27/mar/2009

Wall street di Oliver STone

Nuova iniziativa editoriale del Sole 24 Ore, da sabato 28 marzo il dvd Wall Street sarà in vendita a 9,90 euro oltre al prezzo del quotidiano.
Un film di un'attualità sconcertante, un'opera che a distanza di più di vent'anni denuncia i temi e i problemi che hanno portato alla crisi delle Borse mondiali. Un capolavoro di Oliver Stone con uno straordinario Michael Douglas, premio Oscar come miglior attore protagonista, nell'indimenticabile ruolo di Gordon Gekko.


Sole24Ore
Mi riviene in mente questo post di qualche mese fa, ve lo ripropongo, essendo molto a tema:



Che dire... da leggere!

Un broker di Wall Street che non guadagna almeno 900 mila dollari al terzo anno di attività è considerato poco più di un fallito. I migliori triplicano questa cifra. Ma nessuno riuscirebbe a raggiungere i livelli del «Lupo»: 25 milioni ogni sei mesi. Ecco quanto intascava Jordan Belfort, grazie alla sua società di brokeraggio Stratton Oakmont, una delle più spericolate nella storia americana.
Belfort trattava azioni a microcapitalizzazione da 5 dollari, un prodotto finanziario di solito ceduto a investitori poco esperti, in grado di speculare al massimo con qualche migliaio di dollari. L'idea del Lupo era la vendita organizzata di queste azioni a investitori ricchi, muovendo cifre a sei zeri. L'affare ha funzionato e, a 26 anni, lo ha fatto decollare nell'olimpo dei «padroni dell'universo», tra droghe di ogni genere, orge ed eccessi. Almeno fino a quando l'Fbi non ha interrotto la festa.
Frode, riciclaggio di denaro, evasione fiscale, insider trading... Belfort ha collaborato con le autorità e se l'è cavata con 22 mesi di detenzione. Oggi, a 45 anni, pubblica la sua autobiografia: Il lupo di Wall Street (Rizzoli), l'ascesa e la caduta di un avventuriero geniale e corrotto.
Con Panorama Belfort scopre (forse ancora con qualche eccesso) gli assi nascosti. A ominciare dal trucco che gli faceva guadagnare 50 milioni l'anno, il «buco nero». «Era un'espressione in codice della società Stratton e indicava un prestanome, che possedeva quote di azioni. In realtà, il loro uso era frequente a Wall Street, io li adpperavo solo con più sfacciataggine. Facevo salire le quotazioni attraverso la pressione dei miei broker alla Stratton. Poi dai miei buvhi neri vendevo ai clienti le azioni a prezzi massimi».
Il gioco riusciva anche perché il sistema finanziario non era ancora completamente automatizzato: «I controlli erano lenti e la Sec (la Consob statunitense, ndr) doveva inventare nuove leggi per fermarmi. Ma anche il sistema attuale ha i suoi punti deboli. La più grande truffa della finanza è cronaca recente ed è stata umbastita da un trader che sa usare molto bene il computer».
Il Lupo si riferisce a Jerome Kerviel, accusato di aver fatto sparire 4.9 miliardi di euro in transazioni fraudolente dalla banca francese Société Générale.
La banca ha insistito nel ritenere Kerviel l'unico responsabile. Un uomo solo e nessuno si è accorto di nulla?
«Una versione forse non impensabile, ma decisamente improbabile. Prima di tutto, quali sono le motivazioni di Kerviel? Lui ha dichiarato che voleva una promozione. Il denaro era l'unico scopo per agire da solo, ma i suoi guadagni rimanevano bassi anche se le transazioni illegali andavano a buon fine. Questo è il punto fondamentale: dove sono andati i soldi? O meglio, chi li ha presi? Ci deve essere qualcun altro, che reggeva i fili e che ha provveduto a "volatilizzare" il malloppo su un conto bancario. Magari all'estero.»
In Liechtenstein? È ancora un posto sicuro dopo che un ex impiegato della banca Lgt di Vaduz ha fornito ai servizi segreti una lista di correntisti?
«Io ho riciclato i miei milioni in Svizzera. Ma il mio contatto a Zurigo mi aveva caldamente raccomandato le banche del Lussemburgo e del Liechtenstein. "Ogni paese ha le sue leggi" mi disse, "ciò che ha rilevanza penale in Svizzera potrebbe essere del tutto legale in Liechtenstein.»
In questo periodo opera in borsa?
«Preferisco aspettare che il mercato vada ancora giù. Quando ha toccato il fondo è il momento di speculare. Ma questo è un gioco da broker. Chi sta a casa a guardare la Cnbc (rete specializzata in finanza, ndr) fa bene a comprare azioni solide. E a tenersele in attesa che passi la tempesta.»
Il suo primo giorno da broker?
«Avevo 24 anni ed ero nella sala operativa della Lf Rothschild. Un broker anziano mi consigliò di andare in bagno a masturbarmi nelle pause per scaricare la tensione. Poi mi offrì il pranzo: ho mangiato solo io, liu beveva Martini. Infine ha tirato fuori la cocaina: "Il vero biglietto d'ingresso per Wall Street" sentenziò. Insieme alle prostitute, aggiungo io.»
La sua giornata di lavoro tipo?
«Dalle 8 del mattino lettura del Wall Street Journal. Alle 9 e mezzo si aprono le contrattazioni, la sala operativa esplode in un unico ruggito: tutti vanno avanti e indietro, con le maniche arrotolate, gesticolano e gridano al telefono. Lasciare la scrivania per il pranzo non è ben visto, pochi lo fanno. Dalle 4 del pomeriggio, con il mercato chiuso, ognuno calcola gli affari e la commissione giornaliera. Infine si fa festa. Per quel che mi rugardava, cene da 5 mila dollari, limousine, prostitute, droghe.»
Lei scrive di aver tradito la sua seconda moglie con oltre mille prostitute. Non esagera?
«Alla Stratton un piano ospitava la nostra allegata squadra di prostitute. Le classificavo come titoli sul mercato azionario. Le blue chip erano le migliori: modelle o studentesse che dovevano pagarsi le tasse scolastiche e gli abiti firmati, per qualche migliiaio di dollari facevano quasi tutto l'immaginabile, con te o fra loro. Le nasdaq costavano fra i 300 e i 500 dollari e ti obbligavano a mettere il preservativo se non pagavi un extra. Le pink sheet andavano dai 100 dollari in giù. Su questo campo mi battono solo Mick Jagger, Charlie Sheen ed Elliot Spitzer, l'ex governatore di New York.»
Le cose più folli della sua vita?
«Per esempio intestare alla zia della mia seconda moglie i conti bancari in Svizzera per il riciclaggio dei soldi. O mandare mia suocera a Zurigo con 700 mila dollari impacchettati sotto i vestiti. Ma forse la cosa più incredibile è un'idea del mio vice alla Stratton: la prima gara di lancio del nano a Long Island.»
Scusi?
«Un pomeriggio per alzare il morale del gruppo. Pagare 5 mila dollari un nano che doveva essere lanciato come una palla dai miei broker. Non era complicato: bastava stendere tappeti da wrestling nella parte anteriore della sala, dipingere un bersaglio e metterci un po' di velcro così il nano rimaneva attaccato.»
Il capriccio più stravagante?
«Ho speso 350 mila dollari per trasformare un'Aston Martin Virage nell'auto di James Bond. Con gadget come il dispositivo per rilasciare chiodi e olio sull'asfalto, un radar, un disturbatore di frequenze radio, i tubi di lancio per i proiettili di gas lacrimogeni, la targa girevole, le luci accecanti... Il bello è che ha mai funzionato. La batteria non reggeva così tanti meccanismi. Dopo neanche 2 chilometri l'auto si spegneva e dovevo chiamare il meccanico.»
Quantoi soldi ha restituito alla gente che ha truffato?
«Circa 650 mila dollari, che è la metà di quanto ho ricavato dalle vendite del libro. Come ha deciso il tribunale, continuerò a dare la metà dei miei guadagni fino a risarcire l'intera cifra: 110 milioni di dollari.»

lo trovi
QUI

24/mar/2009

Dal Mit... a Firenze


Paline e pensiline intelligenti
Dal Mit di Boston a Firenze
Il Mit di Boston studia Firenze: pensiline touchscreen, fermate Ataf intelligenti e non solo


DAL NOSTRO INVIATO A BOSTON — La tecnologia cambierà Firenze grazie a una partnership con il Senseable City Lab del MIT diretto da Carlo Ratti. E non soltanto con le paline Ataf intelligenti, che domani saranno capaci di dare tempi di attesi, informazioni turistiche e di servizio, grazie a collegamenti wi-fi, schermi touchscreen e cellule fotovoltaiche. E magari anche con un sistema di «roboscooter», pensato per piazza del Carmine, luogo di scambio tra auto e mezzi ecologici. Progetti partoriti delle menti del Mit di Boston, dove sono in visita il presidente della Provincia Matteo Renzi, i consiglieri Tondi e Marconcini, i dirigenti della Provincia e di Ataf, coinvolta nei progetti. Paline e roboscooter sono due degli esempi di quanto potrebbe essere contenuto nel «masterplan dell'innovazione» per Firenze, un lavoro, coordinato dalla «Fondazione per la ricerca e l'innovazione », ente partecipato dall'Università e dalla Provincia, e finanziato dalla Regione con duecentomila euro. Il resto lo spiega Federico Casalegno, direttore, dal 2000, del Mit Mobile experience Lab.

Avete fatto esperienze di «masterplan » simili in altre città, com'è andata?
«Stiamo lavorando sia con città, da Seoul a Lisbona, che con aziende. Abbiamo dato esempi di come nuove tecnologie possono partecipare a creare città sostenibili su trasporti, casa, lavoro e responsabilità individuale, combinando queste quattro aree per aiutare lo sviluppo. Ma abbiamo anche lavorato con la Ratp di Parigi: ci hanno chiesto di ripensare la mobilità urbana. Abbiamo dato risposte: alcune visionarie, altre più semp lici. Una è quella del “concierge” elettronico, una buona portinaia che sa tutto di tutti: hai bisogno di una baby sitter, di riparare la bicicletta? Ma se gli agenti dei trasporti pubblici potessero dare anche queste risposte, ci siamo domandati? È stato fatto: alcuni dipendenti della Ratp hanno un palmare, in particolare alla Defence, ti sanno aiutare orientandosi con banche dati».
Quali saranno i primi passi del lavoro su Firenze?
«Innanzitutto capire Firenze. Ci sono alcuni punti chiave: è fondamentale promuovere trasporti sostenibili, individuare sistemi innovativi, pensare a mezzi ecologici. Poi occorre individuare quali servizi fornire agli utenti nei sistemi pubblici. Ripetiamo lo stesso modello per le abitazioni, promuovendo edilizia sostenibile sia dal punto di vista dell'architettura che dell'uso delle risorse. C'è una cosa a cui sono particolarmente attento, è l'idea di sostenibilità sociale. Se la società civile non si appropria delle tecnologie, è impossibile iniettare il cambiamento sociale con la forza. A Trento stiamo costruendo un prototipo di casa sostenibile, con interfaccia tra casa e uomo, per far comprender i propri usi di energia: se sai che quanto e quando consumi, allora puoi agire in modo sostenibile. Un esempio banale, ma è la chiave di tutto».
Però Firenze è anche una città vecchia, per infrastrutture, edilizia, E il 25 per cento dei residenti sono over 65. Proporrete la tecnologia anche a loro?
«Non è un problema, intervenire con la tecnologia in una città vecchia. Non hai più bisogno di sbudellare le strade città per mettere cavi sottoterra e creare connettività: basta usare il wireless (senza fili). Gli anziani: ho lavorato a Blackbourogh, la città con più connettività al mondo. Dormivo in casa con i vecchietti di Blackbourogh. Sono rimasto assolutamente stupito: questo gruppo era il più avanzato di tutti sull'uso di tecnologie. Il "declic", la chiave di volta è stato far capire questa cosa alle istituzioni e trovare gli strumenti adeguati. Sono più spaventato su come si produce questo cambiamento culturale, che dal fatto che ci sia una generazione vecchia. E, tra le altre cose, hanno più tempo e più pazienza».
Ora partite con il «masterplan» per arrivare a dieci progetti concreti da proporre alla città.
«Firenze è una città fantastica per una possibile sperimentazione: la ricchezza culturale, la passione delle persone, anche sviluppata in forma critica, sono condizione importanti. Si tratta non di iniettare tecnologia, ma costruire insieme tra realtà sociali e innovazione».
corriere

23/mar/2009

La lista dei politici italiani più ricchi!



Berlusconi guadagna dieci volte di meno
Veltroni doppia Franceschini, ultimo Fini
Il premier scende da 139 a 14 milioni. L'ex segretario del Pd supera i 400mila euro, ma non denuncia case né auto



MILANO - Il più ricco, ça va sans dire, è Silvio Berlusconi con 14 milioni di euro e passa. Ma il premier si è "impoverito" parecchio. Seguono alcuni membri del governo e i coordinatori del Pdl: Tremonti, Letta, Verdini e la Russa. Tra i leader politici il secondo è Walter Veltroni, parecchio distante dal suo successore Franceschini. Poi ci sono Di Pietro, D'Alema, Casini, Bossi. Il penultimo della lista - tra i big - è il presidente della Camera Gianfranco Fini, "battuto" dal collega del Senato Schifani. Ultimo il ministro Franco Frattini, all'epoca commissario Ue, il cui imponibile italiano risulta pari a zero. Tra i senatori a vita il più ricco è Carlo Azeglio Ciampi, con 750.657 euro.

BERLUSCONI - Sono alcuni dati che risultano dalle dichiarazioni dei redditi dei politici relative al 2007. Una cosa salta all'occhio: il reddito del premier Berlusconi è quasi dieci volte inferiore rispetto a quello del 2006. Il Cavaliere ha denunciato un imponibile di 14.532.538 euro nel 2007, rispetto ai 139.245.570 euro dell'anno precedente. Nel 2005 aveva di poco superato i 28 milioni. Dalla dichiarazione di Berlusconi risulta la proprietà di cinque appartamenti a Milano, di cui due per uso abitazione, e di due box nella stessa città. Ha poi una comproprietà al 50% di un appartamento nel capoluogo lombardo e una comproprietà al 7,46%. Nell'elenco spunta anche la proprietà di un terreno a Antigua, il possesso di due macchine (una Mercedes del 1992 e un'Audi A6 del 2006) e tre imbarcazioni da diporto (San Maurizio con una stazza di 4,72, Principessa Vai Via con una stazza di 5,27, Mod. Magnum 70 con una stazza di 47,15).

SOCIETÀ - Per quanto riguarda le partecipazioni in società risulta che Berlusconi possiede 5.174.000 azioni in Dolledrago Spa; 4.294.342 azioni Fininvest; 2.548.000 in Holding Italiana Prima Spa; 2.199.600 in Holding Italiana Seconda Spa; 1.193.400 in Holding Italiana Terza Spa; 1.144.000 in Holding Italiana Ottava Spa; 200 azioni della Banca Popolare di sviluppo e 896.000 azioni del deposito amministrato presso la Banca Popolare di Sondrio. Ha depositi di gestione patrimoniale presso la Banca Popolare di Sondrio, la Banca Agricola Mantovana e la Banca Arner, gestiti direttamente dagli istituti. Per quanto riguarda le funzioni come amministratore di società, dalla dichiarazione dei redditi si evince che il premier è presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Luigi Berlusconi onlus, mentre per quanto riguarda il Milan sono attestate le dimissioni da presidente del Cda a partire dall'8 maggio 2008. Risultano poi 19,02 euro per l'apertura e la chiusura, in occasione della campagna elettorale, di un conto corrente presso il Monte dei Paschi di Siena (filiale Segrate) intestato a Giuseppe Spinelli in qualità di mandatario elettorale. Su questo conto non risultano operazioni. Nel 2007 il Cavaliere ha versato 6.237.688 euro di tasse, mentre dalla dichiarazione dei redditi si evince un'imposta di credito pari a 399.169 euro.

COORDINATORI PDL - Nella squadra di governo, dopo Berlusconi, c'è il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, con 4.536.164 euro, seguito da Gianni Letta con 1.154.962. Subito dopo il premier svettano i coordinatori del Pdl con i 728mila euro di Denis Verdini e i 490mila di Ignazio La Russa. Solo 126mila euro, però, per Sandro Bondi. Nel dettaglio Verdini possiede una Mercedes 600 a noleggio e una vecchia Fiat 500, oltre a numerosi pacchetti azionari. Punta sull’immobiliare invece La Russa, che dichiara la proprietà di un appartamento a Milano, una casa ad Alagna Valsesia in provincia di Vercelli, due a Zoagli in provincia di Genova, una a Catania, un altro fabbricato con due appezzamenti di terreno a Ragalna in provincia di Catania. L’auto è una Bmw 330 touring. Profilo basso per Bondi: nessun pacchetto azionario e una sola casa di proprietà (ad Arcore).

GLI ALTRI - Walter Veltroni segue a distanza e si classifica secondo per redditi tra i leader politici. L'ex segretario del Partito democratico dichiara 477.778 euro di imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, al terzo posto con 220.419 euro. Veltroni non risulta proprietario di immobili, auto, né pacchetti azionari. Franceschini è proprietario di un appartamento a Roma, di 100 azioni della Cassa di risparmio di Ferrara e di due utilitarie: una Suzuki e una Fiat Idea. Al quarto posto si piazza il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, con 218.080 euro. È anche proprietario della casa di Curno (Bergamo) dove risiede, di un altro appartamento a Bergamo città, un altro a Roma, metà appartamento a Bruxelles. Poi c’è la casa dei genitori a Montenero di Bisaccia, dove Di Pietro ha anche una casa colonica e un’azienda agricola. Il leader Idv è proprietario del 100% della An.To.Cri. spa, che possiede un appartamento a Milano. C’è poi un pacchetto azionario Enel da 17.500 azioni. La macchina è una Hyunday Santafè. Segue un altro democratico, Massimo D'Alema, che dichiara 171.044 euro. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini (142.130 euro) supera di poco il leghista Umberto Bossi (134.450 euro più la casa di Gemonio). Ultimo il presidente della Camera e leader della disciolta An, Gianfranco Fini, con i suoi 105.633 euro. Lo batte Renato Schifani: il primo inquilino di Palazzo Madama dichiara un imponibile di 159.809 euro. A sua volta Schifani viene superato da tre dei quattro vice: Emma Bonino (180.235 euro), Domenico Nania (175.273) e Vannino Chiti (164.880). Rosi Mauro dichiara 158.002 euro.

NULLATENENTI - Fra i senatori ci sono dei nullatenenti: è il caso di Barbara Contini (Pdl) e Mirella Giai (Udc-SVP-Aut), che dichiara spese elettorali per 4.136 euro. Due i casi di redditi imponibili sotto i 30mila euro: quelli dei leghisti Armando Valli (15.879 euro) e Giovanni Torri (26.389 euro).

corriere

22/mar/2009

Mukesh Ambani




Mukesh Ambani è il presidente e il direttore generale della compangia petrolifera "Reliance Industries Limited", la più grande privata in India.
Fondata inizialmente da suo padre nel 1966 e Mukesh, con il suo fratello Anil, ha diretto vari rami dell'azienda.

Nato nel 1957 nello Yemen,Mukesh D. Ambani è il primo figlio di una legenda e un'icona del mondod'affari Indiano, Dhirubhai Ambani, un uomo che passò dalla povertà alla ricchezza con la sua azineda.
Dopo la laurea in ing. chimica, Mukesh andò a lavorare per l'azienda di famiglia, che ora dirige.

M.Ambani parla della sua adolescenza con grande nostalgia e sentimento, soprattutto per la maniera in cui suo padre fece educare lui e i fratelli. La sua idea fu di assumere un insegnante che ogni notte insegnasse per poche ore su una larga base di argomenti liberali, come lo sport e i viaggi.

In quegli anni, Mukesh passò molto del suo tempo girando per gli uffici del padre prima di prepararsio per la laurea in ing.chimica all'università, oggi conosciuta, come Mumbai University. Poi ricevette l'MBA a Stanford prima di tornare nel 1981 a gestire al sua azienda "Reliance".

La sua carriera nell'azienda di famiglia, cominciò nel business del poliestere.
Creò inoltre Reliance Communications Limited, che è la più larga compagnia di telecomunicazioni in India, e guidò l'espanzione della compagnia su una serie di campi legati e non al suo business, inclusi la ristorazione e la gioielleria.

Nel giugno 2006, è avvenuta la seoparazione pubblica dal fratello, con la conseguenza che Mukesh ha preso il controllo di 4 gruppi della compagnia: Reliance Industries, Reliance Petroleum (RPL), IPCL, and Reliance Industrial Infrastructure Ltd (RIIL).
Per il suo ruolo di maggiore investirore alla Reliance, con il 48%, la sua fortuna ha raggiunto le stelle.

Nel 2007 comincia la costruzione del suo ambizioso palazzo, l'Antilia.

Con una altezza stimata di quasi 174 metri, con solo 27 piani, compresi 3 piani di giardini, un teatro, una piscina, la palestra, un parcheggio per numerose macchine, e alcuni piani pensati esclusivamente per gli ospiti.

I piani alti sono riservati a Mukesh e famiglia e offre una affascinante vista della città e del mare Arabo sullo sfondo.

Askmen

21/mar/2009

Mr. Oracle




Il fondatore di Oracle è uno dei più sgargianti e appariscenti uomini d'affari del secolo, per non parlare di uno dei più ricchi, con un patrimonio netto da qualche parte a nord di $ 27 miliardi.
In un settore dominato da sfigati mal vestiti, Mr. Ellison spicca veramente con i suoi abiti su misura italiani. Egli interpreta in grande stile la figura del miliardario.



Oracle è il leader mondiale nella fornitura di software per la gestione delle informazioni e la seconda impresa al mondo di software indipendenti, che vanta un fatturato di più di $ 9,7 miliardi.
L'enorme successo della società rende Ellison una delle persone più ricche d'America. La sua unicità, il carattere e il successo hanno spinto l'autore Mike Wilson a scrivere la biografia dal titolo "La differenza tra Dio e Larry Ellison".

Ellison è la prova vivente che l'azienda non è qualcosa di appreso attraverso testi accademici, ma piuttosto un dono innato. Respinto dal collegio, Ellison è rinomato per il suo impeccabile senso degli affari, acume e ambizione. Non è un caso infatti che, al fine di raggiungere il successo di Ellison, uno deve prendere rischi enormi e imparare dagli errori compiuti lungo il cammino.
Ellison è quindi uno che prende dei rischi?

Beh,... giudicate voi:
Come chiamereste uno che prometta prodotti con caratteristiche non ancora esistenti, solo per tornare dagli sviluppatori e chiedere di rilasciare il prodotto al più presto?

E invece assumere personale non qualificato per la loro posizione, così impreparati che necessitavano di manuali quando sono state scelte per i loro rispettivi ruoli?

Ellison ha anche richiesto almeno il 100% di crescita delle vendite della sua compagnia di software, cosa quasi impossibile per una società che già ricava dai 100 ai 500 milioni di dollari dalle vendite.
Sarebbe stato impossibile per Oracle e Ellison, se non fosse ricorso a qualche tecnica spregiudicata di vendita, che gli costa ancora una reputazione negativa.

Tuttavia l'alta domanda ha condotto ad un ambiente di lavoro molto stressante, ma anche ad un'alta produttività e al successo presente di Oracle. Oracle ha subito alcune modifiche prima di diventare la società multimiliardaria che è oggi.
Quando è stata fondata da Ellison, era conosciuta come "Laboratorio di sviluppo software" e poi si è re incarnata nelle "tecnologie relazionali" finchè finalmente ha preso l'attuale nome "Oracle".

Harry Ellison attualmente siede nel consiglio di amministrazione di Apple Computer (società che ha sognato più di una volta di portare avanti insieme a Steve Jobs) e il Fondo Dian Fossey Gorilla, mentre le numerose onorificenze e riconoscimenti ricevuti comprendono "Entrepreneur of the Year" dalla Harvard School of Business.

Così come un miliardario, Ellison è anche creduto essere un bel personaggio dalle mille sfaccettature: playboy, campione del mondo di corsa barca a vela, sport estremo, pilota di jet, spietato uomo d'affari, di marketing geniale, e pensatore d'avanguardia.
Non stavamo scherzando quando abbiamo detto che non è un tradizionale uomo d'affari!

VIA|Askmen

Il classico orsetto di "peluche"...o quasi!



E dopo la scultura fatta interamente di dollari ecco un favoloso e ancora più strabiliante oggetto ...per veri intenditori!

Orso con veri dollari per coccolare il denaro



Vivre ha definito il Johnny Swing’s Dollar come una morbida consolazione in una fase fortemente critica per l’economia mondiale. L’orso è completamente cucito con autentiche banconote americane.

L’aspetto sembra proprio azzeccato, grazie alla corretta disposizione degli elementi. Meno attrente il prezzo, che raggiunge i 1.250 dollari: una cifra sensibilmente più alta delle valute che avvolgono il corpo.
A questo punto la soffice consolazione rischia di produrre l’effetto opposto sullo spirito di chi lo acquista. A meno che non lo si calcoli come un bene per compiacersi dei propri averi.


Deluxeblog.it

20/mar/2009

Milano, nasce la banca dei tabaccai


Terminali per l'home banking aperti nelle tabaccherie



Di fatto sarà una banca telematica e punterà a collegare un bacino di utenti rappresentato dalle oltre 58 mila tabaccherie presenti sul territorio nazionale

Nonostante la crisi e i timori legati al sistema del credito, in Italia è ai nastri di partenza una nuova banca: quella dei tabaccai. La realtà si chiama Banca Itb, ha già incassato il via libera a operare dalla Banca d'Italia e senza farlo apposta la sede legale è in via Koch, a Milano. Si tratta di una "banca su misura dei tabaccai", ha spiegato l'ex numero uno di Lottomatica e attuale presidente della Sorin, Rosario Bifulco, che oltre a essere tra i promotori del progetto come azionista sarà anche presidente della nuova realtà.

Fra gli altri soci del neonato istituto ci sono anche la Federazione italiana tabaccai (Fit), il manager Francesco Marrara, la famiglia De Agostini attraverso Lottomatica, la multinazionale del tabacco spagnola Logista e altri fondi. Tutti avranno quote del 15 per cento, tetto massimo consentito alle imprese nel capitale degli istituti di credito. La banca dei tabaccai aprirà i battenti entro l'estate e offrirà soprattutto servizi di home-banking attraverso terminali che saranno installati all'interno degli esercizi commerciali.

Di fatto sarà una banca telematica e punterà a collegare un bacino di utenti rappresentato dalle oltre 58 mila tabaccherie presenti sul territorio nazionale. "Tra gli scopi di Itb - ha spiegato Bifulco - c'è anche quello di ridurre il più possibile il contante negli esercizi, in modo da evitare il rischio rapine. Oltre a questo, il servizio permetterà alle tabaccherie di gestire i propri conti correnti e numerosi altri servizi che per ora sono in fase di studio".


Repubblica

13/mar/2009

I più ricchi del mondo! Gente di un certo livello!


Gates è il più ricco. Ferrero davanti a Berlusconi




Bill Gates torna nel piano più alto della classifica stilata da Forbes sui paperoni del mondo, anche se vede ridursi il patrimonio dai 58 miliardi di dollari del precente rilevamento ai 40 attuali. Alle sue spalle l’americano Warren Buffett, con 37 miliardi (ne aveva 60), e il magnate messicano delle telecomunicazioni Carlos Slim, con 35 (62).

I tre non sono rimasti immuni dagli effetti della crisi, che ha colpito soprattutto i ricchi di Russia, India e Turchia. Nell’ultimo anno i componenti della fortunata elite hanno perso nel mondo circa 2mila miliardi di dollari. Anche il loro numero è sceso significativamente, passando da 1.125 a 793. La città a più alta presenza è New York (55), mentre Mosca, che guidava la classifica precedente, deve accontentarsi di 32.

A dispetto della fase congiunturale, Michael Bloomberg, sindaco della Grande Mela, ha segnato un trend positivo, vedendo crescere le sue fortune da 11.5 a 16 miliardi di dollari. Un caso più unico che raro. Tra gli italiani il primato è detenuto da Michele Ferrero, padre della Nutella, giunto 40° con un patrimonio di 9.5 miliardi di dollari. Dietro di lui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con 6.5 miliardi, e Leonardo del Vecchio di Luxottica, con 6.3 miliardi.

Seguono Giorgio Armani (2.8 miliardi), Stefano Pessina di Alliance Boots (1.6 miliardi), Mario Moretti Polegato di Geox e i fratelli Benetton (1.5 miliardi). Poi c’è il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, con 1.4 miliardi. Ma qui siamo già al 522° posto della graduatoria…

Ecco una parte della classifica, con età e patrimonio:

01 William Gates III United States 53 40.0 United States
02 Warren Buffett United States 78 37.0 United States
03 Carlos Slim Helu & family Mexico 69 35.0 Mexico
04 Lawrence Ellison United States 64 22.5 United States
05 Ingvar Kamprad & family Sweden 83 22.0 Switzerland
06 Karl Albrecht Germany 89 21.5 Germany
07 Mukesh Ambani India 51 19.5 India
08 Lakshmi Mittal India 58 19.3 United Kingdom
09 Theo Albrecht Germany 87 18.8 Germany
10 Amancio Ortega Spain 73 18.3 Spain
11 Jim Walton United States 61 17.8 United States
12 Alice Walton United States 59 17.6 United States
12 Christy Walton & family United States 54 17.6 United States
12 S Robson Walton United States 65 17.6 United States
15 Bernard Arnault France 60 16.5 France
16 Li Ka-shing Hong Kong 80 16.2 Hong Kong
17 Michael Bloomberg United States 67 16.0 United States
18 Stefan Persson Sweden 61 14.5 Sweden
19 Charles Koch United States 73 14.0 United States
19 David Koch United States 68 14.0 United States
21 Liliane Bettencourt France 86 13.4 France
22 Prince Alwaleed Bin Talal Alsaud Saudi Arabia 54 13.3 Saudi Arabia
23 Michael Otto & family Germany 65 13.2 Germany
24 David Thomson & family Canada 51 13.0 Canada
25 Michael Dell United States 44 12.3 United States
26 Donald Bren United States 76 12.0 United States
26 Sergey Brin United States 35 12.0 United States
26 Larry Page United States 36 12.0 United States
29 Steven Ballmer United States 53 11.0 United States
29 Gerald Cavendish Grosvenor & family United Kingdom 57 11.0 United Kingdom
29 George Soros United States 78 11.0 United States
32 Paul Allen United States 56 10.5 United States
32 Kwok family Hong Kong NA 10.5 Hong Kong
34 Anil Ambani India 49 10.1 India
35 Abigail Johnson United States 47 10.0 United States
35 Susanne Klatten Germany 46 10.0 Germany
35 Ronald Perelman United States 66 10.0 United States
35 Hans Rausing Sweden 83 10.0 United Kingdom
39 Birgit Rausing & family Sweden 85 9.9 Switzerland
40 Michele Ferrero & family Italy 82 9.5 Monaco
40 Mikhail Prokhorov Russia 43 9.5 Russia
40 Jack Taylor & family United States 86 9.5 United States
43 Mohammed Al Amoudi Saudi Arabia 63 9.0 Saudi Arabia
43 Anne Cox Chambers United States 89 9.0 United States
43 Carl Icahn United States 73 9.0 United States
43 George Kaiser United States 66 9.0 United States
43 Lee Shau Kee Hong Kong 81 9.0 Hong Kong
43 Forrest Mars Jr United States 77 9.0 United States
43 Jacqueline Mars United States 69 9.0 United States
43 John Mars United States 72 9.0 United States
51 Roman Abramovich Russia 42 8.5 Russia
52 Ernesto Bertarelli Switzerland 43 8.2 Switzerland
52 Philip Knight United States 71 8.2 United States
54 Nasser Al-Kharafi & family Kuwait 65 8.1 Kuwait
55 James Simons United States 71 8.0 United States
55 Alain & Gerard Wertheimer France NA 8.0 NA
57 Abdul Aziz Al Ghurair & family United Arab Emirates 55 7.8 United Arab Emirates
57 Vagit Alekperov Russia 58 7.8 Russia
59 Sunil Mittal & family India 51 7.7 India
60 Francois Pinault & family France 72 7.6 France
61 Eike Batista Brazil 52 7.5 Brazil
62 Mohamed Bin Issa Al Jaber Saudi Arabia 50 7.0 Saudi Arabia
62 Maan Al-Sanea Saudi Arabia 54 7.0 Saudi Arabia
62 Edward Johnson III United States 78 7.0 United States
62 Ananda Krishnan Malaysia 70 7.0 Malaysia
62 Robert Kuok Malaysia 85 7.0 Hong Kong
62 Joseph Safra Brazil 70 7.0 Brazil
68 Jeffrey Bezos United States 45 6.8 United States
69 August von Finck Germany 79 6.7 Switzerland
70 Silvio Berlusconi & family Italy 72 6.5 Italy
71 Leonardo Del Vecchio Italy 73 6.3 Italy
71 Curt Engelhorn Germany 82 6.3 Switzerland
71 Mikhail Fridman Russia 44 6.3 Russia
74 Sulaiman Al Rajhi Saudi Arabia 89 6.2 Saudi Arabia
75 James Goodnight United States 66 6.1 United States
76 Iris Fontbona & family Chile NA 6.0 Chile
76 Petr Kellner Czech Republic 44 6.0 Czech Republic
76 John Kluge United States 94 6.0 United States
76 John Paulson United States 53 6.0 United States
76 Tadashi Yanai & family Japan 60 6.0 Japan
81 Dan Duncan United States 76 5.9 United States
81 Eliodoro Matte & family Chile 63 5.9 Chile
83 Alberto Bailleres & family Mexico 76 5.7 Mexico
83 Azim Premji India 63 5.7 India
83 Hansjorg Wyss Switzerland 74 5.7 United States
86 Shashi & Ravi Ruia India 65 5.6 India
87 Steven Cohen United States 53 5.5 United States
87 Ng Teng Fong & family Singapore 80 5.5 Singapore
87 Patrick Soon-Shiong United States 57 5.5 United States
90 Serge Dassault & family France 83 5.4 France
90 Erivan Haub & family Germany 76 5.4 Germany
92 Jorge Paulo Lemann Brazil 69 5.3 Brazil
93 Eli Broad United States 75 5.2 United States
93 Kunio Busujima & family Japan 83 5.2 Japan
93 Karl-Heinz Kipp Germany 85 5.2 Switzerland
93 Vladimir Lisin Russia 52 5.2 Russia
93 Reinhold Wurth Germany 73 5.2 Germany
98 Philip Anschutz United States 69 5.0 United States
98 Kirk Kerkorian United States 91 5.0 United States
98 Nicky Oppenheimer & family South Africa 63 5.0 South Africa
98 David & Simon Reuben United Kingdom NA 5.0 United Kingdom
98 Kushal Pal Singh India 77 5.0 India
98 Galen Weston & family Canada 68 5.0 Canada
104 Mansour bin Zayed Al Nahayan United Arab Emirates 39 4.9 United Arab Emirates
105 Philip & Cristina Green United Kingdom 57 4.8 United Kingdom
105 Antonia Johnson Sweden 65 4.8 Sweden
107 Klaus-Michael Kuhne Germany 71 4.7 Switzerland
108 Charlene de Carvalho-Heineken Netherlands 54 4.6 United Kingdom
108 Stefan Quandt Germany 42 4.6 Germany
110 Robert Bass United States 61 4.5 United States
110 David Geffen United States 66 4.5 United States
110 Graeme Hart New Zealand 53 4.5 New Zealand
110 James Kennedy United States 61 4.5 United States
110 Paul Milstein & family United States 86 4.5 United States
110 Blair Parry-Okeden United States 58 4.5 Australia
110 Henry Ross Perot Sr United States 78 4.5 United States
110 Hasso Plattner Germany 65 4.5 Germany
110 Hiroshi Yamauchi Japan 81 4.5 Japan
119 Alexander Abramov Russia 50 4.4 Russia
119 Richard DeVos United States 83 4.4 United States
119 Eric Schmidt United States 53 4.4 United States
122 Leonid Fedun Russia 52 4.3 Russia
122 Alexei Mordashov Russia 43 4.3 Russia
124 Kumar Birla India 41 4.2 India
124 Michael Kadoorie & family Hong Kong 68 4.2 Hong Kong

deluxe

C'è la crisi, Hefner vende la mega-villa


LA VILLA ERA STATA acquistatA a 6,7 milioni di dollari nel 1998
Il re di Playboy ha messo sul mercato a 28 milioni di dollari la lussuosa residenza vicino al Country Club



LOS ANGELES - La crisi non risparmia nessuno. Nemmeno Hugh Hefner. Il re di Playboy ha deciso di disfarsi della sua villa a Holmby Hills, una lussuosa residenza (settecento metri quadrati più un grande guardino) messa sul mercato a 28 milioni di dollari.

ACQUISTATA NEL 1998 - Stando a quanto riporta il Los Angeles Times', la residenza di Hefner è accanto al Country Club e il suo terreno confina anche con la sede ufficiale di Playboy, dove sembra che l'82enne fondatore del celebre impero di conigliette gironzoli durante la notte indossando i suoi famosi pigiami. Hefner aveva acquistato la villa a 6,7 milioni di dollari nel 1998 per la moglie, la playmate Kimberly. La coppia divorziò l'anno successivo e la villa rimase a Kimberly che ha vissuto lì crescendo i figli avuti da Hefner, ora studenti al college.

corriere

08/mar/2009

Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas


E il re dei casinò rischia la bancarotta
Sheldon Adelson, repubblicano radicale, ha perduto il 95% del suo patrimonio di 27 miliardi di dollari


A LAS VEGAS

«A Las Vegas il tempo passa in modo gradevole. Questa è una buona notizia, ma è anche una cattiva notizia perché al presidente Obama i posti dove ci si diverte non piacciono: dice che i soldi dei contribuenti non devono andare a luoghi come Las Vegas». «Voglio fare una ricerca e istituire un premio per la città più noiosa. Magari viene fuori che è Chicago».

Circondato ancora da una vastissima popolarità, trattato con rispetto anche dai politici e dalle lobby che lo contrastano, il presidente americano non aveva fin qui subito attacchi di questa durezza. Tantomeno da un grande imprenditore come Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, uno che fino a un anno fa si faceva chiamare Sheldon III: non per motivi dinastici, ma perché a fine 2007 Forbes l'aveva incoronato terzo uomo più ricco d'America, con un patrimonio personale di 27 miliardi di dollari. Ma oggi Adelson è un uomo furioso e disperato: in poco più di un anno il figlio di un tassista ebreo lituano che 63 anni fa, quando ne aveva appena 12, cominciò a guadagnarsi da vivere a Boston vendendo giornali, è passato da una ricchezza spropositata alla distruzione del 95 per cento del suo patrimonio. E ora rischia la bancarotta. Con l'impennata dei prezzi dei carburanti prima e con la crisi finanziaria poi, gli americani hanno ridotto i loro pellegrinaggi a Las Vegas.

Un guaio doppio per Adelson che non solo aveva costruito giganti come il "Palazzo" e il "Venetian" - 4000 suite e 19 ristoranti - ormai difficilissimi da riempire, ma aveva inventato il business delle "convention" aziendali e delle fiere, come quella dell'elettronica che si tiene in gennaio. Il crollo del sistema creditizio ha fatto precipitare soprattutto questo business. E le poche banche che, rispettando vecchi impegni, avevano continuato a ricompensare i loro "broker" e i funzionari più produttivi con una vacanza a Las Vegas, hanno fatto marcia indietro dopo le scudisciate del leader democratico. Adelson non ci ha pensato due volte e ha attaccato a testa bassa. Del resto lui, oltre ad essere un imprenditore in difficoltà, è pure un repubblicano a trazione integrale: uno impegnato nella difficile impresa di spostare più a destra l'Aipac, la lobby degli ebrei americani che ha un'enorme influenza sulla Casa Bianca. Oggi Sheldon se la prende con Obama con la stessa durezza con la quale l'anno scorso aveva attaccato Olmert perché aveva aperto alla costituzione di uno Stato palestinese indipendente. Col predecessore di Obama Adelson aveva una rapporto talmente familiare da prendersi qualche libertà di troppo.

Un anno fa era andato alla Casa Bianca per invitare Bush a diffidare dell'eccessiva disinvoltura con cui, a suo avviso, l'allora Segretario di Stato Condoleezza Rice si muoveva in Medio Oriente («sta costruendo la sua immagine, non si preoccupa della coerenza della tua politica»). Alla fine raccontò che Bush lo aveva abbracciato ma gli aveva spiegato che non poteva opporsi al doppio Stato perché «non posso pretendere di essere più cattolico del Papa» (frase ufficialmente smentita dalla Casa Bianca). Adelson non ha mai tentato, neanche tatticamente, il dialogo coi democratici. E nemmeno loro hanno mai provato ad avvicinare un miliardario divenuto celebre per frasi come «l'Islam radicale e la legge che dà ai sindacati piena libertà di accesso nelle aziende sono le due principali minacce che pesano sulla nostra società ». Ma il padrone del gruppo Sands ha ugualmente considerato le parole del presidente su Las Vegas un affronto, oltre che un colpo mortale al suo "business", perché Adelson si considera, in fondo, un benefattore: uno che ha creato decine di migliaia di posti di lavoro. Certo, il gioco d'azzardo non è un modello di crescita virtuosa della società, ma Obama durante la campagna elettorale non aveva mostrato di disprezzarlo troppo, quando era andato a battere Hillary Clinton nei caucus del Nevada, tenuti proprio nei casinò. Sheldon - un uomo pieno di energia nonostante i 75 anni e una malattia che ha colpito nervi e muscoli, costringendolo su una sedia a rotelle - schiuma rabbia: aveva conquistato il suo sterminato impero con le unghie, è stato per decenni un super-ricco che nonostante i miliardi e il "jumbo jet", un Boeing 747 lungo 70 metri usato come aereo personale, ha avuto sempre il "complesso di Calimero": la sensazione di non essere mai preso abbastanza sul serio, di essere maltrattato, come nella sua infanzia a Boston, dove «noi ragazzi ebrei venivamo sistematicamente picchiati dai nostri coetanei irlandesi».

La sua rivincita era stata quella di aver affiancato Warren Buffett e Bill Gates in cima alla classifica dei miliardari, di essere diventato il grande finanziatore della lobby ebraica, addirittura di aver avuto un ruolo nella disputa delle Olimpiadi del 2008 a Pechino: fu, infatti, proprio lui, l'imprenditore che sta costruendo una nuova Las Vegas a Macao, ad aiutare il governo cinese ad evitare che il Congresso Usa lanciasse un'offensiva contro l'assegnazione dei Giochi a un Paese responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. I democratici avevano presentato una risoluzione in questo senso, ma Adelson attivò il suo amico Tom DeLay, allora capo della maggioranza repubblicana: il veto alla Cina finì in un cestino. Ma successi e gloria sono svaniti nell'arco di pochi mesi: adesso Adelson capeggia un'altra classifica della rivista "Forbes": quella dei miliardari che hanno perso di più nel 2008.

In dodici mesi ben 24 miliardi di dollari dal suo patrimonio sono andati in fumo. Segue, al secondo posto, Warren Buffett, che ha perso 16,5 miliardi. L'azione della Sands (la sua holding ha mantenuto il nome del primo casinò da lui acquistato, quello in cui si esibiva Frank Sinatra) che nel 2007 era arrivata a quotare 144 dollari, ora a Wall Street vale meno di due dollari. Sull'orlo della bancarotta, Adelson si sente abbandonato e anche disprezzato, mentre gli altri settori in crisi vengono aiutati. «Eppure - contrattacca - a Chicago (la città di Obama) ci sono nove casinò. Lì, però, le "convention" si possono fare, ci si annoia abbastanza. A meno che - Dio non voglia - a qualcuno non venga in mente di andare a divertirsi in una casa gioco. Ma l'importante è che i dollari pubblici non arrivino fino a Las Vegas. Eppure il gioco d'azzardo è legale in 30 Stati Usa».

E così, anche se rischia la bancarotta e se è stato costretto a sospendere la costruzione di nuovi alberghi a Las Vegas e in Cina, Adelson adesso vuole dimostrare il suo "impegno sociale" andando avanti col nuovo Sands di Bethlehem, in Pennsylvania, antica città siderurgica diventata una città fantasma. Il nuovo casinò aprirà il 22 maggio proprio nei capannoni della vecchia acciaieria: 3000 "slot machine" al posto del treno di laminazione.

Corriere

07/mar/2009

50 Cents



Rag to riches


Nato nel quartiere South Jamaica del Queens, è cresciuto in un ambiente fortemente criminalizzato dove droga, armi da fuoco e affari clandestini erano pane quotidiano. 50 Cent non ha mai conosciuto il padre; sua madre è stata trovata morta nel suo appartamento quando Curtis era ancora in tenera età, in un ambiente saturo di gas: l'inchiesta legata al suo decesso è stata chiusa quasi subito dalla polizia, anche se si sospetta che si fosse trattato di un omicidio dovuto a questioni di droga. Cresciuto con i nonni, il ragazzo, una volta abbandonata la scuola, comincia a frequentare la strada. Qui oltre a conoscere i compagni di sempre Lloyd Banks e Tony Yayo, che lo accompagneranno anche nel successo musicale, comincia ad addentrarsi nel giro dello spaccio di crack ricavandone una cospicua "notorietà", tant'è che a soli diciott'anni può vantare il lusso di possedere due automobili Mercedes. Il giovane Curtis entra, inoltre, nel giro della boxe clandestina, continuando ad arricchirsi in modo illecito. All'età di diciannove anni viene arrestato ben sei volte nel giro di due settimane, per spaccio. Solo la nascita di suo figlio Marquise lo costringe a dare una nuova prospettiva alla sua vita. Con il tempo conosce molte persone nell'ambito della musica rap, tanto da incontrare un amico comune, Jason Mizell, il dj dei Run DMC, che gli propone un contratto discografico con la sua etichetta JMJ Records. È proprio il grande produttore, assassinato nel febbraio 2002 nel suo studio di registrazione, a formare musicalmente l'inesperto cantante (che nel frattempo ha assunto lo pseudonimo "50 Cent"). Nonostante tutto, non riesce a dare un'impronta solida sul suo prossimo successo; infatti, dopo poco tempo, 50 Cent lascia la JMJ per aggregarsi alla Trackmaster, un team di produzione di proprietà del colosso Sony / Columbia Records. Sotto questo contratto incide un primo album The power of the dollar, la cui pubblicazione viene continuamente rimandata. Ciò è dovuto alla diffusione non autorizzata dell'album (il cosiddetto bootleg) nel circuito underground newyorkese, ma soprattutto ad un'aggressione a mano armata che 50 Cent subisce il 24 maggio 2000 sulla 161esima Strada nella zona South Jamaica del Queens, dove viene raggiunto da nove colpi di arma da fuoco, che lo costringeranno a restare in ospedale per cinque mesi.

I proiettili lo raggiungono alle gambe, alle braccia, alle mani e uno gli penetra nel viso, perforandogli la lingua: da questo ne deriva il piccolo difetto verbale che presenta oggi nelle sue canzoni. L'attentato armato subito dal cantante potrebbe essere attribuito (anche se gli aggressori non sono mai stati identificati, e il caso è rimasto irrisolto) al testo del suo primo singolo How to rob, estratto dal disco. In questa canzone, il rapper immagina di essere un delinquente che deruba tutti i migliori cantanti sulla scena americana: Jay-Z, Puff Daddy, Master P., Lil' Kim, Will Smith, Timbaland, Missy Elliott, Ol' Dirty Bastard, RZA. La vicenda pone la Columbia Records nella situazione di dover fermare il continuo e incessante bootleg dell'album e, allo stesso tempo, ritiene che quanto accaduto al rapper possa generare delle ripercussioni poco piacevoli all'etichetta stessa; pertanto vengono immediatamente bloccate le vendite del disco, oltre alle riprese del primo video "Thug Love" duettato con il gruppo R'n'b femminile Destiny's Child. Dopo questa triste sventura, il disoccupato 50 Cent si ritrova nuovamente sulla strada: contrariamente però a quanto accaduto, il ragazzo non si dà per vinto e assieme al suo neonato gruppo, la G-Unit composta dagli amici Lloyd Banks e Tony Yayo, intraprende una nuova strategia di mercato per la sua musica, rilasciando per i quartieri di New York una serie incessante di mixtapes (dischi autoprodotti contententi rudimentali brani da studio, solitamente usati dai cantanti rap già affermati per pubblicizzare i loro prossimi lavori) grazie alla collaborazione con i migliori DJs hip-hop americani, tra i quali DJ Whookid e The NVGFather a.K.a. Mc TheNVGFather, che lo accompagneranno poi in tutte le sue performances live nel mondo. Questa strategia di mercato gli consente in breve tempo di ricevere parecchie proposte di contratti discografici da parte di numerose etichette musicali; firmerà un accordo congiunto con la Aftermath Record di Dr. Dre e la Shady Records di Eminem, che gli frutterà un milione di dollari.

2002–presente: L'ascesa

Dunque nell'autunno del 2002, 50 Cent comincia le registrazioni di quello che sarà il suo effettivo album d'esordio, dal titolo Get Rich or Die Tryin', che gli consentirà di vendere 872.000 copie solamente nella prima settimana di distribuzione. Il successo è dovuto soprattutto al singolo "In da club", in rotazione continua per radio e per televisioni di tutto il mondo. Nel frattempo il rapper si gode il successo e trova persino il tempo di sfornare altri mixtape, specialmente quelli della serie "G Unit Radio", in collaborazione con DJ Whookid, giunta al giorno d'oggi alla 15esima uscita. All'ondata di successo dovuta all'uscita di "Get rich or die tryin'", dopo aver collezionato concerti in ogni angolo del mondo e apparizioni televisive in emittenti americane ed internazionali, segue una "parziale" inattività. Durante questo periodo, si dedica alla produzione degli album solisti dei membri della G Unit (a cui si è aggiunto nel frattempo un nuovo membro, Young Buck), oltre all'album vero e proprio del gruppo stesso, intitolato "Beg for mercy". Il 2004 però è l'anno della svolta: il semplice successo musicale sembra non soddisfare più il rapper, che cerca altre strade per accrescere il suo successo. Mette così le basi per la fondazione di una sua etichetta indipendente anche se sempre affiliata alla Shady/Interscope/Aftermath, la G-Unit Records: questa viene presto arricchita grazie agli ingaggi dei gruppi Moob Deep, M.O.P., l'emergente Spyder Loc e l'affascinante cantante R'n'b, Olivia. Nel giro di pochi mesi 50 Cent mette in piedi un grosso cantiere di affari, tra cui la pubblicazione del suo secondo album The Massacre, conosciuto per il singolo "Candy Shop" duettato proprio con Olivia. 50 Cent ha creato una linea personalizzata di vestiti hip-hop, la G-Unit Clothing Company in collaborazione con la Ecko Unltd., e vanta anche un'esperienza da attore in un film basato sulla sua vita e sul suo passato burrascoso, "Get rich or die tryin'" diretto da Jim Sheridan. Infine il rapper è il protagonista di "50 Cent: Bulletproof", videogame valido per Playstation e X-box, che lo ritrae in perfetta versione digitale intento a sgominare una banda di pericolosi trafficanti nel cuore di New York. Oggi 50 Cent lavora col noto beatmaker statunitense Lil Jon per portare a termine la fusione fra le etichette da loro rappresentate, la BME Recordings e la G-Unit. Questo progetto prende il nome di G'$ Up. 50 inoltre ha lavorato nel film Sfida senza regole con Al Pacino e Robert De Niro la cui uscita nelle sale cinematografiche è stata il 12 settembre negli U.S.A.E il 21 settembre in Italia.

01/mar/2009

la povertà rinchiusa in un museo


L'inventore del microcredito lunedi' mattina in diretta su corriere.it
Il grande sogno di Muhammad Yunus:
la povertà rinchiusa in un museo
Il «banchiere dei poveri» è in Italia per parlare della possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank



«Relegheremo la povertà nei musei. Ce ne sarà uno in ogni Paese, ci porteremo i bambini in visita: resteranno orripilati scoprendo la condizione infame che così tanti essere umani hanno dovuto sopportare per così lungo tempo e condanneranno i loro progenitori che hanno permesso tutto ciò». E’ questo il primo dei «sogni a occhi aperti» di una lunga lista che Muhammad Yunus ha messo nero su bianco nel suo ultimo libro, «Un mondo senza povertà». Desideri che l’economista del Bangladesh e premio Nobel per la Pace 2006 vuole veder realizzati nei prossimi 40 anni. Tra questi ce ne uno che sembra già a portata di mano, è l’idea che a quanto pare sta conquistando imprenditori, multinazionali e filantropi in tutto il mondo: curare il capitalismo malato con dosi massicce di iniziativa economica con finalità sociali.

Di questo, Yunus, l’inventore del microcredito che tutti chiamano «il banchiere dei poveri», è venuto a parlare in Italia e di questo si discuterà lunedì mattina nell’incontro pubblico con il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che Corriere.it trasmette in diretta dalle ore 11 per consentire ai moltissimi, soprattutto giovani e studenti, che non hanno trovato posto in sala, di seguire gli interventi. L’economista ripercorrerà la storia della sua Grameen Bank (la banca «del villaggio») fondata nel 1977 per sostenere i poveri più poveri del Bengala, in particolare le donne, attraverso il microcredito senza garanzie. La Graamen, oggi diffusa in 57 Paesi, è diventata anche perno di un gruppo che va dalle telecomunicazioni alla sanità.

Yunus, avvicinato ieri al suo arrivo a Milano, ha confermato al Corriere le indiscrezioni che circolano sulla possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank anche in Italia, dopo l’esperienza fatta in altri Paesi europei. «Ne stiamo discutendo, ci stiamo lavorando, speriamo di poter dire qualcosa a breve» ha affermato. Negli incontri di questi giorni tra Milano e Roma, Yunus promuoverà intanto il suo progetto di business sociale. «Un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali - spiegherà tra le altre cose Yunus - è assai più efficace di un dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene consumato una sola volta, mentre quello investito in un’impresa continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero sempre crescente di persone».

L’impresa sociale è controllata da investitori privati, si muove nel libero mercato, senza perdite e senza massimizzare il profitto, al servizio del pianeta e delle persone. Qualche esempio? L’azienda che produce e vende prodotti alimentari di alta qualità ma a basso prezzo puntando a un mercato di bambini poveri e malnutriti, senza farvi incidere costi di pubblicità e di confezionamento. Quella che sviluppi sistemi di energia elettrica da fonti rinnovabili e li venda a un prezzo ragionevole a quelle comunità rurali che non sono allacciate alla rete elettrica. Quella che ricicla rifiuti, liquami e altri prodotti di scarto che altrimenti finirebbero a inquinare aree abitate da poveri. C’è anche un secondo «modello», quello di società orientate al profitto ma possedute e controllate da persone disagiate; qui la finalità sociale sta tutta nel fatto che i dividendi e l’incremento della capitalizzazione vanno direttamente a beneficio dei poveri. Come possono fare i poveri a compiere un passo del genere? Solo se qualcuno fa loro credito, soprattutto se micro e senza garanzie. Tutto dipende dall’idea che abbiamo dei poveri. Per Yunus sono come Bonsai, piante a tutti gli effetti con un vaso di ridotte dimensioni che non consente loro di crescere. Tutto quello che dobbiamo fare è dare terra.

Corriere


Un mondo senza povertà

Studiare gestendo milioni di dollari. Quelli veri


Nelle business school americane.
Capitalisti in erba L' obiettivo che si pongono le scuole? Insegnare subito il mestiere del «venture capitalist»



Imparare a fare i "capitalisti di ventura" con soldi veri, rischiando di perdere milioni di dollari se non si è fatta una buona due diligence o se il business non è decollato come previsto. È l' occasione unica offerta agli studenti di alcune scuole di business americane: dalla Penn state university alla Cornell, dalla University of Michigan all' Università del Nord Dakota. Grazie a donazioni di facoltosi ex allievi - come John Garber che nel 1999 regalò i 5 milioni di dollari iniziali del Garber venture capital fund della Penn - gli allievi di questi Mba possono passare dalla teoria alla pratica già sui banchi di scuola, con il vantaggio di non subire l' attuale stretta creditizia che sta mettendo in difficoltà i veri venture capitalist. Un altro vantaggio è che spesso le start-up in cui i fondi "studenteschi" investono sono spin-off, cioè nuove aziende nate dai programmi di innovazione tecnologica delle loro università. Il maggior successo del Wolverine venture fund nei suoi dieci anni di attività alla University of Michigan, per esempio, è stato IntraLase, una società di laser per operazioni oculistiche fondata da scienziati del Kellogg Eye Center dello stesso campus e andata in Borsa nel 2004: ha reso cinque volte l' investimento iniziale di 250 mila dollari, secondo Thomas Kinnear, il professore che fa da consulente al fondo. Ma il Wolverine fund, che oggi conta su un capitale di 3,5 milioni di dollari e ha in portafoglio una dozzina di piccole aziende high-tech, ha anche subìto la chiusura di un paio di società su cui aveva scommesso. Gli studenti non intascano i profitti, né pagano le perdite, ma guadagnano in know-how nel fare la due diligence dei piani di sviluppo delle aziende che si propongono come investimenti: dopo aver ottenuto l' Mba, possono trovare impiego sia nelle società di venture capital, sia come manager delle aziende da loro finanziate. Secondo Anthony Warren, professore e consulente del Garber fund, ai venture capitalist piace avere qualcuno dall' altra parte che capisce il loro gergo e il loro modo di fare le valutazioni. James Macon, ex studente e "capitalista" del fondo Big red ventures alla Cornell è diventato per esempio vice presidente per lo sviluppo del business di e2e materials, un produttore di componenti biodegradabili nato dal centro ricerca sui materiali della Cornell e finanziato dallo stesso fondo (1,5 milioni di dollari in gestione).
Corriere