30/apr/2008

ORA SIAMO NUDI!



I redditi degli italiani sono sul Web
L'agenzia delle entrate ha reso consultabili da chiunque i redditi dichiarati da tutti i cittadini del Belpaese



MILANO - Il passaparola è stato fulmineo. Dopo poche ore infatti il sito era già intasato. Del resto l'occasione è ghiotta: poter scoprire con un clic quanto guadagna (o meglio guadagnava) visto che i dati sono relativi al 2005, il vicino di casa o il collega d'ufficio. O qualche personaggio celebre per gli amanti del gossip.

COME ACCEDERE AI DATI - L'agenzia delle entrate ha reso disponibili per la prima volta nel nostro Paese a tutti, i redditi dichiarati da tutti i cittadini italiani nel 2006. Basta cliccare su www.agenziaentrate.gov.it poi dalla home page cliccare sul link Uffici (in alto a destra) quindi cliccare su «elenco uffici» da qui su «elenchi nominativi dei contribuenti» e infine su «consultazioni elenchi dichiarazioni», cliccare sulla regione della persona che si sta cercando, sulla provincia e sul comune e dopo aver inserito un codice di sicurezza presente sulla pagina stessa, scaricare il file che contiene il dato cercato.

Il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco (Imagoeconomica)
Si potranno conoscere una serie di dati importanti: la categoria prevalente di reddito, l'ammontare del reddito imponibile, l'imposta netta e (per chui ce l'ha) l'ammontare del reddito d'impresa.

VIP - Si scoprono così situazioni curiose. Nel 2005 un industriale come Luciano Benetton dichiarava un reddito imponibile di 1.635.722 euro, contro i 4.272.591 del comico Beppe Grillo ora diventato celebre per i V-day o i 3.580.995 di euro del più celebre Roberto Benigni. Il reddito non sembra tenere conto della fama: una celebre attrice come Sabrina Ferilli dichiarava un reddito di 423.829 euro decisamente inferiore ai 1.824.084 euro di una comica tv, allora più di nicchia, come Luciana Litizzetto.

PERSONAGGI DELLA CRONACA - Ma non ci sono limiti allo strumento messo a disposizione dell'Agenzia delle entrate. Se, per esempio, ci mettiamo alla ricerca di alcuni personaggi celebri delle cronache degli ultimi anni scopriamo che Olindo Romano, accusato della strage di Erba, dichiarava 18.809 euro.

VISCO: «FATTO DI DEMOCRAZIA» - Il primo commento all'archivio on line arriva dal viceministro all'Economia Vincenzo Visco che ha avuto un ruolo determinante per la sua creazione: «E' un fatto di trasparenza, di democrazia, non vedo problemi: c'è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano. Era già pronto per gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi».

LA REPLICA DEL GARANTE DELLA PRIVACY - Ma Visco viene immediatamente sconfessato dal Garante della Privacy: «L'iniziativa dell'agenzia delle entrate non è mai stata sottoposta all'attenzione del Garante della privacy. Il collegio è convocato per il pomeriggio di oggi per esaminare la questione». Così gli uffici del garante, interpellati a proposito della pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi.


LA CONTROREPLICA DELLE ENTRATE - È un provvedimento a norma di legge replica invece l'Agenzia delle Entrate. Il provvedimento, a firma del direttore dell'Agenzia, Massimo Romano, è stato trasmesso ai Comuni e agli uffici locali con il compito di rendere disponibili gli elenchi.

PANNELLA - E inevitabilmente dopo le parole di Visco scoppia anche la polemica politica: «Non capisco quale problema ci sia» sottolinea Marco Pannella, leader storico dei Radicali. «A una funzione pubblica, corrisponde un servizio pubblico», osserva Pannella, sottolineando che la privacy non è un concetto che lo entusiasma, perchè «è necessario far prevalere il diritto di sapere piuttosto che quello di essere ignorati».

CROSETTO - Di tutt'altro parere Guido Crosetto, parlamentare del Pdl: «E' un atto vergognoso». È un modo, spiega l'esponente del Pdl, «per vedere come guadagna il vicino, e creare contrasto fra le persone normali». È un provvedimento che «per una volta, non riguarda i politici ma crea incrinature nella societá di cui certo non si sentiva il bisogno», conclude Crosetto.

corriere

29/apr/2008

Il metodo anti stro...



Questo libro è dedicato a chi subisce abusi da parte di superiori e colleghi, ma anche a chi ha il potere (oltre che l'interesse) di cambiare le cose.

Nel 2004 la "Harvard Business Review" pubblicò le venti idee per l'economia del futuro. Tra queste figurava la proposta di Robert Sutton, professore all'Università di Stanford, di adottare un metodo per liberare le aziende da bastardi, arroganti, tiranni, maleducati e prepotenti - in una parola dagli "stronzi" - di qualsiasi età, sesso o livello.

Secondo numerose ricerche, infatti, il loro comportamento aggressivo e umiliante demotiva i lavoratori, sgretola l'affiatamento del gruppo, causa l'aumento del turn over e dell'assenteismo, provocando danni enormi non solo alle vittime ma anche alle strutture in cui operano.

Quella proposta è ora diventata un libro che a pochi mesi dalla sua comparsa sul mercato statunitense ed europeo ha già venduto più di un milione e mezzo di copie ed è in via di pubblicazione in altri quindici paesi. Un testo rigoroso e acuto, vivace e ricco di umorismo, che non si limita alla sola analisi della situazione ma fornisce suggerimenti pratici sia ai dipendenti che ai manager per identificare e isolare gli stronzi evitando il contagio, venire a patti con loro (solo quando necessario) e, se proprio inevitabile, cancellarli dalla propria esistenza.

Robert I. Sutton - E' titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa. Laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing. E’ o è stato consulente per le maggiori aziende americane ed europee, dalla Pepsi alla Nokia, dalla Nike all’IBM.

Leggilo Ora

28/apr/2008

Un leader insolito


Siede dal 2000 sulla plancia di comando della Microsoft, fondata nel 1975 da Bill Gates e Paul Allen. Guida dunque in qualità di Chief Executive Officer la più potente software company. Il Ceo del gigante di Redmond non ha l'iconografica fama di Gates, il quale resta l'anima di Microsoft, anche se si è dedicato da gennaio 2008 alla sua fondazione, ma Ballmer è davvero un personaggio carismatico per i dipendenti della multinazionale Usa e per l'enorme community degli sviluppatori.

Nato il 24 marzo 1956, laureato ad Harvard nel 77, ha lavorato due anni in Procter & Gamble Ballmer come assistente del product manager. In Microsoft dal 1980, non è certo il manager ingessato all'italiana o all'europea: non ha l'intelletuale appeal di uno Steve Jobs, ma è decisamente estroso. Basta vedere i comportamenti esibiti durante i megaraduni con i software developer, dove madido di sudore incitava il pubblico come se fosse il coach di una squadra di rugby. Decisamente singolare, Ballmer è l'artefice della nuova Microsoft, quella che sta giocando duro nell'operazione Yahoo!.

È la trentesima persona più ricca del mondo, ma pur con un capitale personale stimato in 15 miliardi di dollari non intende mollare il suo lavoro. Il suo patrimonio proviene dalle stock options della società.

E non si tratta di brama di potere. «Microsoft – ha dichiarato qualche giorno fa in un convegno a Milano - è la mia vita: amo la gente con cui lavoro e amo la tecnologia. Credo fortemente nella sua forza positiva che porta vantaggi per tutti: per la società e le persone». (M.Cia.)


ilsole24ore

26/apr/2008

Why we want you to be rich


Perché Vogliamo che tu sia Ricco



Come puoi risolvere un problema se non riesci prima a vederlo?
Gli autori ti offrono alcune intuizioni e linee guida per focalizzarti sul problema e trovare le soluzioni. Poi spetta a te far seguire l'azione ai pensieri e i risultati all'azione!

Donald Trump e Robert Kiyosaki hanno deciso di scrivere insieme questo libro – ai primi posti delle classifiche americane - per la loro comune passione nel trasmettere un messaggio e per il loro desiderio di dare la giusta enfasi all’istruzione finanziaria.

Ci sono tre livelli di consigli finanziari: i consigli per i poveri, i consigli per il ceto medio e i consigli per i ricchi.
1. I consigli finanziari per i poveri sono che lo Stato provvederà a loro. I poveri contano sulla Previdenza Sociale e sul servizio sanitario statale.
2. I consigli finanziari per il ceto medio sono i seguenti: trovati un posto fisso, lavora sodo, vivi al di sotto delle tue possibilità, risparmia denaro, investi a lungo termine nei fondi comuni e diversifica.

La maggior parte dei membri del ceto medio è costituita da investitori passivi, investitori che lavorano e investono per non perdere. I ricchi sono investitori attivi che lavorano e investono per vincere.

Questo libro ti propone di diventare un investitore attivo, di espandere le tue possibilità per vivere una vita straordinaria lavorando e investendo per vincere.

- Come investire per Vincere
- I vincitori assumono il controllo

- Pensa alla grande


- Perché alcune persone non vogliono diventare ricche... non riescono a diventare ricche
- Se qualcosa influirà sulla tua vita, è meglio sapere il più possibile in proposito
-C'è una differenza tra risparmiatori e investitori..
- In quale quadrante vuoi vincere?

- Tutti hanno problemi economici. Se vuoi arricchirti, risolvi i problemi. Identificare i problemi crea l'opportunità per creare una soluzione


-Una delle ragioni per cui tante persone si sentono insicure è che le scuole non hanno mai insegnato loro l'importanza del controllo nella vita

- La maggior parte delle persone fa fatica con il denaro perché a scuola impara solo a lavorare per il denaro. Di rado impara a far lavorare il denaro per sé



Compralo Ora

21/apr/2008

La felicità aumenta con gli anni


Secondo uno studio Usa la generazione dei baby boomers è ancora ricca di entusiasmo



Il sociologo Ampola: "Ai giovani manca una vita di qualità: dedicate più ore all'amore"
di SARA FICOCELLI

ROMA - La felicità è una questione di qualità e aumenta con l'avanzare degli anni. Questa frase non è solo la strofa di una canzone dei CSI ("Io sto bene") ma il risultato di uno studio sociologico americano durato oltre trent'anni, dal 1972 al 2004.

La ricerca è arrivata a questa conclusione a seguito di una serie di interviste condotte dal National Opinion Research Center dell'Università di Chicago, che ogni anno ha chiesto a 1500 - 3000 persone: "Diresti che sei molto felice, abbastanza felice o non troppo felice?".

A sorpresa, a rispondere in modo più ottimista sono state le persone più in là con l'età. Tra il 15 e il 33 per cento dei giovani americani si è detto contento, e tra questi le donne più degli uomini e i bianchi più dei neri. Ma oltre la metà degli intervistati intorno agli 80 anni si è dichiarato decisamente soddisfatto, in barba a rughe, responsabilità e acciacchi. "Con l'età arriva la felicità perché crescendo migliora la qualità della vita" spiega Yang Yang, sociologo dell'Università di Chicago, in un rapporto sul sondaggio pubblicato dall'American Sociological Review. Yang sostiene inoltre che il miglioramento nell'autostima e altri tratti che contribuiscono al benessere tendono a venire con l'età.

Secondo il professor Massimo Ampola, docente di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso l'Università di Pisa, le ragioni sono invece da cercarsi altrove. "Gli adulti e gli anziani di oggi sono figli di generazioni che hanno lottato e creduto in ciò che facevano - spiega - Generazioni cresciute con una concezione costruttiva della vita: i baby boomers di ieri, grazie a quell'entusiasmo, riescono oggi a sentirsi ancora vivi". Nonostante le delusioni, i sogni irrealizzati e le aspettative mancate, gli adulti e gli anziani di oggi mantengono dunque un bagaglio di ottimismo ed entusiasmo che li aiuta a trovare sempre nuova energia.

"I giovani di oggi - continua Ampola - vivono invece il conflitto tra quantità e qualità. Hanno a disposizione tutto quello che vogliono, ma faticano a dare un valore qualitativo alle proprie risorse". Secondo il professore si tratta di una questione di qualità della vita: "E' la società che non mette i giovani in condizione di apprezzare ciò che hanno: viviamo una fase di passaggio simile a quella che, a metà dell'800, sconvolse il mondo del lavoro con il passaggio all'industrializzazione. In momenti così delicati le nuove generazioni dovrebbero essere ascoltate".

Ecco perché il professore, ai suoi studenti, ricorda quanto sia importante dedicare più ore all'amore, alle amicizie e ai rapporti sociali in generale: questa, secondo lui, può essere l'unica strada verso il recupero della qualità di ogni giornata.

Con il termine baby boomer si intende una persona nata tra il 1945 ed il 1964 nel Regno unito, negli Stati Uniti, in Canada o Australia. Dopo la seconda Guerra Mondiale, questi Paesi presentarono un forte incremento nelle nascite, fenomeno comunemente conosciuto come "baby boom". I baby boomers hanno vissuto la guerra del Vietnam, le lotte per i diritti civili, il movimento hippie, la rivoluzione sessuale. E si ritrovano oggi, dopo aver attraversato l'ultimo secolo del millennio, mediamente più felici dei propri figli.
repubblica
(21 aprile 2008)


E' chiaro il perchè, i VECCHI Sono gli unici che possono godersi il presente, perchè non hanno paura del futuro!

Riorganizzazione aziendale

Anche da voi è lo stesso?




(fonte: manager.it)

17/apr/2008

Petrolio ancora petrolio...


Mi ero ripromesso (o avevo sperato) di non affrontare più l'argomento, ma con queste notizie non potevo:

petrolio sopra i 115 dollari al barile, benzina a 1,40 al litro


Prosegue la corsa dei prezzi petroliferi, con il barile di West Texas Intermediate - principale riferimento per il mercato dell'oro nero - che aumenta il suo record a 115,45 dollari. Le impennate erano ripartite ieri, prima sulla scia dei nuovi cali del dollaro sull'euro - i futures sul greggio sono un modo per mettersi al riparo dal fattore cambi, e quando il dollaro cala diventano più appetibili per gli investitori non americani - poi a seguito dei cali delle riserve strategiche di greggio e benzine degli Usa. Ma proprio su questo punto gli analisti mettono in guardia da atteggiamenti schizofrenici del mercato.

Sulla scia del caro greggio prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti con la benzina che sfonda quota 1,40 euro al litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia la verde registra nei distributori della Shell, un rincaro di 0,004 euro al litro che ha spinto i prezzi di vendita consigliati ai gestori a quota 1,402 euro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che - senza considerare lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane, pari a 2 cent al litro - porterebbe il prezzo a 1,422 euro, ai record cioè di tutti i tempi.


Uno dei fattori scatenanti delle ultime impennate del greggio è stato infatti il calo delle riserve Usa di benzine, 5,5 milioni di barili in meno, secondo quanto registrato per la scorsa settimana dal Dipartimento per l'Energia Usa. Una flessione ben superiore alle attese che interviene mentre vanno accumulate le scorte in vista della 'driving season' estiva.
Ma Victor Shum, analista della Purvin & Gertz a Singapore, rileva come il calo delle benzine risente anche di un indebolimento della domanda finale legato ai forti aumenti dei prezzi alla pompa. "Gli stessi dati del Dipartimento per l'energia mostrano che le scorte di benzine sono innanzitutto diminuite perchè i raffinatori non stanno ordinando greggio - spiega -. Le preoccupazioni per le forniture di benzine nella driving season potrebbero essere eccessive".
Nel corso della mattinata di oggi, negli scambi dell'after hours sul Nymex, il barile di Wti ha segnato un picco a 115,45 dollari, successivamente i futures in prima scadenza si attestano in rialzo di 13 cents rispetto alla chiusura ufficiale di ieri, con il barile di Wti a 115,06 dollari. Quota 115 era stata già oltrepassata nella seduta di ieri. Stamattina sulla piazza internazionale di Londra il barile di Brent, il petrolio del Mare del Nord, aumenta di 26 cents a 112,92 dollari.
Ad alimentare le tensioni di mercato anche i rischi di un consistente calo della produzione della Nigeria, primo esportatore dell'Africa continentale, riferiti oggi dal Financial Times che cita un rapporto dei consulenti del governo locale.
Senza investimenti adeguati, un terzo della produzione del paese rischia di evaporare entro il 2015.


sole24ore

Nella villetta di Mister Ikea


Ecco una vita da tirchio


EPALINGES — «Che male c'è confrontare i prezzi sulle bancarelle e scegliere le cose più convenienti? O andare al mercato prima della chiusura, quando fanno gli sconti? Penso sia meglio passare per tirchi che buttare i soldi dalla finestra». Una legittima esternazione da modesto pensionato può assurgere a massima filosofica se a pronunciarla è uno degli uomini più ricchi del mondo, Ingvar Kamprad, più noto come «Mister Ikea» (fortuna personale stimata attorno ai 18 miliardi di euro), lo svedese che oltre 60 anni fa ha inventato l'omonima azienda, rivoluzionando su scala planetaria il modo di arredare e di abitare. L'ultimo bilancio Ikea parla d'un fatturato da 19,8 miliardi di euro (1,3 miliardi alla voce-Italia) in un tripudio di continua espansione territoriale e commerciale.

Ma di fronte a una tale opulenza di cifre lui non si scompone. Anzi, vive quasi da povero. Vestiti più da bocciofila che da alta finanza, vecchie macchine, voli economici su Easy-Jet e abbonamenti in metrò nelle grandi città. Insomma zero lusso, zero sprechi, zero clamori. I suoi eccessi? Qualche tempo fa si è permesso una Porsche. Ma poi forse si è pentito. «In genere, non voglio strafare né essere diverso dai miei clienti: ci tengo a dare il buon esempio. Ogni tanto mi piace regalarmi qualche bella camicia, qualche cravatta e adoro cenare con pesce del mare scandinavo». Come giorni fa, in occasione del suo compleanno: 82, portati bene nonostante la fluttuante simpatia per l'alcol.

Certo, un anziano ipermiliardario lo si immaginerebbe sempre sotto le palme in panama e bermuda. Invece il suo buen retiro, dignitosamente anonimo, è Epalinges, cantone svizzero di Vaud, 800 metri di altitudine, 7700 abitanti, 10 minuti di macchina da Losanna e dal suo freddo lago. Svizzera per via delle tasse, pensano molti. Ma non solo. Intanto Epalinges è circondata dalle foreste, richiamo non secondario per il figlio d'un guardaboschi che ha fondato un impero del legno. E poi consente di nascondersi, come il più tranquillo dei pensionati. «In fondo sono in pensione dall' 85», ama sdrammatizzare, mentendo perché all'Ikea non si muove foglia (di frassino o di abete) che lui non voglia.

Anche la casa rispecchia i parametri minimalisti del proprietario, che qui vive con la moglie Margaretha, da cui ha avuto tre figli, Peter, Jonas, Matthias (44,41,39 anni) tutti ormai inseriti, ma senza troppe coccole, nella vetta del gruppo. È un piccolo complesso di bungalow bianchi, vicino al golf. Due chiacchiere con i vicini sul tempo, che non è mai un granché ma fa niente, stradine strette, un bel silenzio nordico.

L'interno? Una rigorosa applicazione del catalogo aziendale che con i suoi quasi 170 milioni di copie in 24 lingue, passa per essere il testo più consultato al mondo dopo la Bibbia. Leggenda vuole che i suoi mobili il signor Ingvar se li monti, spartanamente, da sé, primo fondamento del credo ikeasco. Ai supermercati Migros e Coop (davanti all'hotel Union) le commesse lo vedono spesso con la moglie alle prese con sacchetti, borse e monetine. «Persona gentile, affabile - dicono - ma a vederlo, più simile a tanti altri signori anziani magari in difficoltà ad arrivare a fine mese che a un riccone». Questa dimensione casalingo-minimalista non gli impedisce però di viaggiare molto e mai per divertimento (ultima destinazione, Vietnam), di tastare il polso costantemente all’azienda e di mettere su tutte le decisioni il suo punto di vista. Che è sempre vincolante, anche perché raramente ha sbagliato obbiettivo. Altra massima: «Bisogna fare quello che si sa. Io sono abbastanza bravo a vendere mobili anche se sono anziano. Non sono il tipo da orto o da giardinetti ». Non ha tutti i torti.

Gian Luigi Paracchini
dal corriere

Un corso da «brava milionaria»


Emma Watson a lezione d’economia. «Così non dilapiderà il suo patrimonio» -Harry Potter-



LONDRA — Diciotto anni e 16 milioni di euro in banca: Emma Watson, in arte l'amica del cuore di Harry Potter, diventa maggiorenne, ma pur essendo ricchissima potrà usufruire solo in parte del suo patrimonio. I genitori dell'attrice, scelta per il ruolo di Hermione quando era ancora una bambina e cresciuta sul set, hanno chiari i problemi legati all'avere troppi soldi troppo presto. Con il primo assegno intestato alla figlia hanno aperto un conto fiduciario presso la banca della famiglia reale: saranno ora gli esperti di Coutts a tenere un occhio sulle spese della giovane star, gli stessi esperti che, prima del suo compleanno, hanno fatto fare a Emma un corso accelerato su come utilizzare gli introiti in modo sensato.

Come leggere il Financial Times, come creare un'azienda, come investire in azioni etiche, come sponsorizzare una charity, come tutelare la propria immagine: una serie di lezioni tenute da luminari di vari campi, dall'amministratore delegato del quotidiano della City, al direttore di una nota agenzia di relazioni pubbliche: una specie di scuola per «milionari responsabili» frequentata in contemporanea anche da un altro protagonista delle avventure di Harry Potter, Tom Felton, il malefico Draco Malfoy. «Chris e Jacqueline Watson — ha raccontato una fonte vicina all'attrice—sono due avvocati in carriera che, pur se divorziati, continuano ad occuparsi insieme della crescita della figlia. Vogliono che i soldi le assicurino un futuro tranquillo e privo di difficoltà finanziarie, non che siano sperperati in pochi anni in capricci da star». Gli esempi, d'altronde, non mancano: per ogni Daniel Radcliffe — il protagonista di Harry Potter la cui fortuna, grazie a investimenti oculati, si aggirerebbe già attorno ai 40 milioni di euro— c'è una Paris Hilton o una Britney Spears.

Ora che è una giovane donna, Emma comincia inoltre a concedersi qualche vizietto: i grandi atelier per le feste — a cominciare dalla sua per i 18 anni, prevista per il fine settimana —, la macchina, i boyfriend, non sempre, tra l'altro, proprio bravi ragazzi. Come l'ultimo, Johnny Borrell, cantante dei Razorlight, ex tossico, grande amico di Pete Doherty, l'ex di Kate Moss. Quando i due, lo scorso febbraio, sono stati fotografati insieme a una festa organizzata per la settimana della moda londinese, i genitori di Emma, e insieme a loro i produttori dei film di Harry Potter, sono andati in tilt: nel nuovo contratto della Watson è stata inserita una clausola che le richiede di tenere in pubblico un «comportamento appropriato».

Una strategia di autodifesa comprensibile, se si considera che per i prossimi tre film della serie — il romanzo conclusivo, «I doni della morte», verrà infatti diviso per il cinema in due puntate — Emma incasserà altri otto milioni di euro. Per ora, comunque, ha la testa sulle spalle. Dopo la maturità, che conseguirà quest'estate, vuole continuare gli studi: ha fatto domanda a Cambridge per studiare filosofia. È al corrente, inoltre, del fatto che danneggiare il proprio marchio è facile: qualche foto all'uscita di un night può far nascere dubbi nella mente di un regista. Basta poco, l’hanno avvertita da Coutts, a incrinare una carriera. Hanno stabilito così, per ora, una «paghetta» mensile da 1.500 euro. Poi si vedrà.

Paola De Carolis

fonte: corriere

12/apr/2008

Bill contro Slim: chi è più ricco?


Ma che dubbi amletici....
E' stato un interessante anno per monitorare le ricchezze. Fino a sei mesi fa incima alla lista dei più ricchi c'era ancora lui. Sir Bill Gates Terzo. Ma ora il magnate delle telecomunicazioni Carlos Slim Helú ha colmato il gap.
Allora, chi è il più ricco?
La risposta non è così semplice...dipende dal giorno!

Il 31 agosto, quando è stata chiusa la classifica, Carlos e Bill erano quasi pari a quota 59 billioni di dollari, ma ora chi è più ricco?
La differenza è nell'ordine dei 500 milioni, troppo piccola per fortune così grandi.
Tuttavia una variazione di 2 dollari sul prezzo di un'azione Microsoft o di una azienda di cellulari di cui Slim possiede il 30%, può aggiungere o sottrarre bilioni di dollari a ciascuno.
La fortuna di Gates non può essere ragionevolmente calcolata su base giornaliera, mentre quella di Carlos si. Infatti almeno la metà della fortuna di Gates è trattenuta in investimenti privati, azioni e bond. E' pressochè impossibile calcolarne il preciso ammontare ogni giorno.
Non ci sono dubbi però che Slim sta procedendo per la strada giusta per raggiungere il titolo, infatti fono a marzo la sua ricchezza è aumentata del 20%, mentre Bills solo del 5%.
Può darsi che presto sapremo il vincitore...

(fonte:forbes)

08/apr/2008

Organizzazioni straordinarie



Esiste qualcosa di molto più raro, di più elevato e ben più difficile da trovare che l’abilità. Questa è la capacità di riconoscere l’abilità." (Elbert Hubbard)



La scomoda verità è che oggi sono poche le aziende in grado di rispondere con un “sì”. Le nostre ricerche su oltre 2.000 dirigenti in rappresentanza di più di 1.000 società hanno dimostrato che soltanto una piccola minoranza di società sono riuscite a creare un ambiente attraente per i migliori talenti, individuandoli con accuratezza e premiandoli, assegnando ruoli appropriati e permettendo loro di realizzare il massimo potenziale in termini di successo.

Per essere straordinaria, una società deve cercare di assumere i migliori, fornendo loro la possibilità di raggiungere il successo ed il potere di assumere il controllo delle loro carriere. Deve creare una cultura del successo e stabilire un forte sistema di valori basato sulle deleghe, sul comportamento proattivo e sull’integrità.

Rivedendo il suo approccio su come attrarre, selezionare, sviluppare, valutare e premiare il suo staff, una società può diventare un’organizzazione straordinaria che sfrutta il successo dei suoi individui.

Il modo in cui rispondi alle seguenti domande dà un forte contributo nell’identificare eventuali opportunità:

* La cultura della tua società tende a coltivare il successo di ciascuna persona, oppure a soffocarlo?
* La tua società valuta accuratamente, riconosce e premia il suo staff per giungere ai giusti risultati, realizzati attraverso comportamenti desiderati?
* Date le competenze organizzative necessarie per il successo nel mercato, esistono delle risorse sufficienti all’interno dell’organizzazione, e sono propriamente assegnate per affrontare queste sfide?

Troppe società non coltivano una cultura del successo. Le nostre ricerche dimostrano che meno del 10% degli impiegati pensa di fare il lavoro giusto. E’ un dato pesante, ma facile da comprendere quando si considera che la costante pressione di ridurre i costi ha causato l’assoluto abbandono di career development da parte di molte società, spesso lasciando che le persone sopravvivano o falliscano da sole.

Anche le attività di mentor e “apprendistato” sono scoraggiate a favore di risultati immediati e coloro che ricoprono ruoli di mentor si sentono insicuri e demotivati.

Ma esistono delle eccezioni. Alcune organizzazioni hanno speso molto per creare una cultura del successo e godono di una eccezionale produttività, innovazione e performance dal loro staff.

Attrarre, tenere e sviluppare il miglior talento è una delle sfide più critiche che le aziende di oggi devono affrontare. I mercati sono in uno stato di continuo cambiamento; la competizione globale e virtuale ha intensificato la battaglia per il successo e la sopravvivenza; le persone si sentono meno legate alle loro società. Il talento è attualmente l’asset più prezioso del mondo del business ma attrarre e trattenere i talenti richiede 3 fattori chiave:

* Creare una cultura del successo – attrarre i migliori fornendo la conoscenza, gli strumenti ed un ambiente che dia a tutto lo staff la possibilità di aumentare il successo delle loro carriere.
* Valutare e premiare la performance – stabilire la giusta combinazione di premi differenziati e di una coerente valutazione di performance.
* Colmare i vuoti – rivedere periodicamente la distribuzione delle risorse rispetto a ciò che il mercato esige per ottenere il successo ed agire per rimanere al top.
(fonte: Spencer Stuart)

03/apr/2008

A ognuno spetta il bacio giusto


Una guida del Wall Street Journal indica le abitudini dei diversi paesi
Negli Usa corsi per manager Uomini e donne d'azienda invitati a prendere confidenza con un modo di salutarsi che loro non usano



WASHINGTON – L’America ha inventato un nuovo corso, il corso del “bacio sociale”, per il manager americano, uomo o donna. Nell’età della globalizzazione, ha stabilito, un buon manager deve imparare a baciare le nuove conoscenze. Non sulla bocca, naturalmente, ma sulla guancia. Questo bacio, spiega il Wall Street Journal, “è un’arte”, è destinato a creare una modesta intimità e generare fiducia. Insomma, è uno strumento indispensabile di lavoro in tutte le culture che lo praticano, senza baci non si fanno affari. Ma sapere baciare sulla guancia, se sfiorarla col bacio o se stamparvelo sopra, non basta: il manager deve anche sapere se ci vuole un bacio solo, o se ce ne vogliono due o tre; e se il bacio va dato soltanto tra uomo e donna, o anche tra uomo e uomo, e donna e donna. In Italia, dove baciarsi sulla guancia e prendersi sottobraccio, soprattutto tra persone dello stesso sesso, è la cosa più normale di questo mondo, può sembrare bizzarro che il manager americano debba essere istruito al riguardo.

OGNI NAZIONE HA IL SUO BACIO - Ma nell’America puritana, dove tuttavia capita di essere baciati sulla bocca dalle nuove conoscenze, ma uomo - donna, non uomo – uomo come in Russia, è una specie di rivoluzione. Di norma, gli americani si limitano a una vigorosa stretta di mano, anche all’ennesimo incontro. I manager in particolare sono abituati a mantenere una certa distanza fisica. Ma hanno scoperto che coi soci, clienti, dipendenti, investitori stranieri non funziona. Essi si aspettano il bacio sulla guancia, non darglielo significa passare al minimo per villani, e dunque offenderli. Da “Niente baci, siamo americani” (ricordate la commedia: “Niente sesso, siamo inglesi”?) il manager sta così passando a una frenesia di “baci sociali”.

LA GUIDA - Il Wall street journal ha addirittura pubblicato una sua guida: un solo bacio sulla guancia in Messico, due o quattro in Francia, tre in Etiopia, e via di seguito. Cristina Binkley, la sua maestra di etichetta, lo ha incoraggiato ricordando che secondo il Foro scientifico internazionale sulla igiene domestica trasmette più germi la stretta di mano che non il bacio sulla guancia. Il suo insegnamento: chi possiede il grado più alto, uomo o donna, prenda l’iniziativa; incominci o si fermi alla guancia destra, a seconda delle circostanze; non si tiri indietro se l’iniziativa la prende l’altro o l’altra. Una fatica… In realtà, non è che nessun americano sinora si baciasse sulla guancia.

I BACI FREQUENTI DI BUSH - Tra i politici, il “kisser in chief”, il baciatore in capo, è il presidente Bush, che bacia anche gli estranei; e a qualsiasi riunione partecipino, la segretaria di stato “Condi” Rice e la leader della Camera Nancy Pelosi vengono baciate, soprattutto dagli uomini, essendo due belle donne. Di più: nel mondo della moda, due baci sulla guancia sono di prammatica, mentre a Hollywood vengono solo simulati. Ma per il manager è diverso. «Attento - ammonisce la Binkley - che se inviti qualcuno a casa e lo baci sulla guancia, quello si aspetta che tu lo baci anche sul lavoro». Niente esagerazioni, quindi, perché anche un passo falso potrebbe farti perdere l’affare.

(fonte:corriere)
Ennio Caretto
03 aprile 2008

02/apr/2008

Il Lupo di Wall Street



Che dire... da leggere!
Un broker di Wall Street che non guadagna almeno 900 mila dollari al terzo anno di attività è considerato poco più di un fallito. I migliori triplicano questa cifra. Ma nessuno riuscirebbe a raggiungere i livelli del «Lupo»: 25 milioni ogni sei mesi. Ecco quanto intascava Jordan Belfort, grazie alla sua società di brokeraggio Stratton Oakmont, una delle più spericolate nella storia americana.
Belfort trattava azioni a microcapitalizzazione da 5 dollari, un prodotto finanziario di solito ceduto a investitori poco esperti, in grado di speculare al massimo con qualche migliaio di dollari. L'idea del Lupo era la vendita organizzata di queste azioni a investitori ricchi, muovendo cifre a sei zeri. L'affare ha funzionato e, a 26 anni, lo ha fatto decollare nell'olimpo dei «padroni dell'universo», tra droghe di ogni genere, orge ed eccessi. Almeno fino a quando l'Fbi non ha interrotto la festa.
Frode, riciclaggio di denaro, evasione fiscale, insider trading... Belfort ha collaborato con le autorità e se l'è cavata con 22 mesi di detenzione. Oggi, a 45 anni, pubblica la sua autobiografia: Il lupo di Wall Street (Rizzoli), l'ascesa e la caduta di un avventuriero geniale e corrotto.
Con Panorama Belfort scopre (forse ancora con qualche eccesso) gli assi nascosti. A ominciare dal trucco che gli faceva guadagnare 50 milioni l'anno, il «buco nero». «Era un'espressione in codice della società Stratton e indicava un prestanome, che possedeva quote di azioni. In realtà, il loro uso era frequente a Wall Street, io li adpperavo solo con più sfacciataggine. Facevo salire le quotazioni attraverso la pressione dei miei broker alla Stratton. Poi dai miei buvhi neri vendevo ai clienti le azioni a prezzi massimi».
Il gioco riusciva anche perché il sistema finanziario non era ancora completamente automatizzato: «I controlli erano lenti e la Sec (la Consob statunitense, ndr) doveva inventare nuove leggi per fermarmi. Ma anche il sistema attuale ha i suoi punti deboli. La più grande truffa della finanza è cronaca recente ed è stata umbastita da un trader che sa usare molto bene il computer».
Il Lupo si riferisce a Jerome Kerviel, accusato di aver fatto sparire 4.9 miliardi di euro in transazioni fraudolente dalla banca francese Société Générale.
La banca ha insistito nel ritenere Kerviel l'unico responsabile. Un uomo solo e nessuno si è accorto di nulla?
«Una versione forse non impensabile, ma decisamente improbabile. Prima di tutto, quali sono le motivazioni di Kerviel? Lui ha dichiarato che voleva una promozione. Il denaro era l'unico scopo per agire da solo, ma i suoi guadagni rimanevano bassi anche se le transazioni illegali andavano a buon fine. Questo è il punto fondamentale: dove sono andati i soldi? O meglio, chi li ha presi? Ci deve essere qualcun altro, che reggeva i fili e che ha provveduto a "volatilizzare" il malloppo su un conto bancario. Magari all'estero.»
In Liechtenstein? È ancora un posto sicuro dopo che un ex impiegato della banca Lgt di Vaduz ha fornito ai servizi segreti una lista di correntisti?
«Io ho riciclato i miei milioni in Svizzera. Ma il mio contatto a Zurigo mi aveva caldamente raccomandato le banche del Lussemburgo e del Liechtenstein. "Ogni paese ha le sue leggi" mi disse, "ciò che ha rilevanza penale in Svizzera potrebbe essere del tutto legale in Liechtenstein.»
In questo periodo opera in borsa?
«Preferisco aspettare che il mercato vada ancora giù. Quando ha toccato il fondo è il momento di speculare. Ma questo è un gioco da broker. Chi sta a casa a guardare la Cnbc (rete specializzata in finanza, ndr) fa bene a comprare azioni solide. E a tenersele in attesa che passi la tempesta.»
Il suo primo giorno da broker?
«Avevo 24 anni ed ero nella sala operativa della Lf Rothschild. Un broker anziano mi consigliò di andare in bagno a masturbarmi nelle pause per scaricare la tensione. Poi mi offrì il pranzo: ho mangiato solo io, liu beveva Martini. Infine ha tirato fuori la cocaina: "Il vero biglietto d'ingresso per Wall Street" sentenziò. Insieme alle prostitute, aggiungo io.»
La sua giornata di lavoro tipo?
«Dalle 8 del mattino lettura del Wall Street Journal. Alle 9 e mezzo si aprono le contrattazioni, la sala operativa esplode in un unico ruggito: tutti vanno avanti e indietro, con le maniche arrotolate, gesticolano e gridano al telefono. Lasciare la scrivania per il pranzo non è ben visto, pochi lo fanno. Dalle 4 del pomeriggio, con il mercato chiuso, ognuno calcola gli affari e la commissione giornaliera. Infine si fa festa. Per quel che mi rugardava, cene da 5 mila dollari, limousine, prostitute, droghe.»
Lei scrive di aver tradito la sua seconda moglie con oltre mille prostitute. Non esagera?
«Alla Stratton un piano ospitava la nostra allegata squadra di prostitute. Le classificavo come titoli sul mercato azionario. Le blue chip erano le migliori: modelle o studentesse che dovevano pagarsi le tasse scolastiche e gli abiti firmati, per qualche migliiaio di dollari facevano quasi tutto l'immaginabile, con te o fra loro. Le nasdaq costavano fra i 300 e i 500 dollari e ti obbligavano a mettere il preservativo se non pagavi un extra. Le pink sheet andavano dai 100 dollari in giù. Su questo campo mi battono solo Mick Jagger, Charlie Sheen ed Elliot Spitzer, l'ex governatore di New York.»
Le cose più folli della sua vita?
«Per esempio intestare alla zia della mia seconda moglie i conti bancari in Svizzera per il riciclaggio dei soldi. O mandare mia suocera a Zurigo con 700 mila dollari impacchettati sotto i vestiti. Ma forse la cosa più incredibile è un'idea del mio vice alla Stratton: la prima gara di lancio del nano a Long Island.»
Scusi?
«Un pomeriggio per alzare il morale del gruppo. Pagare 5 mila dollari un nano che doveva essere lanciato come una palla dai miei broker. Non era complicato: bastava stendere tappeti da wrestling nella parte anteriore della sala, dipingere un bersaglio e metterci un po' di velcro così il nano rimaneva attaccato.»
Il capriccio più stravagante?
«Ho speso 350 mila dollari per trasformare un'Aston Martin Virage nell'auto di James Bond. Con gadget come il dispositivo per rilasciare chiodi e olio sull'asfalto, un radar, un disturbatore di frequenze radio, i tubi di lancio per i proiettili di gas lacrimogeni, la targa girevole, le luci accecanti... Il bello è che ha mai funzionato. La batteria non reggeva così tanti meccanismi. Dopo neanche 2 chilometri l'auto si spegneva e dovevo chiamare il meccanico.»
Quantoi soldi ha restituito alla gente che ha truffato?
«Circa 650 mila dollari, che è la metà di quanto ho ricavato dalle vendite del libro. Come ha deciso il tribunale, continuerò a dare la metà dei miei guadagni fino a risarcire l'intera cifra: 110 milioni di dollari.»

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di Angelo Sica
da Panorama (03 aprile 08)