05 apr 2012

I Ligresti e i 19 milioni ai revisori

Per sindaci e revisori contabili il lavoro certo non mancava dalle parti di FonSai. Con quel giro di denaro che, ogni anno, usciva (tanto) ed entrava (meno) nelle transazioni immobiliari e finanziarie tra la compagnia e la famiglia Ligresti, il compito di chi sorveglia i bilanci era indubbiamente complicato. Tanto da giustificare per i revisori esterni remunerazioni da primato. Basti vedere quanto ha incassato la Reconta Ernst&Young nel solo 2010 per il controllo su Fondiaria e le sue controllate. Per la sola Spa il compenso è stato di 1,8 milioni per le collegate altri 2,8 milioni per un totale di 4,6 milioni di euro. Per un anno, il 2010, in cui l'incarico è partito solo ad aprile. Nove mesi di lavoro tra le fatture: 4,6 milioni. Un episodio isolato? Affatto. Ernst&Young ha sostituito la Deloitte & Touche che ha ricevuto per certificare i bilanci del 2009 tra FonSai e la sua galassia poco più di 5 milioni. Si tenga conto che il 2009 e il 2010 sono anni di pesanti perdite per la compagnia che chiude in rosso per 928 milioni il 2010 e per 391 milioni il 2009. Perdita che sale a un miliardo nel 2011. Ebbene cosa vedono gli occhiuti revisori di Ernst & Young? Solo il fatto che c'è un richiamo sulla necessità di ricapitalizzare. Scoperta banale: chiunque guardava i conti in continuo deterioramento sapeva che occorrevano nuovi capitali. Tutto qui. Per il resto tutto filava liscio. E che dire di Deloitte che ha incassato oltre 5 milioni per mettere il timbro sui conti 2009? Nessun rilievo; tutto a posto, rassicura FonSai nella relazione di bilancio. Ma anche il 2008 è un anno munifico per i controllori dei conti del colosso assicurativo. Quell'anno Deloitte incassa la cifra record di 5,7 milioni. Più magro l'incasso del 2007 di Deloitte che si ferma a "soli" 3,6 milioni. Volete il totale? Tra il 2007 e il 2010 i revisori contabili della società assicurativa hanno percepito 19 milioni di euro. Con tutto quello che avveniva in quegli anni con flussi di cassa milionari in uscita dalla società a favore delle società a monte della famiglia Ligresti sembrerà anche poco. Peccato che i revisori non abbiano visto nulla.

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