07 ott 2011

Jobs, il padre del software libero "Contento che se ne sia andato"

Jobs, il padre del software libero
"Contento che se ne sia andato"

Dichiarazione polemica di Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation."Tutti ci meritiamo la fine della sua influenza maligna sul computing". E continua: "Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele"

"SONO CONTENTO che Steve Jobs se ne sia andato. È la fine della sua influenza maligna sul mondo del software". Nemmeno la morte affievolisce l'antico odio di Richard Stallman per il fondatore della Apple. Lui, l'hacker hippie, padre del software libero e presidente di Free Software Foundation, si rallegra della notizia e continua ad attaccare Apple, con una nota sul proprio sito. 

"Steve Jobs, il pioniere del computer inteso come prigione resa cool, progettato per separare gli stolti dalla propria libertà, è morto", scrive. Continua ancora più avvelenato: "Come il sindaco di Chicago, Harold Washington, disse del corrotto precedente sindaco Daley, non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato". 

Jobs nemico del computing e quindi dell'umanità alla stregua di Bill Gates, fondatore di Microsoft, sempre secondo Stallman. "Nessuno merita di dover morire, né Jobs, né Mr. Bill, nemmeno le persone colpevoli di mali peggiori dei l
oro. Ma tutti ci meritiamo la fine dell'influenza maligna di Jobs sul computing. Purtroppo, quell'influenza continua nonostante la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel proseguirne l'eredità, siano meno efficaci", termina la nota. 

Tanta acrimonia non deve stupire. Stallman è noto sia per l'ostinata coerenza ai suoi ideali sia anche per l'assenza di diplomazia. È manicheo: "Noi siamo il bene, loro sono il male". E "loro" sono tutti quelli che sostengono 
software non totalmente aperto. Non modificabile e non utilizzabile liberamente dagli utenti. Ma ultimamente è stata proprio Apple il principale bersaglio delle invettive di Stallman. Aveva definito Apple "il male supremo", peggio di Facebook, Microsoft e Adobe. Era arrivato ad accusarla di avere nei propri computer una "backdoor" (porta segreta) attraverso cui controllare il software degli utenti a distanza. 

Aveva poi ritrattato quest'accusa, ribadendo però che Apple era "l'impero del male". Non solo perché fautrice di software chiuso (come Microsoft, per altro), ma anche perché a capo di un ecosistema che lascia ancor meno libertà agli utenti rispetto a Windows. Stallman ce l'ha in particolare con l'iPhone e l'iPad (che chiama "iBad"), dove Apple mantiene un controllo dall'alto sui software installabili dall'utente. 

Di qui l'idea di "prigione cool" secondo Stallman: prodotti che con la loro estetica accattivante nascondono il fatto di imprigionare l'utente. "Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele", aveva detto in una precedente intervista. 

Ci vuole poco per finire nel mirino di Stallman: non scampa nemmeno Google, che pure ha i concetti di apertura e libertà digitale nella propria missione aziendale. Google e tutte le aziende del cloud computing sono colpevoli: è da "stupidi", dice Stallman, affidarsi i propri dati e identità digitale a servizi cloud. Gestiti e controllati da altri. Un pensiero radicale che non risparmia i nemici nemmeno dopo la morte.
 

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