01 apr 2012

Calearo, il primatista del peggio che potrebbe riscrivere «Cuore»


Dal Pd a «Popolo e territorio»: la storia esemplare dell'onorevole

Massimo Calearo alla Camera (Ansa)Massimo Calearo alla Camera (Ansa)
Nuovi primati italiani. Non riuscendo a far correre i neutrini più in fretta della luce, abbiamo virato sull'evasione: nel 2010 più di 20 milioni di contribuenti hanno dichiarato meno di 15 mila euro l'anno. Da un po' di tempo inseguiamo primati all'incontrario, ammissioni di irresponsabilità, vanterie catastrofiche. Se ci fosse ancora a disposizione un de Amicis, si potrebbe riscrivere Cuore, riadattando i racconti mensili al pedagogismo negativo che ci pervade.

Il «piccolo patriota padovano» (il ragazzo povero che rifiuta gli aiuti internazionali perché accompagnati da aspre critiche nei riguardi del popolo italiano) potrebbe trasformarsi nel «piccolo patriota vicentino».

Il nome del protagonista ce l'abbiamo: Massimo Calearo. È l'edificante racconto di un imprenditore che voleva darsi alla politica per complottare contro l'Italia. Come riferiscono le cronache, l'onorevole Calearo da alcuni mesi non frequenta più la Camera perché lo considera un lavoro usurante. Preferisce occuparsi degli affari di famiglia. Dimettersi? Solo un politico retrò potrebbe pensare a una soluzione sciocca come questa. «Con lo stipendio da parlamentare - spiega il patriota vicentino - pago il mutuo della casa che ho comprato, 12.000 euro al mese di mutuo. È una casa molto grande...». E poi c'è l'auto: «La mia Porsche ha una targa slovacca, l'ho comprata lì perché ho un'attività in quel Paese... È tutto perfettamente in regola. E poi in Slovacchia si possono scaricare tutte le spese per la vettura. In Italia no». Viva la Slovacchia, abbasso l'Italia! Qui, il nostro immaginario de Amicis saprebbe come far vibrare le corde più intime della commozione. Calearo era quell'imprenditore che nel 2008 scese in politica col Pd e finì a votare contro la sfiducia a Berlusconi insieme con Scilipoti, non prima di essere passato a far rifornimento all'Api di Rutelli e dichiararsi ora esponente di «Popolo e territorio». Si sa, il serpente che non può cambiare pelle muore.

Ecco una bella storia esemplare, per noi, disabituati al meglio, fortemente vocati a primeggiare nel peggio.

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