05 dic 2011

Casta, vitalizi intoccati



I comuni mortali dovranno lavorare 42 anni per andare in pensione. Ai parlamentari, invece, continuano a bastarne cinque. E con almeno due legislature alle spalle, inizieranno a incassare già a 60 anni: cioè sei anni prima di noi

(05 dicembre 2011)
Le pensioni vengono riformate, ma per Lorsignori c'è sempre un occhio di riguardo. A partire dal 2012, cioè tra meno di un mese, nonostante le lacrime del ministro Fornero un comune cittadino per riscuotere l'assegno dovrà raggiungere almeno 42 anni di contribuzione. Quasi una vita di lavoro.

A deputati e senatori, dopo la 'riforma' annunciata la scorsa settimana dai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, alla faccia dell'equità sbandierata dal governo, continueranno inveca a bastare 5 miseri anni, la durata di una legislatura. 

Certo, non riscuoteranno un vitalizio ricco come oggi, avranno anche loro il sistema contributivo, ma Lorsignori non potranno certo lamentarsi. Soprattutto perché, e questa è la secondo disparità che spunta confrontando il loro trattamento con quello riservato dal governo dei tecnici ai comuni mortali all'insegna dell''equità', non avranno troppi fastidi per il limite d'età fissato per riscuotere l'assegno. 

Se infatti alla totalità dei cittadini, sempre dal primo gennaio 2012, per riscuotere sarà necessario raggiungere il requisito dei 66 anni, non un giorno di meno, alle eccellenze parlamentari basterà tagliare il traguardo dei 65 anni. 

Ma, attenzione, solo se si avrà la sfortuna di avere collezionato una sola legislatura. Con due, infatti, le cose andranno decisamente meglio: si potrà riscuotere la pensione addirittura a 60 anni, cioè ben sei anni prima degli altri. Naturalmente, sempre in nome dell'equità e della giustizia sociale.

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