18 apr 2012

Rinascente, nuova polemica "Commesse obbligate ai tacchi alti" Dopo la spilla doppiosenso, "averla è facile, chiedimi come", le addette ai banchi protestano contro il rito per il cliente: “tvtb” al petto e giorno delle coccole. Il senatore Passoni (P

Tra gli scaffali non si è mossa foglia. Nessuno ci ha, per ora, ripensato e fatto togliere alle commesse il badge con la riproduzione della Rinascente Card con sotto scritto: "Averla è facile. Chiedimi come», che hanno dichiarato imbarazzarle e procurare loro battute sessiste. La spilla resta e le ragazze rincarano. Raccontano che la "miscela diventa esplosiva", come dice Francesca, nei giorni delle «coccole» al cliente, quando accanto alla prima spilla devono indossarne un'altra color fucsia e con su scritto «tvtb» (l'sms con cui gli adolescenti abbreviano «ti voglio tanto bene»). Per di più abbinata a tacchi alti, gonna corta, capelli tirati su e foulard fucsia. "Sono i giorni in cui diamo consulenze su trucco, immagine, nodo alla cravatta. Siccome puntiamo a un target di lusso, oltre a vendere dobbiamo anche offrire servizi e fin qui va bene"  dice Francesca  "Ma il modo, la strizzatina d'occhio con cui ci viene fatto fare, e che dimostra come il badge non sia casuale, veicola il messaggio che tutto è comprabile e che dalle cose si passa alle persone". 

"Averla è facile" e scoppia il caso Rinascente, nuova polemica "Commesse obbligate ai tacchi alti" 

Commesse sempre più arrabbiate, anche se poche hanno il coraggio di non indossare la spilla. Ma ormai del caso di «averla è facile» 
parla non solo la città. Ha travalicato i confini cittadini per approdare a quelli nazionali, fino addirittura al Senato. Il senatore Pd, Achille Passoni, invita la Rinascente a ripensarci: «Le commesse hanno espresso chiaramente che le spille sessiste ledono la loro dignità. E' un'iniziativa squallida e volgare. Non si capisce cosa aspetti l'azienda a fare dietrofront. La giustificazione che le rimostranze sono pervenute solo da Firenze è una toppa peggiore del buco». Anche il segretario nazionale Cisl, Bonanni, ieri a Firenze, invita alla retromarcia. «Se l'azienda ci ripensa in fretta, si potrà parlare di brutta e sgradevole goliardata. Se continua, sarà evidente una motivazione precisa e provocatoria, assolutamente insopportabile». 

Il segretario toscano Gramolati, augurando buon lavoro al convegno sull'Italia di mezzo, ieri in corso, si augura di poter reinserire in quell'augurio anche tutte le persone per cui oggi non ha senso: chi si suicida perché il lavoro non ce l'ha, i giovani che non lo cercano per disperazione, «le donne, come le commesse della Rinascente, che vedono lesa la propria dignità da un modo improprio di usare il loro corpo». In città è un fiorire di proteste. 

Dopo la coordinatrice delle donne del Pd metropolitano, Maria Grazie Pugliese: «Le spille sono umilianti per le donne ancora una volta utilizzate come merce». Dopo la risposta tagliente di Ornella De Zordo e Francesca Conti, capogruppo in Palazzo Vecchio e consigliera Pari Opportunita di perUnaltra città: «Averlo non è facile: il rispetto per le donne»; dopo l'ironia amara delle donne di Snoq: «E' un momento di grande gioia per le donne che lavorano: gli stipendi crescono, in pensione possono andare prima dei cent'anni e finalmente la Rinascente rispetta il loro corpo»; dopo la protesta della presidente della commissione Pari Opportunità in Comune, Maria Federica Giuliani (Pd): «Non bastano più i cartelloni pubblicitari a doppio senso, arrivano le frasi sicuramente equivocabili della Rinascente», adesso si pronunzia anche l'assessore alle Pari Opportunità di Palazzo Vecchio, Cristina Giachi: «Se la responsabile milanese del marketing Rinascente si dichiara in buona fede, posso anche immaginare che non ci fosse la consapevolezza dell'ambiguità. Ma se le lavoratrici manifestano il disagio è obbligatorio prenderle in considerazione e cambiare la campagna pubblicitaria».

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