03 apr 2012

Il Quirinale denuncia la truffa online

SOCIETÀ PROPONEVA ABBONAMENTI-TRAPPOLA. UN AVVISO SPEDITO ANCHE A NAPOLITANO

Napolitano non è la prima vittima illustre. «Notifica» anche a Catricalà, allora presidente Antitrust

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Ansa)Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Ansa)
MILANO - Convinti di scaricare software gratuito, solo quando sono stati bersagliati da una raffica di richieste di pagamento decine di migliaia di italiani si sono resi conto loro malgrado di aver sottoscritto un abbonamento-trappola. Ora il sito www.italia-programmi.net è stato sequestrato per essere oscurato su richiesta della Procura di Milano che indaga per truffa, ma una di queste minacciose lettere sgrammaticate con paroloni quali «notifica, recupero crediti, avvocati, tribunali, spese...» lo scorso 6 febbraio non avrebbe potuto fare vittima più illustre e anche un po' curiosa: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La società titolare del sito, Estesa Limited, sede formale a Mahe, Seychelles, è da tempo nel mirino della rete e dell'Antitrust. Nonostante blog e associazioni di consumatori invitino a non pagare, c'è sempre qualcuno che per evitare rogne decide di mettere mano al portafogli, magari prendendosela con se stesso per non essersi accorto di ciò che ha sottoscritto. Invece il trucco c'è, e non è neppure facile accorgersene, secondo il pm Francesco Cajani, del pool guidato dall'aggiunto Alberto Nobili. Una volta finiti sul sito attraverso motori di ricerca come Google (gli autori del sistema hanno acquistato parole chiave su AdWords, la piattaforma pubblicitaria del gruppo), ci si convince di poter scaricare i programmi (tutti già gratuiti) solamente registrandosi con nome, cognome e indirizzo email. Questo, invece, equivale ad abbonarsi per due anni a 8 euro al mese, 96 euro anticipati all'inizio di ciascun anno. Almeno 25mila le vittime, secondo quanto risultava all'Antitrust qualche mese fa. Probabilmente sono molte di più.

Il Garante della concorrenza e del mercato si è occupato la prima volta della vicenda ad agosto 2011, quando ha imposto a Estesa Limited di modificare la pagina di apertura mettendo in chiaro che c'era da pagare. Le indagini della Squadra reati informatici - oltre 200 le denunce in Procura a Milano - hanno però accertato che la società ha escogitato «un meccanismo truffaldino ancora più sofisticato»: di giorno, «quando gli uffici dell'Antitrust sono aperti», sul sito si legge «Crea il tuo account a soli 8 euro», ma di notte, quando la maggioranza degli utenti naviga e scarica, sparisce il costo e la frase si accorcia a «Crea il tuo account». Per percepire che si tratta di un sito a pagamento, è necessario accedere alla homepage e cliccare su «Diventa socio ora», ma si tratta di «avvertimenti quasi invisibili all'occhio dell'utente», scrive il Gip Cristina Di Censo che ha disposto il sequestro preventivo del sito ordinando a tutti i provider italiani di oscurarlo.

Un mese fa l'Antitrust ha sanzionato per 1,5 milioni la società per pratiche commerciali scorrette trasmettendo il dossier alla Procura di Roma e segnalando che dietro Estesa probabilmente c'è Euro Content, la stessa società di diritto inglese che nel 2010 gestiva easy-dowload.net, sito che funzionava con lo stesso meccanismo degli 8 euro e che fu multato per 960 mila euro. Una volta «iscritti», la «articolata strategia truffaldina» prevede richieste di pagamento sempre più inesistenti e minacciose. Come una convocazione di fronte a un fantomatico «Tribunale regionale giudiziario» che dovrebbe «vincere la resistenza dei recalcitranti» e spingerli a pagare. Immaginate la sorpresa del Quirinale - dove probabilmente nessuno si è mai registrato di persona - quando si è visto notificare il sollecito di pagamento dei 96 euro più 8,5 per spese di recupero. Nella lettera indirizzata direttamente a Napolitano c'è tanto di causale (F681819) e Iban per il bonifico da inviare entro il 23 febbraio (CY300005001400001400154795201, che fa riferimento a una banca di Cipro). Napolitano, che tramite gli uffici del Quirinale ha denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, non è nemmeno la prima vittima illustre: nel 2011 lo stesso Antonio Catricalà, allora presidente dell'Antitrust, aveva dichiarato a «Striscia la Notizia», di aver ricevuto la notifica pur non avendo mai avuto accesso al sito.

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