25 ago 2011

SCOPERTI 30 CADAVERI DI LEALISTI «GIUSTIZIATI» I ribelli: «Gheddafi è circondato» Si spara davanti agli hotel di Tripoli

Il Rais si troverebbe nella capitale: «È in una buca» 

Scontri davanti agli hotel Rixos e Corinthia

L'immagine di Gheddafi calpestata. Il Rais non si trova (Photomasi)
L'immagine di Gheddafi calpestata. Il Rais non si trova (Photomasi)
MILANO - Prosegue la caccia a Muammar Gheddafi e ai suoi figli. I ribelli hanno fatto sapere di essere vicinissimi al Raìs. Gli insorti sostengono di aver circondato un complesso residenziale nella parte centro-sud di Tripoli, non lontano dall'ex roccaforte di Bab al-Aziziyah, all'interno del quale presumono sia nascosto il leader libico Muammar Gheddafi con i suoi figli, scortati da un gruppo di militari a loro fedeli. Secondo quanto riporta Sky News, sul quartiere di Abu Salim sarebbe in corso un bombardamento Nato. La struttura si trova non lontano dal compound. «Loro sono assieme, in una piccola buca», ha detto Muhammad Gomaa, uno degli insorti coinvolti negli scontri. «Sono tutti insieme là dentro - ha detto - la faremo finita. Oggi finiremo il lavoro». A dare manforte arriva anche la Nato: l'alleanza militare sta fornendo, oltre all'aviazione, anche assistenza per l'intelligence e la ricognizione, secondo quanto riferisce Liam Fox, ministro della Difesa britannico. Intanto la stampa francese e britannica parla di presenza di forze speciali sul territorio libico. In Libia però si continua a sparare: giovedì violenti scontri a Sirte, mentre nella capitale, dopo una mattinata calma, si sono uditi violenti scontri a fuoco davanti aglihotel Rixos e Corinthia, dove ci sono i giornalisti stranieri. «Ci sono pes
anti sparatorie proprio davanti ai gradini di ingresso dell'hotel Corinthia, battaglia per strada e fuoco cecchini. L'albergo è sotto attacco», ha comunicato un giornalista della France Presse. Gli scontri a fuoco davanti all'hotel sono durati circa 45 minuti. Dopo aspri combattimenti con le forze fedeli al colonnello Gheddafi, gli insorti libici hanno preso anche il controllo dell'intero aeroporto di Tripoli e sequestrato veicoli militari e mitragliatrici. A Milano, Silvio Berlusconi incontra Muhamad Jibril, presidente del Consiglio nazionale transitorio libico, il quale ha confermato che il Consiglio nazionale transitorio ha spostato il proprio quartiere generale da Bengasi a Tripoli. Per gestire subito l'emergenza, la Libia otterrà dall'Italia 350 milioni di euro da fondi di stato libici «scongelati» dalle banche italiane.

CIRCONDATO - Il quartiere in cui si troverebbe il Colonnello sarebbe quello di Abu Salim: uno dei due, insieme al vicino al-Hadhba al-Khadra, nei quali ne è stata segnalata la presenza in questi giorni, seppure finora senza risultati. Un altro esponente degli insorti, Anis Sharif della«Brigata dei Martiti di Tripoli», ha comunque annunciato che in giornata sarà lanciata un'offensiva «decisiva» su Abu Salim. «Disponiamo di informazioni precise a proposito di dove si trovano i resti del regime, e di dove tengono le armi», ha dichiarato a al-Araiya, emittente satellitare di Dubai. Non è la prima volta che i ribelli si trovano vicini all'ex Rais. Muammar Gheddafi sarebbe sfuggito mercoledì per un pelo alla cattura: lo sostiene il sito Internet della rivista francese Paris Match, citando «informazioni confidenziali» dei propri inviati, ottenute da «cellule» di servizi segreti arabi. «Verso le 10 del mattino - scrive Paris Match - i servizi hanno ottenuto un'informazione da una fonte fidata, che ha consentito di localizzare un nascondiglio: una casa della massima discrezione, senza ostentazioni né confort, situata nel cuore di Tripoli. Gheddafi vi ha trascorso almeno una notte». «Il fuggiasco - continua il resoconto - era però già scomparso quando un commando speciale libico ha fatto irruzione nella casa. Sono state trovate prove del passaggio dell'ex dittatore libico». Scovare Gheddafi e i suoi figli sembra essere in queste ore la principale preoccupazione dei ribelli: «Continuiamo a frugare dappertutto per trovarli», ha commentato Mustafa, un giovane ribelle di 23 anni. Il portavoce di Muammar Gheddafi ha affermato che il colonnello «si trova in Libia e guida la battaglia contro i ribelli». Lo riferisce Al Jazeera citando l'agenzia Associated Press.

Spari davanti all'hotel Corinthia
GLI SCONTRI - Proseguono i combattimenti in tutta la Libia. La Bbc parla di violenti combattimenti a un centinaio di chilometri da Sirte, la città natale di Gheddafi: dopo il lancio di alcuni razzi dalla zona degli scontri tra lealisti del colonnello e ribelli si vedono levarsi colonne di fumo. Anche Sebha, ultima roccaforte di Muammar Gheddafi, abitata dalla sua tribù, subisce l'avanzata degli insorti, che ne hanno conquistato molti quartieri. I mercenari che Gheddafi ha stanziato in gran numero nella città sarebbero fuggiti, mentre gruppi di soldati lealisti continuano a combattere e controllano ancora la locale base aerea. La situazione umanitaria sarebbe grave, con lunghi black-out elettrici e nella fornitura dell'acqua. Dopo che domenica gli insorti sono entrati a Tripoli, in molti hanno ipotizzato che Gheddafi sarebbe fuggito proprio a Sebha. Nella capitale, invece, dopo una mattinata relativamente calma, è scoppiato un violento scontro a fuoco nei pressi dell'hotel Rixos di Tripoli, da dove ieri sono stati liberati 35 giornalisti stranieri. «Posso sentire scontri a fuoco», ha detto il corrispondente di Sky news. L'albergo si trova a meno di un chilometro di distanza dalla residenza-bunker del Rais, conquistata martedì scorso dai ribelli, ma dove si è continuato a combattere fino a mercoledì. Secondo fonti dei ribelli, le forze pro-Gheddafi sono ormai concentrate nei quartieri di Abu Salim e Hatba Charkia. La maggior parte delle truppe, dotate di armi pesanti, si trovano nel primo quartiere, mentre nel secondo si nascondono i cecchini. Proseguono anche le attività in volo della Nato. A riferirlo è sempre il ministro della Difesa di Londra: «La Nato - ha detto Fox - ha intensificato la propria attività la notte scorsa, anche con alcuni jet veloci britannici, perché ci sono delle aree in cui le forze del regime resistono e hanno ancora scorte di armi». Liam Fox, però, non si sbilancia riguardo alle tempistiche: «La Nato potrebbe aver bisogno di tempo: è probabile che ci saranno dei giorni difficili prima che la popolazione libica venga liberata completamente da Gheddafi».

ESECUZIONI SOMMARIE - I corpi di oltre 30 uomini, con ogni probabilità soldati lealisti di Gheddafi, sono stati rinvenuti, crivellati da colpi d'arma da fuoco, principalmente in un accampamento militare nel centro di Tripoli, in una delle aree dove negli ultimi giorni si sono concentrati gli scontri. Almeno due erano ammanettati e questo potrebbe significare che gli uomini sono stati «giustiziati». Cinque cadaveri sono stati ritrovati in un vicino ospedale da campo. Uno di loro era legato a una barella in un'ambulanza, con l'ago di una flebo ancora attaccato al braccio. Alcuni dei cadaveri indossavano uniformi militari, ma altri erano in abiti civili A indicare che si trattava di soldati fedeli al rais è il fatto che nell'accampamento c'erano le bandiere verdi del regime e immagini del colonnello. Alcuni dei morti erano uomini di colore, e potrebbe dunque trattarsi di mercenari.

TRUPPE SPECIALI - Il ministro della Difesa britannico Liam Fox non ha voluto commentare un articolo del giornale Daily Telegraph secondo cui forze speciali britanniche sarebbero in territorio libico per aiutare i ribelli a catturare il Rais. Fox ha detto che le operazioni Nato continueranno fino all'eliminazione delle sacche di resistenza e questo processo potrebbe richiedere ancora del tempo. Anche la France Press parla di presenza di francesi e britannici in abiti civili al fianco da settimane dei ribelli libici sul fronte orientale del Paese. Lo ha constatato un giornalista della agenzia di stampa francese. Gli stranieri sarebbero accampati in una raffineria a Zuwaytinah, centro di comando dei ribelli per il fronte orientale, situato a circa 150 chilometri a sud-ovest di Bengasi.

EMERGENZA SANITARIA - Cresce l'emergenza sanitaria in Libia. All'ospedale di Tripoli mancano materiale chirurgico, farmaci anestetici e presidi diagnostici, mentre in molti casi i morti continuano a restare sulle strade aumentando il rischio di epidemie. Torna a fare il punto della situazione il presidente di Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia). Fonti mediche della capitale libica riferiscono che ieri solo «presso l'ospedale centrale di Tripoli sono stati eseguiti 15 interventi chirurgici per ferite d'arma da fuoco, traumi e fratture». Nelle strutture sanitarie si moltiplicano le persone bisognose di cure e operazioni, «ma manca materiale chirurgico e materiale radiologico per poter eseguire radiografie e completare le diagnosi». Non solo: «Ci sono ancora numerose vittime per le strade, e se i cadaveri non vengono rimossi e sepolti al più presto si rischia l'inizio di epidemie».

APPELLO AL SUDAFRICA - Fox ha esortato il Sudafrica a dare il suo via libera alla proposta dell'Onu di sbloccare gli asset libici, per un valore di 1,5 miliardi di dollari, necessari per l'assistenza umanitaria e per sostenere il Cnt. Il Sudafrica ha bloccato la proposta dell'Onu per diverse settimane, contrario a sostenere il governo dei ribelli: «Il Sudafrica ha paura di prendere una posizione. È chiara la posizione dei libici e penso che il governo sudafricano dovrebbe tenerne conto», ha detto Fox alla radio Bbc. Gli Stati Uniti hanno chiesto mercoledì al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di rendere disponibili gli asset libici il prima possibile. La risoluzione non è stata votata ma i diplomatici hanno fatto sapere che il Consiglio di sicurezza potrebbe prendere una decisione tra giovedì e venerdì.

L'UNESCO - Si fa sentire anche l'Unesco, che ha lanciato un appello alla Libia perché protegga dai saccheggi «il suo patrimonio culturale dal valore inestimabile» e ha invitato il mercato internazionale dell'arte e degli oggetti antichi a «diffidare degli oggetti provenienti dalla Libia, vista la situazione attuale» perché potrebbero essere rubati. In una nota diffusa giovedì il direttore generale dell'agenzia Onu, Irina Bokova, ha riferito di aver contattato le autorità libiche a questo proposito. In Libia si trovano cinque siti considerati patrimonio dell'umanità: le rovine delle tre città romane di Cirene, Leptis Magna e Sabratha, la città antica di Ghadamès e le pitture rupestri di Tadrart Acacus.

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