramma)Laureati in calo (Fotogramma)
MILANO - L'Italia scivola sempre più lontana dagli obiettivi europei, che vogliono per il 2020 laureato il 40% della popolazione di età 30-34 anni: attualmente siamo fermi al 20%, contro il 37% nel complesso dei Paesi Ocse. E sono sempre meno i giovani che si avvicinano al mondo universitario: i 19enni che si iscrivono a un ateneo sono solo il 29%, meno di uno su tre. Si registra, è vero, un aumento del numero dei laureati (dai 172mila del 2001 ai 289mila del 2010), il 68% in più, ma solo perché sono lievitati i titoli universitari.

IL RAPPORTO - Sono i dati che emergono dal XIV Profilo dei laureati italiani di AlmaLaurea, presentato a Roma. Negli ultimi otto anni, si legge nel rapporto, le immatricolazioni sono diminuite del 15%: un dato pesante, frutto del calo demografico, della diminuzione degli immatricolati in età più adulta, del deterioramento della condizione occupazionale dei laureati. Ma anche della crescente difficoltà di tante famiglie a sostenere i costi diretti e indiretti dell'istruzione universitaria, a fronte di una politica del diritto allo studio ancora carente.

L'UNIVERSITÀ SOTTO CASA - Alcune pennellate di «dettaglio»: la metà degli studenti (49%) è «stanziale», cioè sceglie un corso nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma. Sono aumentati anche i laureati «poco motivati» (dal 10 al 14%). In compenso, rispetto all'università pre riforma, nel 2011 è cresciuta la quota di giovani che termina gli studi in tempo (39% contro 10%), «è aumentata la frequenza alle lezioni, si è estesa l'esperienza di stage e tirocini svolti durante gli studi come anche le opportunità di studio all'estero». 
Chi arriva alla laurea di primo livello - osserva Almalaurea - proviene da classi sociali meno favorite, tende a studiare sotto casa e raggiunge il traguardo a 24 anni. Il 77% intende proseguire la formazione, tra questi il 61% con la specialistica. I laureati specialistici, biennali e a ciclo unico, sono «piu» avvantaggiati socialmente e culturalmente, più disponibili alla mobilità tra sedi universitarie e hanno più esperienze di studi all'estero nel curriculum».

MEGLIO LE DONNE - Il dato positivo è l'aumento delle studentesse, ormai prevalenti nei percorsi universitari, anche in quelli considerati roccaforti maschili: le donne rappresentano il 64% del complesso dei laureati specialistici a ciclo unico e arrivano alla laurea più giovani. Si laurea in corso il 40,6% delle laureate 2011 contro il 36,4% degli uomini; differenze che si riscontrano in tutti i tipi di laurea a vantaggio delle donne (in particolare, in corso è il 48,2% delle laureate nei percorsi specialistici contro il 45,7% dei laureati). Assai diffuse risultano le esperienze di tirocinio e stage riconosciute dal corso di studi, a sottolineare, si legge nel rapporto Almalaurea, il forte impegno delle università e la crescente collaborazione con il mondo del lavoro (oltre l'80% dei tirocini sono stati svolti al di fuori dell'università). Sono esperienze che entrano nel bagaglio formativo di 60 laureati su cento.

IL LAVORO - Fra gli oltre 121mila laureati triennali del 2011 l'etá alla laurea è pari a 25,7 anni e si contrae sino a 24 anni al netto dell'immatricolazione ritardata. Sotto questo profilo il ruolo dell'attività lavorativa (continuativa a tempo pieno), svolta contemporaneamente agli studi, risulta determinante. Non a caso i più giovani a concludere gli studi risultano i laureati dei percorsi nei quali questo tipo di esperienza lavorativa è meno presente, come quelli geo-biologico e linguistico (entrambi a 24,6 anni), economico-statistico e ingegneristico (entrambi a 24,7 anni), mentre l'etá più elevata si riscontra fra i laureati dei gruppi insegnamento (28,4 anni) e giuridico (29,6).

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