30 apr 2012

L'amore di cui canta (al telefono) il Cavalier cortese di Arcore

 Sia chiaro fin da principio: Marysthell Garçia Polanco ha ben poco di Eleonora d'Aquitania. E neppure Nicole Minetti e Barbara Faggioli possono essere avvicinate con facilità a Maria di Champagne e Giovanna d'Inghilterra. Eppure, a prestar l'orecchio alle intercettazioni telefoniche del nostro ex premier, Silvio Berlusconi, l'associazione con il grande poeta Chretien de Troyes (sic!) potrebbe non essere poi così lassa. 

Perché il nostro Cavaliere neo-poeta trobadorico (qualunquearrière-pensée non è autorizzato) come nessun altro fin dai tempi dell'amor cortese ha saputo declinare nelle più liriche varianti la parola "amore". 
Certo, dalla Provenza alla neo-barocca brianzola villa di Arcore il salto è ampio, eppur d'amor sempre si canta. Amore, con una, due "emme", nella variante linguistica tronco-laziale di "amo'", con accento iberico-sudamericano "amoreehhh", nella variante metaforica del "tesoro" a impreziosirne la cornice. 

"Amore" chiama l'ex primo ministro a più riprese la Polanco, e si spinge fino al galante "approfitto delle tue bellissime labbra dolci". "Amore come stai" esordisce lei al telefono, che poi duetta con lui sulla variante lirica "amore cattivone, cattivissimo". 
"Devo salvaguardarmi. Sono spaventata - dice Barbara Faggioli- L'infatuazione che ho avuto per lui in questi mesi è stata più paura di perderlo. Non mi sento ricambiata". Che se non è questo un grande classico da pudico rifiuto? 

Ancora Barbara Faggioli con la Minetti: "E mi fa male, mi fa male al cuore. E anche questo suo bene quanto durerà?". Quasi meglio di Bernard di Ventadorn. "Non è che quando gli va c'è e quando non gli va... A me fa anche un po' schifo..." aggiunge la Faggioli alla Minetti. Ermetica, forse nella variante del "trobar clus" («poetare chiuso») fatto di parole rare, strutture ritmiche e sintattiche complesse, degne del miglior Raimbaut d'Aurenga, anche se con licenze retoriche - "far schifo" - d'iperbole forse determinate dal troppo interesse rivolto all'amato bene. 

Berlusconi, oltre ché in veste di poeta, appare spesso anche in quella di menestrello (specie quando non ha al suo fianco il cantante preferito, Mariano Apicella) e intima ad una delle sue amate, la minorenne Ruby, spesso protagonista del verso anche nella variante Ruby Rubacuori: "Salvami, fai la pazza''. Sacrificio, e pene d'amore, angoscia ed esaltazione, tutto si regge, mentre si rincorrono echi, temi e tradizioni d'Aquitania. E dunque poi: ''Ti copro d'oro, ma non raccontare la verità'', sul genere dell'amor contrastato, da tenersi rigorosamente segreto. Ecco, quasi in rima, tutto torna, e si fa poesia. "Arisha ha preso nove fiorellini" alludendo forse al topos floreale (della rosa?), si lamenta Marysthell - ma, occorre rilevare che l'interpretazione è oggetto di disputa tra filologi e giuristi, con questi ultimi che propendono per una tesi più economico-quantitativa. 

Se non fosse per una certa corrente critica minoritaria, che evidenzia alcune cadute di stile - una per tutte: ''A Silvio abbiamo chiesto 5 milioni di euro e lui ha accettato", dice Ruby al fidanzato - la corte d'amore d'Arcore convince quasi unanimemente i filologi di più recente scuola (con detrattori per lo più di area riformista ed entusiasti di formazione più conservatrice). Venendo poi ad un giudizio sul massimo poeta del genere, il Cavaliere, seppur nel tratto stanco, trova il massimo dell'ispirazione nella Serena-ta rivolta all'amante che aspetta impazientemente la sera, per coronare il suo sogno d'amore: 
"Stasera siete in cinque, e la Madonna! 
Ma stasera mi fate un balletto o no?"
Un raffinato esempio di tipico anelito cortese. 
Di certo, è d'uopo concludere, che ben oltre i rilievi di certa critica fin troppo passatista, dalla celeberrima notte in questura a Milano - che ebbe per protagonista la "nipote di Mubarak" e la Minetti - ad Arcore e solo ad Arcore ha trovato nuova linfa la chanson à refrain: a partire dal ritornello che di questa ri-fioritura è cifra prima: 
"Bunga bunga, bunga bunga". Un'espressione, un'eco sincopata, che con il genere ha segnato un'epoca.

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