19 apr 2012

Diamanti, castelli, bagni e scoiattoli la gara del grottesco nelle spese dei partiti

Le lauree tarocche e i diamanti della Lega, d' accordo, come del resto le ville settecentesche e gli spaghetti al caviale del tesoriere della Margherita Lusi. Sono rivelazioni estreme, terminali, letteralmente apocalittiche, nel senso che sollevano un velo sulla realtà e mettendo a nudo un andazzo, e ora la sua conclusione.

Ma più in generale è il momento di riconoscerlo: quanto pazzamente hanno speso e con quanta sciagurata ed eccentrica normalità hanno dissipato le risorse che essi stessi si erano assegnati, i partiti!

Non vale in questo alcuna distinzione di schieramento, forse solo i radicali in qualche modo si salvano. Ma se negli sperperi del centrodestra torna alla memoria la grottesca gara scatenatasi tra i coordinatori di via dell'Umiltà su chi si faceva ristrutturare e/o costruire dal niente la stanza da bagno più vasta e accessoriata, per diversi anni i partiti variamente raccolti nel centrosinistra avevano preso gusto ad affittare a caro prezzo suggestivi conventi e castelli e ville circondate da magnifici parchi. Una volta - era il 2005 - alla componente ulivista della Margherita parve naturale di ritrovarsi per un paio di giorni in una storica dimora di Traversetolo, vicino Parma, che fra le attrattive vantate nel depliant includeva la presenza di scoiattoli e di pavoni, addirittura, oltre che di un ristorante significativamente intitolato "Pantagruel".

Ecco. Vanità e ingordigia adesso presentano il conto, debitamente salato. Forse al momento non ci si 
faceva troppo caso, o forse era invalso un inconfessabile impulso a godersela finché durava - ma intanto durava: si tende a sottovalutare come in quel mondo le soddisfazioni materiali abbiano sostituito le passioni ideologiche, e fino a che punto le comodità del presente abbiano preso il posto dei sacrifici dell'antica militanza. Fatto sta in questi anni lo stile di vita dei partiti si era fatto decisamente più dolce e talvolta perfino incline alla baldoria nella sua accecata provvisorietà.

Basti pensare all'inaugurazione del loft del Pd, novembre 2007, allorché il tesoriere Agostini, agitando in cima a una scala una magnum di Ferrari, gioiosamente innaffiò fotografi e cameramen. Al netto dell'affitto, quanto erano costati quei lavori e quegli arredi così alla moda? Di sicuro dopo pochi mesi apparve chiaro che la sede era piccola e inadatta, e già nel maggio del 2008 l' esperienza di quel simbolico appartamento era dichiarata conclusa, addio loft.

Ma tutti i partiti più o meno si sono comportati allo stesso modo, senza che nessuno si facesse mai venire qualche dubbio. Ancora nel luglio scorso il nuovo partitino di Fini ha affittato una nuova sede a 200 metri da Montecitorio: tutta bianca, 12 stanze, e per l'occasione sui giornali è comparsa la foto del presidente della Camera che affettava una enorme torta quadrata con il logo di Fli in glassa e una miriade di chicchi di cioccolata.

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