30 ago 2011

TRE ORE PER PERCORRERE 16 CHILOMETRI INVASI ANCHE DA YACHT E ELICOTTERI I vicini prigionieri delle auto La maledizione di Saint-Tropez Code continue, il paese confinante protesta: liberateci



Kate  Moss a Saint-Tropez (Olycom)
Kate Moss a Saint-Tropez (Olycom)
PARIGI - I sedici chilometri di strada lungo la costa sono senz'altro panoramici, ma dopo 120 minuti inscatolati in macchina ci si stanca anche del mare del Golfo di Saint-Tropez: e gli abitanti di Sainte-Maxime, il paese all'estremo opposto della baia, si sentono prigionieri. D'estate ci vogliono anche tre ore per percorrere il breve tratto della strada statale che, oltre all'infernale mondanità di Saint-Tropez, permette di raggiungere altre non trascurabili conquiste della civiltà, come l'ospedale e il pronto soccorso. «Quanti di noi sono stati presi dall'angoscia di restare bloccati nel traffico quando avevamo bisogno di cure?», chiede Vincent Morisse. Il sindaco di Sainte-Maxime, sabato scorso, ha partecipato assieme a centinaia di concittadini alla manifestazione contro gli ingorghi che strangolano il Golfo.

«Negli ultimi trent'anni le auto sono aumentate di dieci volte, ma la strada è sempre la stessa - protesta Jean-Pierre Duprilot dell'associazione Site Sainte-Maxime -, senza contare che la popolazione di Sainte-Maxime è quasi raddoppiata, da 7.000 a 12 mila abitanti. Per tutto l'anno siamo costretti a convivere con code insopportabili, soprattutto il giovedì e il venerdì, e per prendere l'autostrada per Tolone dobbiamo fare 40 chilometri in più, cosa che anche dal punto di vista ambientale è aberrante». Sabato i cittadini esasperati si sono messi in mezzo alla strada con gli striscioni, ma non sono stati loro a bloccare la circolazione: le macchine erano - come al solito - già ferme.

Dagli anni Sessanta si accumulano i progetti per liberare Sainte-Maxime dalla prigionia, ma niente di concreto è stato fatto e le autorità locali ora devono ricominciare da capo, dalla fase degli studi di fattibilità. L'obiettivo è costruire una nuova strada e creare un servizio pubblico di battelli (Saint-Tropez è a 15 minuti di barca) per chi preferisce non sobbarcarsi le spese di uno yacht (quello di Rihanna, quest'estate, è costato 200 mila euro per una settimana).

A parte Karl Lagerfeld che gira in Bentley scoperta, le celebrità affezionate all'ex villaggio di pescatori evitano gli ingorghi e usano ormai da qualche anno l'elicottero, solo che qui sono gli abitanti di Saint-Tropez a protestare sotto la guida di Jean-Claude Molho, presidente dell'associazione Halte Helico: «Volano troppo bassi e provocano un rumore insopportabile, centinaia di atterraggi al giorno ci impediscono di sentire quel che diciamo mentre siamo a tavola, la siesta è impossibile e i bambini diventano nervosi. Quest'anno il traffico degli elicotteri è aumentato del 25%, bisogna costruire subito una piattaforma in mare». Solo che poi crescerebbe il viavai di imbarcazioni verso il porticciolo: tra battelli, vaporetti, motoscafi e gommoni già adesso all'ora di punta (verso le 18 prima dell'aperitivo da Sénéquier) il mare schiuma di troppe manovre rabbiose.

Il mito di Saint-Tropez è saldo - come testimonia l'accordo tra il Comune e Louis Vuitton per l'utilizzo del nome sulle borse - ma raggiungerlo è sempre più difficile, per terra, cielo e mare. Una volta arrivati, si ha in premio il paradosso di un luogo che cominciò a essere apprezzato negli anni Cinquanta per i tramonti tranquilli e le partite di petanque in Place des Lices, e oggi è frequentato da Kate Moss, Paris Hilton, Hugh Jackman, Snoop Dogg, dai dj Bernard Guetta e Bob Sinclar, Madonna, da molti miliardari russi e moltissimi gitanti della domenica - magari arrivati dopo ore di coda in auto - curiosi di sbirciare gli eccessi dei ricchi.

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