09 gen 2012

Partito in subbuglio su Monti: basta con le battute


L'ironia sul suo slogan irrita Berlusconi: ma per adesso non si stacca la spina Napoli: credibilità del premier legata a noi

Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi
ROMA - «Ha poco da far battute, Monti...». L'aria che tira nel Pdl non è delle migliori per il presidente del Consiglio. Accolto freddamente fin dal suo insediamento a palazzo Chigi, attaccato esplicitamente o a mezza bocca per una manovra considerata pesantissima, recessiva, sbagliata anche se inevitabile, il capo del governo decisamente non è entrato nei cuori degli esponenti del primo partito della maggioranza. 
Nel silenzio di Silvio Berlusconi, che si è goduto le vacanze tra la Sardegna e la Costa Azzurra e che ha ridotto al minimo, quasi a zero, i contatti con i suoi per ricaricare le batterie prima di tornare sulla scena, durante la pausa delle festività natalizie il governo è stato oggetto di pesanti attacchi da parte del centrodestra sulle materie più disparate.
Durissima è stata la reazione al blitz anti-evasione di Capodanno a Cortina dell'Agenzia per le Entrate. Furibonda l'arrabbiatura per la possibile decisione di diminuire drasticamente il contributo per i permessi di soggiorno che era stato deciso sotto il governo Berlusconi. Minaccioso è stato l'avvertimento sulle liberalizzazioni: non ci si azzardi a toccare questa o quella categoria senza prima aver concordato con noi e con loro le misure.


In questo quadro, alla vigilia di riunioni di vertice del partito per decidere la linea che si terranno da domani, quando anche il segretario del Pdl Angelino Alfano tornerà in campo dopo le ferie, è arrivata a rendere il clima più cupo la «battuta» di Monti sulle «mani in tasca». Quel suo riferimento ironico allo slogan tanto amato da Berlusconi, usato dal premier per attaccare gli evasori fiscali che il Pdl sembrava voler difendere giudicando «da Stato di polizia» il blitz di Cortina, ha mandato su tutte le furie peones e big del partito. «Ma come si permette Monti di irridere la forza politica più importante che lo sostiene in Parlamento? Quali risultati ha ottenuto dopo una manovra pesantissima come quella messa in atto per potersi permettere certi toni?», è lo sfogo che riservatamente tutti nel Pdl si concedono in queste ore. E che ieri si è tradotto in una controffensiva concreta: «Monti - dice fuori dai denti Fabrizio Cicchitto - dia risposte sul comportamento delle banche, su quello che sta succedendo in Unicredit, sul mancato accesso al credito per le imprese, che sono le cose che contano, ed eviti polemiche che non servono a nessuno».
Ma non solo sulle banche si prevede che il Pdl darà battaglia nei prossimi giorni. Per marcare una posizione che rischia di essere poco comprensibile ai propri elettori - quella di chi sostiene il governo ma si dissocia dalle sue decisioni - l'obiettivo è di ottenere risultati concreti ponendo paletti ben precisi sulle liberalizzazioni. C'è chi sostiene che debbano essere «salvati» i tassisti, chi vuole andarci piano con le professioni, chi insiste che si deve «andare a fondo» ma toccando «i grandi interessi». Comunque finisca, l'intenzione è di mostrare alla platea dei propri sostenitori che il Pdl c'è, che partecipa alle decisioni, che impedisce quelle «sbagliate», che insomma non si muove solo a rimorchio del governo.


Una via stretta, se è vero che Silvio Berlusconi - in accordo con il vertice del partito - non ritiene che al momento sia possibile alcuna mossa che non preveda il sostegno al governo: staccare la spina «è impossibile ora», dicono nel Pdl. Purché il premier capisca quello che con toni soft gli manda a dire Osvaldo Napoli: «La credibilità di Monti non è legata soltanto alla sua persona, sicuramente prestigiosa, ma dipende in larga misura dal sostegno che saprà suscitare nel Pdl, cioè il più grande partito presente oggi in Parlamento». 

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