22 nov 2011

IL RAPPORTO 2012: «DOING BUSINESS IN A MORE TRANSPARENT WORLD» Fare affari in Marocco, meglio che in Italia


Riforme al palo: il nostro paese 87esimo nel ranking mondiale. Sistema fiscale e tutela legale le zavorre

MILANO - Il governo Monti, nel difficile cammino per uscire dalla crisi e ristabilire «fiducia e stabilità» sui mercati, non potrà prescindere da misure che rendano più competitivo il nostro Paese. Mongolia, Zambia, Albania, Marocco hanno più attrattiva dell'Italia per chi deve avviare un'impresa. L'impietosa pagella della Banca Mondiale, che ha recentemente pubblicato il rapporto 2012 «Doing Business in a more transparent world» - che valuta la cornice normativa entro cui si muovono le imprese - ci vede all'87esimo posto su 183 Stati, in discesa rispetto alle precedenti edizioni (l'anno scorso l'Italia era all'83esimo posto).

La burocrazia zavorra l'economia italiana                

I PARAMETRI - I dati del Rapporto coprono la regolamentazione in materia economica da giugno 2010 a maggio 2011 e danno una valutazione della competitività in base a dieci parametri standard che condizionano l'insediamento e lo sviluppo di un business nei paesi presi in esame. In pratica, la Banca mondiale valuta tempi, costi e burocrazia necessari per avviare un'impresa, accedere al credito, ottenere un allacciamento elettrico o i permessi per costruire, pagare le imposte, stabilire chi ha ragione o torto in una causa commerciale.

LA CLASSIFICA - Dalla valutazione complessiva emerge cheil paese in cui risulta più facile e trasparente investire è Singapore, seguito da Hong Kong, Cina, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Danimarca. Per restare in Europa, il Regno Unito si piazza al settimo posto, la Germania al 19esimo, la Francia al 29esimo. L'italia, appunto, all'87esimo. Peggio di noi, nel Vecchio Continente, solo la Grecia, in posizione numero cento. Non vengono prese in considerazione norme su sicurezza, criminalità, corruzione: basta mettere a confronto i tre anni necessari per portare a termine una causa commerciale in Italia contro i 330 della Francia e i 390 della Germania (e i 518 della media Ocse). In Germania, a due settimane dalla firma del contratto si ha l'allacciamento alla corrente elettrica; in Italia e in Irlanda ci vogliono sei mesi. Spedizioni di merci via mare richiedono tempi più lunghi in Italia e Grecia (20 giorni per entrambe) o in Portogallo (16 giorni) che negli altri paesi dell'Unione (7 in Irlanda, Regno Unito e Germania). L'aliquota fiscale totale sui profitti delle imprese nostrane è pari al 68,5 per cento, contro il 26% dell'Irlanda, il 37% della Gran Bretagna, il 43% del Portogallo. Servono 280 ore l'anno per pagare le tasse e compilare la dichiarazione dei redditi; se la cavano con 76 ore in Irlanda, 132 in Francia, 197 in Spagna.

LE RIFORME - Chiude la classifica un lungo elenco di paesi africani, ultimo dei quali è il Ciad. Stella del Rapporto è invece il Marocco, risalito nella classifica di quest'anno più di tutte le altre economie: è migliorato di 21 posizioni - dal 115esimo al 94esimo posto grazie, soprattutto, alle semplificazioni nel settore edilizio, dove una serie di riforme hanno alleggerito il carico amministrativo e gli adempimenti fiscali. Sono 125 su 183 i paesi che hanno rinnovato e migliorato la propria normativa in tutti o in parte dei settori presi in esame, conclude il rapporto. In Italia gli interventi di semplificazione - insufficienti, secondo la banca Mondiale - hanno riguardato procedure di ristrutturazione del debito in alternativa a procedure concorsuali, l'estensione dei diritti dei creditori garantiti durante la procedura di insolvenza, la possibilità di aprire un file online per registrare l'avvio di un'attività commerciale. Sistema fiscale e tutela legale restano le vere zavorre del Paese.

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