19 apr 2012

Formigoni re delle Antille



 
Altamer Resort di Anguilla, sette stelle, uno dei più cari del mondo. Per tre anni consecutivi, qui il governatore andava in vacanza con gli imprenditori ciellini in affari con la Regione. Incluso Piero Daccò, che pagava i biglietti

(19 aprile 2012)
Le sue non erano certo "vacanze tristi e sfigate". Per il celeste governatore ad ogni Capodanno si aprivano le porte di uno scrigno prezioso, condiviso da divi come Brad Pitt o da potenti come il vicepresidente americano Al Gore. Sì, perché la villa dove Roberto Formigoni festeggiava l'anno nuovo è considerata "uno dei resort più costosi al mondo": una settimana in alta stagione viene oltre 45 mila euro. Stiamo parlando dell'Altamer Resort di Anguilla, isola delle Antille dalle spiagge immacolate, meta di oligarchi russi, emiri arabi e celebrità statunitensi che si contendono all'asta il privilegio di passare il Natale nelle tre ville dai nomi sofisticati. Ognuna ha cinque camere da letto, sette bagni, ascensore interno, sauna, palestra, piscina privata e arenile riservato: inclusi nel prezzo ci sono i servizi esclusivi di otto tra chef, maggiordomi e camerieri. Insomma, il meglio del meglio per sollazzare il governatore lombardo e i suoi amici per tre San Silvestro consecutivi: un'allegra comitiva di familiari e imprenditori ciellini perché a lui - come ha declamato in un'irata conferenza stampa - piacciono le vacanze di gruppo.

Quei soggiorni a sette stelle, rivelati su "l'Espresso" da Enrico Arosio due anni fa e mai smentiti, adesso entrano nelle indagini della procura di Milano. I biglietti per il volo del governatore e del fratello con partenza il 27 dicembre 2008 da Malpensa per Parigi - da dove poi decollare per le Antille - sono stati pagati da Piero Daccò, il gran consulente ciellino che ha incassato decine di milioni di euro per mediare tra i colossi della sanità privata e il Pirellone. Ma Formigoni & friends non si fermarono a Parigi: quella era solo una tappa verso i Caraibi. Quanto pubblicato da "l'Espresso" trova ora conferma negli atti d'inchiesta. Giancarlo Grenci, il custode dei conti svizzeri di Daccò, ha descritto ai magistrati i suoi rapporti con il numero uno delle Lombardia e con Antonio Simone, l'ex assessore ciellino ora arrestato: "So che Daccò e Simone ospitavano spesso sulle loro barche Roberto Formigoni. Tale circostanza mi è stata riferita da loro stessi. So che facevano le vacanze insieme, in particolare ricordo alcune vacanze a Saint Martin. Anche questo mi è stato riferito da Daccò". 

Saint Martin è l'aeroporto caraibico da cui poi si raggiunge Anguilla. Volendo, il resort scelto dal governatore mette a disposizione anche un elicottero per il trasferimento: alla Altamer nulla è impossibile, basta pagare. Ci sono campi da golf, centri benessere, maneggi. Lì ama nuotare Denzel Washington; lì è andata in scena la rottura del matrimonio tra Brad Pitt e Jennifer Aniston: il golfo turchese di Shoal Bay West è in cima ai consigli delle riviste più glamour del pianeta. Ma per tre anni una delle ville è stata occupata dalla comitiva Formigoni, con il numero uno della Lombardia che indossava sempre lo stesso bermuda rosa, unico segno di sobrietà in un'atmosfera altamente dispendiosa. Insomma, non erano certo vacanze né tristi, né da sfigato, espressioni usate dal governatore contro i cronisti del "Corriere della Sera" che hanno scritto dei biglietti aerei finanziati da Daccò. 

Il problema è uno solo: chi ha pagato? Il conto natalizio all'Altamer, incluso il 20 per cento di tasse locali, vini ed extra, in genere sfiora gli 80 mila euro a settimana, tanto da avere meritato già nel 2005 la vetta della classifica di "Forbes" sui resort più cari del mondo. E cifre simili non si saldano in contanti: se il governatore ha fornito la sua quota, non avrà problemi a scegliere la linea della trasparenza e dimostrarlo ai cittadini. Perché come Formigoni stesso ha detto: "Alla fine delle vacanze di gruppo immagino vi regoliate come me: si fanno i conti e ognuno paga la sua quota". 

Certo, per un uomo profondamente religioso che ha scelto di vivere secondo i dettami dei Memores Domini, la cerchia alta di Comunione e liberazione, la povertà dovrebbe essere un valore. E infatti non possiede nulla, né gli viene contestato di avere intascato un solo euro. Oltre ai soggiorni caraibici le cronache però descrivono crociere in Costa Smeralda su uno yacht da urlo e riposi agostani in una splendida villa sarda, entrambe del solito Daccò. Poche cose rispetto al patrimonio accumulato dal gran consulente, ora in cella con tre mandati di cattura per avere dirottato fondi neri dal San Raffaele e dalla Fondazione Maugeri: oltre 70 milioni di euro, in parte divisi con Antonio Simone. E quale fosse il vero mestiere di Daccò è stato spiegato con chiarezza dal suo fiduciario svizzero: "Risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti per enti che facevano fatica a ottenerli dalla Regione. Questa attività, più che su competenze specifiche, si fondava su relazioni personali e professionali che Daccò aveva in Regione".

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