20 mar 2012

I bulgari specializzati nel biglietto da 200



Sono gli unici in grado di competere con i giuglianesi. In Spagna e Francia si usano stampanti al laser di ultima generazion. Limitati i danni all'economia, ma...
I bulgari specializzati nel biglietto da 200 
La metà della produzione clandestina europea, come detto, è coperta dai giuglianesi. Una percentuale che sale al 62 per cento con i falsari calabresi e pugliesi ("ma un napoletano nella banda c'è sempre", sottolinea il colonnello Gentile). I veri "competitor" del Napoli Group si trovano nelle campagne del sud della Bulgaria e nella periferia di Sofia. Qui l'antica tradizione di copiare i dollari con la stampa offset ha reso possibile riprodurre il bigliettone giallo da 200 euro in ottima qualità. È nella zona industriale di Varna sul mar Nero, che l'Europol e il Secret Service statunitense (il servizio segreto che si occupa della difesa del dollaro e dell'incolumità dei presidenti) scoprirono il 22 gennaio 2004 una delle prime stamperie al mondo capace di riprodurre la banconota nata appena due anni prima. Otto anni dopo i centri di produzione si sono spostati attorno alle città di Plovdiv e Haskovo, nel sud del paese. A giugno scorso l'ultima operazione della polizia bulgara ha smantellato un sito in questa zona, sequestrando 200 mila euro in pezzi da 500. Due esperti dell'Europol li hanno valutati "tra i migliori mai prodotti".

Francia e Spagna vengono subito dopo l'Italia nella classifica dei falsi prodotti, ma là usano nell'80 per cento dei casi le stampanti laser di ultima generazione, tecnologia che ha aperto il mercato del falso anche a esperti di informatica e di computer grafica. In Italia invece la quota delle stampe digitali è al 10 per cento (ma in crescita).

E poi ci sono le nazioni "emergenti". La Polonia, dove poche settimane fa è stato sequestrato in un appartamento a Varsavia un milione di euro che doveva essere utilizzato per truffare i tifosi di calcio durante i prossimi Europei, e la Bosnia, dove a controllare il mercato è un gruppo di falsari di Banka Luka. Turchia, Romania, Albania non producono, ma agiscono da distributori, facendo la spola per approvvigionarsi tra Napoli e Sofia. I più efficienti spacciatori d'Europa però sono i criminali lituani, che hanno avuto l'idea di smerciare le banconote taroccate usando la ben collaudata rete di pusher sul territorio.

I danni al sistema economico. Il ministro dell'Interno bulgaro Tsvetan Tsvetanov la dice chiara. "La contraffazione - ha dichiarato il 3 giugno scorso - sta diventando preoccupante per la sicurezza finanziaria dell'euro perché i falsi inondano il mercato e perché le condanne per i falsari non sono abbastanza severe". A Francoforte invece i dirigenti della Bce ostentano tranquillità, perché il volume del sequestrato nel 2011 si è ridotto del 19,3 per cento rispetto al 2010 e le 606 mila banconote ritirate (215 mila solo in Italia, un controvalore di una decina di milioni di euro) su un totale di 14,4 miliardi di pezzi del circolante genuino danno una percentuale di falsificazione bassa, lo 0,00043 per cento.

"Eviterei ogni inutile allarme - ci tiene a dire il colonnello Gentili - abbiamo diverse strutture che sorvegliano l'integrità dell' euro, tra cui l'Europol, l' Olaf a Bruxelles, la Banca d'Italia, la finanza e noi carabinieri. Con un po' di accortezza, facendo un piccolo sforzo per conoscere meglio come sono fatte le banconote genuine, i cittadini possono evitare di essere frodati". Anche per questo le rotte del falso fuori dall'Europa portano, passando attraverso la Spagna, in quei paesi che hanno una moneta debole e una scarsa conoscenza degli euro. Medio Oriente, Africa del Nord, Est Europa soprattutto. In Africa ci sono banche che nemmeno riconoscono quelli finti e li cambiano con la valuta locale. E i cinesi cosa fanno? I maestri della contraffazione mondiale per ora si sono tenuti ai margini. "Ma di recente - raccontano all'Europol - abbiamo scoperto che gli ologrammi usati dai falsari bulgari per le banconote da 200 euro erano stati fatti da alcuni criminali cinesi. Se anche loro si mettono a stampare, sarà un problema per tutti".

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