18 mag 2012

Confiscato il tesoro del re dei videopoker case, palazzi e opere d'arte per 329 milioni


Dopo il sequestro di due anni fa, lo Stato acquisisce in via definitiva il patrimonio di Gioacchino Campolo, imprenditore cresciuto anche grazie ai rapporti con la 'ndrangheta. Tra gli altri beni, immobili di lusso a Parigi, Milano e Roma e quadri di Guttuso, De Chirico, Ligabue e Dalì

REGGIO CALABRIA - Gli hanno levato tutto. Le ville, gli appartamenti, i terreni, le case al centro di Taormina, Roma, Milano e Parigi, i magazzini sulla strada principale di Reggio Calabria, le aziende, le automobili e persino una collezione privata di 110 quadri di valore inestimabile. Il Tribunale ha deciso. Ha confiscato all'imprenditore Gioacchino Campolo un patrimonio complessivo di 329 milioni di euro, a cui vanno aggiunte opere d'arte che non è stato possibile stimare, ma che di milioni di euro ne potrebbero valere tanti altri ancora.

Questa mattina gli uomini del Comando provinciale della Guardia di finanza, guidati da Cosimo Di Gesù, hanno notificato la decisione dei giudici all'uomo che in un paio di decenni era diventato il "Re dei videopoker". Un monopolista del settore delle macchinette mangiasoldi, diventato tale anche grazie alle amicizie nella 'ndrangheta.

L'operazione di sequestro, denominata "Les diables", risale a due anni fa e venne condotta dai militari del Gico di Reggio Calabria, in stretto coordinamento con lo Scico di Roma. Le indagini di natura patrimoniale permisero d'individuare un patrimonio spropositato, intestato a Campolo e ai suoi familiari, che a fronte delle loro ricchezze dichiaravano al fisco una manciata di migliaia di euro. All'epoca vennero posti i sigilli a oltre 260 immobili ubicati, oltre che a Reggio Calabria (ben 240), in diverse altre città. A Roma, la famiglia Campolo possedeva una villa di ventisei stanze sull'Aventino, acquistata negli anni '80 e mai 
usata. A Milano aveva un immobile nei pressi di Corso Buenos Aires, mentre a Parigi uno stabile sulla prestigiosa Place Vendome. E poi veicoli commerciali, sette autovetture di lusso (Land Rover, Mercedes e Volvo), sei motocicli (tra cui una Harley Davidson). E infine la chicca: una collezione privata con opere di De Chirico, Guttuso, Migneco, Ligabue e Salvador Dalì.
  
Campolo per accrescere il suo potere sul mercato dei videogiochi, secondo l'inchiesta del pm Beatrice Ronchi, contava sull'amicizia di clan di primissimo piano come i De Stefano, gli Audino, i Libri, i Tegano e gli Zindato. Un imprenditore spregiudicato, già condannato in primo grado a 18 anni di reclusione per reati che vanno dall'estorsione al riciclaggio (è ancora in corso un secondo processo per evasione fiscale e truffa ai danni dei monopoli di stato). Attività che gli avrebbero consentito di mettere assieme un impero economico principesco.

Per il procuratore aggiunto Michele Prestipino "è un risultato davvero importante, per un duplice ordine di fattori. Perché si tratta della confisca di un complesso di beni di grandissimo valore patrimoniale, che viene in tal modo sottratto a chi lo aveva illecitamente accumulato. Poi perché la confisca riguarda un patrimonio nella disponibilità di un imprenditore in rapporti con le principali cosche di 'ndrangheta operanti nell'area di Reggio".

E aggiunge: "Un imprenditore nelle cui attività e nelle cui relazioni si può cogliere il paradigma di quella zona grigia che costituisce uno dei punti di forza della 'ndrangheta". Anche per questo, conclude Prestipino, "quello nei confronti di Campolo segna un ulteriore significativo momento della piena sinergia che, nel pieno rispetto dei propri ruoli e delle reciproche competenze, caratterizza da tempo l'iniziativa giudiziaria della Procura e del Tribunale di Reggio Calabria e che consente di finalizzare al meglio il prezioso lavoro delle forze di polizia".

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