22 mag 2012

Facebook, continua il crollo del titolo Riflettori accessi su Morgan Stanley


La banca d'affari che ha guidato il collocamento del più grande social network del mondo ha rivisto al ribasso le proprie stime sui ricavi della società di Mark Zuckerberg. Da un lato vendeva i titoli, dall'altro metteva in guardia sui rischi

di GIULIANO BALESTRERI MILANO - Banche d'affari del mirino di Wall Street. Colpa del buco miliardiario di JpMorgan 1 e, ancora di più, del crollo verticale di Facebook: prima il deludente debutto 2, poi il crollo verticale nella prima seduta 3 e ancora la difficile giornata di oggi. Nel pre market il titolo è caduto sotto quota 33 dollari, in avvio è sprofondato a 31 dollari cedendo ancora il l'8% (segui il titolo in diretta4). Un trend che continua ad alimentare i dubbi del mercato sul processo di quotazione di Facebook. E questa volta sul banco degli imputati è finita Morgan Stanley, advisor e lead book runner (responsabile del collocamento), che un lato lavorava per presentate al meglio la società e raccogliere 16 miliardi di dollari, mentre dall'altro tagliava le stime sui ricavi della società. Certo gli studi sono a firma dell'analista Scott Devitt, libero di operare come meglio crede. A patto, però, di informare correttamente il mercato.  

E così la mossa, o meglio la sua tempistica ha lasciato tutti perplessi. Condizionando le prime sedute del titolo. Quello che gli addetti ai lavori non riescono a spiegarsi è come mai il taglio di Devitt sia arrivato così a ridosso dell'ultimo prospetto depositato alla Sec lo scorso 9 maggio dove si evidenziavano tutti i rischi della quotazione 5 a cominciare dalla crescita dei ricavi, mentre gli utenti si spostano sempre più radpidamento verso il mobile. Una piattaforma dove la raccolta pubblicitaria è meno redditizia 6. Insomma nulla di nuovo alla luce del sole. Eppure il taglio è arrivato immediatamente.

"I nuovi report proprio nel mezzo del roadshow, una cosa mai vista" racconta a Reuters un investitore. Certo, quella di Morgan Stanley non è stata una mossa isolata, come lei hanno agito JpMorgan e Goldman Sachs che, però, hanno avuto un ruolo di minor spessore in sede di collocamento. Quello che non è ancora chiaro è se Morgan Stanley abbia informato correttamente tutti delle nuove stime o abbia riservato l'informazione solo ai sui migliori clienti.   

Nel secondo caso la situazione per la banca d'affari sarebbe molto delicata. Anche perché la nuova proiezione sui ricavi è arrivata appena prima che venisse fissato a 38 dollari per azione il prezzo del collocamento di Facebook e subito prima che le banche decidessero di aumentare l'offerta di azioni del 25%.

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