17 gen 2012

Rispondere alle mail dopo il lavoro? In Brasile è fare gli «straordinari»


 
I messaggi di posta elettronica sono «ordini diretti al dipendente»

MILANO - Ore 20, uscita dall'ufficio; recarsi a casa e scoprire sulla casella di posta del proprio smartphone aziendale una mail arrivata dal principale (che urge risposta), non ha prezzo. Anzi, sì. Un prezzo ce l'ha. In Brasile, i dipendenti che rispondono alle e-mail sul proprio cellulare aziendale dopo l'orario di lavoro dovranno infatti essere remunerati con una retribuzione aggiuntiva in busta paga. E' quanto prevede una nuova legge emanata dalla presidente Dilma Rousseff.

«ORDINI AL DIPENDENTE» - L'iniziativa brasiliana vuole essere una risposta alla trasformazione che sta attraversando l'uso dello smartphone aziendale e l'eccesso di connettività. Di fatto, da status symbol si è trasformato in una vera e propria «trappola» che spesso comporta il dovere di essere disponibili 24 ore su 24, sette giorni su sette. Per alcuni, una benedizione, per altri una maledizione. La legge approvata a dicembre decreta che i messaggi di posta elettronica aziendali per i lavoratori brasiliani equivalgono a «ordini impartiti direttamente al dipendente». In altre parole: i lavoratori che rispondono a tali ordini, ovverosia alle e-mail dopo l'orario di lavoro, hanno perciò diritto di chiedere la retribuzione degli straordinari, riferisce il quotidiano Folha de Sao Paulo.

AREA PROTETTA - La nuova normativa adottata dal Paese sudamericano - che conta 195 milioni di abitanti e circa 236 milioni di linee telefoniche mobili attive - potrebbe costituire un precedente importante. Alcune aziende oltreoceano hanno già reagito. Tra queste il colosso Volkswagen. Il server della casa automobilistica tedesca smetterà infatti di inoltrare le mail 30 minuti dopo la fine dell'orario di lavoro del dipendente per riprendere a trasmetterle mezz'ora prima dell'inizio della nuova giornata. L'accordo, firmato a fine anno, riguarda i mille dipendenti Volkswagen dotati del Blackberry aziendale, ma non i top manager e altri il cui contratto non è coperto dal patto sindacale. L'azienda tecnologica francese Atos, invece, ha comunicato di voler interrompere l'invio di e-mail aziendali ai propri lavoratori a partire dal 2013. Iniziative simili sono state prese anche da Deutsche Telekom e Henkel.

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