31 gen 2008

L'innovazione è degli under 25


Gates: «L'innovazione è degli under 25», l'ha detto a parigi, parlando agli studenti della Sorbona.
Il fondatore di Microsoft: «Ci vuole un po' d'incoscienza». «Ma bisogna puntare sull'istruzione»



PARIGI – «È un buon momento per essere studenti». Parola di Bill Gates. Così ieri, di ritorno da Davos, il presidente di casa Microsoft (prossimo a lasciare la carica) si è rivolto all'audience che ha assistito al
Bill Gates durante la sua conferenza alla Sorbona, a Parigi (Afp)
discorso tenuto all'Università Sorbona di Parigi – in occasione del lancio del concorso ImagineCup 2008, rivolto a oltre 100 mila studenti di diverse nazionalità – dicendosi pronto ad affidare il futuro della tecnologia nelle mani dei giovani.

IL FUTURO È DEI GIOVANI – Una visione ottimistica, quella di Gates, convinto che l'innovazione non potrà che venire dalle menti della nuova generazione, in particolare da chi ha meno di 25 anni. Questo perché quando si diventa «grandi» si perde l'incoscienza tipica dei giovani, quel coraggio di osare che spesso porta a risultati e a successi inattesi. Per certi versi, quindi, papà Gates considera il troppo sapere degli adulti come un limite, un freno che di fronte alla possibilità di sperimentare spinge a dire «non possiamo farlo!», laddove invece un ragazzino si lancerebbe senza pensarci su troppo. Largo ai giovani, quindi.

COLLABORAZIONE – Come riferisce l'Internationa Herald Tribune, la visita parigina del fondatore della software house è stata anche l'occasione per annunciare un accordo grazie al quale la capitale francese potrà avvalersi del supporto finanziario di Microsoft per appoggiare la nascita di 40 start-up. A chi gli ha domandato perché l'innovazione tecnologia sia così lenta in Francia, Gates ha risposto dicendo che non si tratta di mancanza di innovazione, ma di educazione, su cui invece gli Stati Uniti investono parecchio. E questo spiega perché i principali distretti tecnologici americani sono sorti proprio nelle aree geografiche in cui sono situate le Università: formazione e idee vanno supportate e stimolate.
Alessandra Carboni

corriere

29 gen 2008

A caccia di evasori con Google Earth



La commissione tributaria: Legittimo l'uso delle foto satellitari
Scovati a Pisa sei proprietari di rimessaggi di barche e yacht che denunciavano solo 3mila euro annui




PISA – L'idea, stellare, è venuta al direttore dell'agenzia delle entrate di Pisa, la città di Galileo Galilei, e ai tre funzionari del gruppo "analisi e ricerca", l'intelligence dell'ufficio. Davanti al computer, dopo aver scaricato GoogleEarth - il software via Internet che permette di guardare il mondo con le foto dei satelliti - gli 007 del fisco hanno pensato che quelle mappe digitali, completamente gratuite, sarebbero state eccellenti per scovare gli evasori. Così hanno deciso di utilizzarle nelle indagini. Iniziando, come prima missione, a scrutare dall'alto il business di alcune decine di proprietari di rimessaggi di barche e piccoli yacht alla foce dell'Arno. Imprenditori che avevano denunciato all'erario una media 3 mila euro annui a testa, peggio di un'azienda in via di fallimento. Grazie agli occhi elettronici dei satelliti e alla Rete, il gruppo è riuscito a incastrare i primi sei presunti evasori. L'apoteosi del fisco satellitare? Macché, uno dei sospettati ha fatto ricorso, sostenendo l'illegittimità di accertamenti fiscali con GoogleEarth. Ma ha perso. Clamorosamente. Perché «nel nome del popolo italiano» la commissione tributaria di Pisa ha dato ragione all'ufficio delle entrate e al suo direttore scova evasori dalle stelle, al secolo Francesco Costantino, 55 anni, calabrese, 32 anni di servizio onorato. Una sentenza, quella pisana, destinata a provocare una rivoluzione negli accertamenti fiscali e ad estendere il grande occhio elettronico del fisco agli uffici delle entrate di altre città.

STRUMENTO - «GoogleEarth è stato uno strumento importante per il nostro lavoro – spiega il direttore Costantino – perché, senza far spendere un euro in più all'amministrazione, ci ha fatto risparmiare tempo e soprattutto ci ha consentito di agire con precisione». I primi accertamenti sono scattati lo scorso anno. Nel mirino del fisco 35 rimessaggi alla foce del fiume Arno, a Marina di Pisa, decine di barche ospitate, un giro di affari presumibilmente appetibile. Invece nel 2003 i gestori avevano denunciato complessivamente 108 mila euro, una media di poco più di 3 mila euro a testa. Annui, ovviamente. «Con GoogleEarth c'è la possibilità di avere anche un database storico delle fotografie satellitare – spiegano all'agenzia delle entrate pisana – e dunque è stato possibile mettere a confronto il numero di imbarcazioni presenti nei rimessaggi in date diverse. Poi, sono stati fatti accertamenti sul numero di fatture emerse».

CONTROLLI - Le prime verifiche hanno evidenziato palesi irregolarità. Un gestore, che per esempio aveva denunciato una perdita, in realtà aveva un imponibile di 64 mila euro. Ma il "Grande fratello fiscale" non si è fermato qui. Fotografando le imbarcazioni sono stati avviati accertamenti anche sulla congruità dei redditi denunciati dai loro proprietari. All’agenzia delle entrate di Pisa le bocche sono cucitissime e nessuno vuole rivelare le prossime mosse. Che potrebbero estendere gli accertamenti con GoogleEarth non solo alle imbarcazioni, ma agli stabilimenti balneari della costa per controllare, per esempio, quanti sono gli ombrelloni utilizzati in estate e da qui cercare di capire il reale giro di affari del gestore a volte, dicono i maligni, un po’ apatico con il fisco. C'è anche un "piano potenziamento". Riservato, pure questo. Se, come prevedibile dopo la sentenza pisana, il sistema sarà allargato ad altri uffici delle entrate, si potrà utilizzare GoogleEarth professional, versione più "sofisticata" in grado di aiutare meglio i servitori dello Stato. E magari di dimostrare che quella barchetta denunciata in realtà è un panfilo da nababbi.

Marco Gasperetti

dal corriere

28 gen 2008

Benevolent Leadership


Ad un primo sguardo, il successo nella carriera sembrerebbe dipendere dalla performance personale e dalla capacità di superare gli altri intorno a te. Sono in tanti a credere che questo sia il modo di ottenere una promozione e la maggior parte delle persone vede l'arrampicarsi sulla scala gerarchica dell'azienda come un viaggio pericoloso: più in alto si sale, più cattivo e pericoloso diventa l'ambiente.

Non è necessariamente così. Fortunatamente, i fatti dimostrano che gli individui di maggior successo che popolano i "piani più alti della scala" sono spesso coloro che riescono ad attirare i miglior talenti e riescono ad ispirarli per raggiungere dei livelli eccezionali di performance. Nell'esaminare le esperienze di centinaia di manager "top performer", è risultato chiaramente quanto essi beneficiassero del talento e delle performance dei loro colleghi, dei loro subordinati e dei loro superiori.

Nel loro sondaggio Citrin e Smith hanno chiesto alle persone di descrivere un manager di particolare successo di loro conoscenza. Hanno scoperto che i manager di straordinario successo non vengono quasi mai percepiti come troppo egocentrici. I risultati dimostravano il contrario. Quasi il 90% viene descritto come "interessato alla carriera dei loro subordinati tanto quanto o ancora di più della propria carriera."

Solamente il 4% viene descritto come più interessato alla propria carriera. Il manager aggressivo rappresenta meno di uno su 20 top managers individuati. Le ricerche mostrano chiaramente quanto un approccio alla leadership basato sul successo degli altri sia veramente uno elemento significativo fra i manager di successo. Questo elemento è stato definito Benevolent Leadership, ossia una leadership improntata all'attenzione ed alla positività verso chi ci sta intorno.

E' facile capire quando il capo è un benevolent leader. Le informazioni e l'autorevolezza vengono trasmesse liberamente. La lealtà è fortemente sentita. Le persone si sentono libere di mettere in discussione l'autorità. La creatività è sovrana. Ciascun membro del team si sente ugualmente responsabile verso gli altri come nei confronti del leader. Con un benevolent leader, l'ambiente di lavoro si trasforma per il meglio.

"Il miglior leader possibile è colui il quale non ci si accorge quasi che esista. E' l'insegnante che riesce a trasmettere senza prendere alcun merito e, siccome il merito non viene preso, gli viene riconosciuto." ( Lao Tzu, 6 Secolo a.c.)



I benevolent leaders possono avere vari stili interpersonali: alcuni sono umili e modesti, altri sono carismatici ed altri ancora sono molto esigenti. Ma senza tenere conto dello stile, tutti quanti creano un ambiente di comunicazione aperta, di lealtà e di sicurezza, delegando sia i compiti minori che quelli critici. Inoltre, dimostrano come il successo del team conduca direttamente a benefici per ogni membro della squadra.

Questo fatto di per sé non è insolito. Quasi tutti abbiamo lavorato con dei team eccezionali in qualche momento della nostra carriera. Potremmo aver ricevuto un riconoscimento per aver lavorato con un capo veramente straordinario, o per una elevata performance da parte dei nostri subordinati. Ciò che è insolito per i professionisti di maggior successo, comunque, è la coerenza di questo fenomeno. Quasi sempre sembrano essere circondati da altri top performers.

Forse la cosa più importante è che quando l'attenzione del leader si focalizza sul successo dei membri del team, la conseguenza naturale è costituita da forti risultati, da un'ottima performance organizzativa da una grande lealtà da parte dello staff. Il benevolent leader massimizza la performance attraverso la facilitazione, eliminando ostacoli per i subordinati e comandando con autorità, anche se talvolta sembra essere soltanto uno del gruppo.

Nell'ambiente scettico degli affari di oggi, in cui è emersa una crisi dopo un'altra, l'approccio verso una Benevolent Leadership è più importante e più appropriato che mai. Le persone desiderano lavorare in un ambiente in cui le ambiziose aspirazioni verso il successo siano chiaramente definite e condivise fra tutti ed in cui il comportamento del gruppo sia governato da un forte insieme di etica e di valori di base.

Abbiamo tutti visto con orrore e shock la recente parata di managers colpevoli di fraudolenze e condotta errata che ha portato soldi nelle tasche di alcuni CEOs, e lasciato l'eredità dell'immagine aziendale rovinata ai poveri impiegati. Gli impiegati si sono fidati dei loro business leaders per la sana gestione delle loro società e la forza dei loro investimenti. Purtroppo, in molti casi, questo elemento fondamentale di fiducia è stato tradito.

Alla fine, è la capacità di creare un ambiente in cui i subordinati, i colleghi, e persino i tuoi superiori vogliono lavorare - un posto in cui si senta possibile massimizzare il proprio successo personale - che aumenta le probabilità per un manager di ottenere il massimo successo personale nella carriera.


da Manager.it

27 gen 2008

Tra sogno e realtà

Chi è Jerome Kerviel, il trader che ha rubato 5 mld €


di Attilio Geroni


Un giovane trader spregiudicato, emulo di Nick Leeson, ha causato una perdita enorme, 4,9 miliardi di euro, ad una delle più blasonate istituzioni finanziarie europee, Société Générale, leader mondiale nei derivati azionari. Come sempre, la realtà è ben più inquietante e spettacolare della fantasia ed è proprio su questo prodotto, anzi nella sua categoria più semplice e primitiva, i futures sugli indici di Borsa chiamati in gergo «plain vanilla», che Jerome Kerviel, 31 anni, aveva accumulato posizioni per almeno 50-60 miliardi di euro.
Scoperte sabato scorso, queste posizioni sono state liquidate dalla banca all'inizio della settimana, in coincidenza con il peggior periodo conosciuto dai mercati finanziari negli ultimi sette anni. Risultato: un buco di oltre 4,9 miliardi di euro, annunciato ieri mattina a titolo sospeso, cui si aggiungono svalutazioni per 2 miliardi di euro, ovviamente legate a perdite nei subprimes. Da ciò è conseguito un terzo annuncio, quello di una prossima ricapitalizzazione da 5,5 miliardi di euro per riportare il coefficiente patrimoniale Tier 1 a livelli di sicurezza. La banca registrerà un utile 2007 compreso tra i 600 e gli 800 milioni di euro rispetto agli oltre 5 dell'anno prima.
Daniel Bouton, presidente e direttore generale di Société Générale, ha presentato una lettera di dimissioni, subito respinta dal cda della banca e, assieme al vicedirettore generale Philippe Citerne, ha compiuto un gesto di contrizione rinunciando sia al bonus previsto per l'anno scorso sia ai primi sei mesi di remunerazione fissa per quest'anno. Oggi, sui giornali francesi si scuserà con i clienti spiegando in una lettera che cosa è accaduto.
Non sarà facile, come non è stato facile spiegarlo ieri in conferenza stampa. Imbarazzante raccontare come un «signor nessuno», un dipendente senza particolare esperienza o posizione dirigenziale abbia potuto eludere i sofisticati sistemi di controllo e di gestione del rischio che dovrebbero essere propri di un'istituzione come Société Générale. In realtà, ha spiegato una fonte finanziaria qualificata al Sole 24 Ore, proprio questo suo essere un perfetto sconosciuto, «con anni di esperienza nel back office e quindi con una conoscenza approfondita dei sistemi informatici» potrebbero averlo aiutato a fare ciò che ha fatto.
Il buco di Société Générale, ampliato dalla svalutazione legata ai subprime, mostra che anche il sistema bancario francese non è al riparo dalla crisi attuale e che vale la pena ricordare come nei giorni scorsi Crédit Agricole abbia dovuto vendere la sua partecipazione diretta in Suez per rafforzare il capitale, dopo aver annunciato in dicembre una svalutazione di 2,5 miliardi di euro. Ciò ha costretto Bnp Paribas a emettere un comunicato nel quale dice di non avere nulla nei propri conti che giustifichi un avvertimento ai mercati e dove si anticipa alla settimana prossima, «tenuto conto dell'inquietudine eccezionale che perturba i mercati», una stima sui risultati del 2007, in precedenza attesi per il 20 febbraio.
Nel fine settimana Bouton e i suoi collaboratori hanno lavorato di concerto con la Banca di Francia e con l'autorità di Borsa, l'Amf, per risolvere la crisi nel più breve tempo possibile. Sia la banca centrale sia la magistratura hanno avviato un'inchiesta, mentre l'istitituto di credito ha denunciato il dipendente per falsificazione fraudolenta di documentazione bancaria, per l'utilizzo di tale documentazione e per frode informatica.
La ricostruzione dei fatti non convince tutti. Elie Cohen, economista e docente a Sciences Po, ha detto all'Afp che «è difficile credere a questa spiegazione», soprattutto perché pare che il trader avesse aperto queste posizioni sui futures durante tutto il 2007. E riporta il sentimento generale colto nelle sale operative dove si pensa che la banca «abbia esagerato l'ampiezza della malversazione per nascondere altre operazioni di mercato andate male» e che non si arriva ad una simile cifra da soli, per giunta senza responsabilità dirigenziali. Il dubbio che si insinua è pesante, ma al momento non esistono elementi oggettivi di riscontro. Un'altra fonte finanziaria non lo ritiene invece possibile, proprio alla luce della precipitosa liquidazione delle posizioni in un momento estremamente critico per i mercati, segnale di una scoperta improvvisa e traumatica: «La divisione banca d'investimento a Société Générale è il fiore all'occhiello dell'istituto, la gallina dalle uova d'oro, e come tale ha sempre goduto di una certa autonomia, quasi fosse uno Stato nello Stato. È dunque possibile che questo atteggiamento abbia portato ad un allentamento dei meccanismi di controllo».
Dopo la ripresa delle contrattazioni, il titolo ha chiuso con un ribasso del 4% a 75,81 euro, mentre dall'inizio dell'anno ha perso il 23%. L'attuale fase di debolezza della banca ha rilanciato le speculazioni su una sua possibile acquisizione da parte dei concorrenti.


Ilsole24ore

22 gen 2008

Diciamola tutta:La beffa dei fondi obbligazionari.


La beffa dei fondi obbligazionari.
I costi erodono anche il 50% dei già magri rendimenti

di Fabio Pavesi

I segnali c'erano tutti. E ormai da molto tempo. E ora ecco arrivare l'ultima e la più temuta sferzata, quella del Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che ieri l'altro al Forex ha una volta di più criticato le banche sul tema del risparmio gestito, avvertendo che la crisi dei fondi comuni è ormai strutturale e di aver visto finora risposte deludenti dal sistema. Del resto perchè stupirsi di questo ennesimo ammonimento. La crisi profonda è in quell'emorragia nella raccolta che ha visto fuoriuscire dall'universo dei fondi comuni italiani la bellezza di 53 miliardi solo nel 2007. Una vera e propria fuga dei risparmiatori, magari intempestiva o scellerata, visto che a volte si abbandonano prodotti trasparenti come i fondi con stumenti opachi come le polizze Vita, le unit linked o le obbligazioni strutturate. Ma dietro a questa disaffezione c'è soprattutto un problema di rendimento del capitale investito, cioè dei propri risparmi che in molti casi appare quanto meno imbarazzante.

Il malessere oscuro dei fondi obbligazionari
Immaginate ad esempio di essere uno dei non pochi italiani che diffidano delle Borse o meglio che non vogliono accollarsi troppo rischio sulle spalle. Nessun problema, l'alternativa c'è. Un bel fondo obbligazionario che investe sui titoli di Stato dei Paesi dell'area euro: nessun rischio valutario, nessun rischio di vedere i propri soldi inghiottiti da un crack.
Insomma il modo più semplice per non tenere i soldi infruttuosi sul conto e ottenere un rendimento, certo basso, ma pressoché sicuro, tanto almeno da non veder il capitale intaccato dall'inflazione. Nella realtà non è andata affatto così. Chi ha comprato uno tra gli oltre 50 fondi obbligazionari euro a medio-lungo presenti sul mercato non può che rammaricarsi. In genere ha finito lui per pagare le banche anzichè incassare uno straccio di rendimento. Impossibile, direte? Invece no. Nel 2006 ad esempio solo 5 fondi (su 53) hanno avuto un rendimento netto sopra lo zero. Il 90% di questi prodotti è andato in rosso. Si dirà: colpa dell'andamento dei mercati obbligazionari, con i prezzi in caduta sull'onda del forte rialzo dei tassi da parte della Bce a partire proprio dal 2006. Tutto vero, ma non basta. In realtà il bagno di sangue dei fondi obbligazionari che comprano BTp o Bund è determinato da quel peso anti-storico delle commissioni che incamerano le banche. Il costo medio è infatti tra l'1,1 e l'1,2% con punte fino all'1,6% del Ras Obbligazionario T.
Vista così sembra poca cosa, ma provate a sottrarre questo costo a un 3-4% (quando va bene) di performance annua o addirittura sotto l'1% (quando va male) e vedrete che l'impatto degli oneri di gestione può tranquillamente superare il 50% del rendimento. Metà del guadagno, detto in soldoni, finisce nelle mani di chi investe per voi sui titoli di Stato. E che le cose non siano episodiche lo mostra la striscia dei risultati dell'ultimo triennio. Anche nel 2007 i costi medi finiranno per mangiarsi in oltre due casi su tre l'intera perfomance che ha oscillato in un range tra lo 0,5 e l'1,7%. Solo nel 2005 quando i tassi erano ancora fermi i nostri fondi hanno avuto un rendimento positivo tra il 2 e il 4% medio. Consolante? No davvero, dato che l'indice obbligazionario Jpm sul decennale italiano ha reso nel 2005, il 5,7%. E così sarebbe stato per i fondi comuni senza quell'aggravio del solito costo annuo di gestione che sottrae implacabile, e indipendentemente dai risultati, quel margine dell'1-1,5%. Che morale trarne? Semplice: gli strumenti dei fondi comuni per chi investe in obbligazioni sicure come quelle di Stato, mostrano ormai la corda in termini strutturali. L'acquisto allo sportello di un semplice BTp o di un Oat francese avrebbe in questi ultimi tre anni reso assai di più ai risparmiatori. Già perché alla fine il vostro gestore di fondi non sa fare molto meglio di voi. Non compra un titolo, ma un paniere variegato, può alzare o abbassare la duration del fondo (ma non più di tanto), dato che non può riempirsi all'infinito di BoT a sei mesi, quando i prezzi dei titoli lunghi vanno in caduta. E allora questo strumento si rivela assai inefficace, quanto meno da quando con l'ingresso nell'euro, i tassi sono entrati in una fase storica di relativo basso livello. Facile fare performance con i tassi sopra il 7 o l'8%, più difficile dare rendimento ai clienti quando i tassi sono quelli della moneta unica e si mantengono però alti i costi di gestione. Peccato che i risparmiatori debbano scoprirlo da soli.


ilsole24ore

19 gen 2008

Christo e Jeanne-Claude



Christo e Jeanne-Claude, o più spesso solo Christo, è il nome d'arte con il quale è conosciuta l'opera comune di Christo Javacheff (nato il 13 giugno 1935 a Gabrovo in Bulgaria) e di Jeanne-Claude Denat de Guillebon (nata ugualmente il 13 giugno 1935 a Casablanca in Marocco)
Questa coppia di artisti contemporanei si è resa celebre per i suoi oggetti impacchettati. Americani naturalizzati, vivono a New York nel quartiere di SoHo.

Christo Javacheff è nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935. Dopo gli studi di Belle Arti a Sofia (1953-1956), si trasferisce a Parigi nel 1958 forma il gruppo dei nuovi realisti. Le sue prime opere sono dei dipinti astratti e degli impacchettamenti di oggetti (bottiglie, bidoni, cartoni, tavoli ecc.) o di modelli viventi nella tela o nella plastica.


Jeanne-Claude Denat de Guillebon, è francese. Nata a Casablanca in Marocco il 13 giugno 1935, lei e Christo sarebbero nati lo stesso giorno alla stessa ora. Si è laureata in filosofia nel 1952 a Tunisi.

I due si incontrano nel 1958, anno che segna l'inizio della loro collaborazione artistica. Christo è principalmente l'artista, e Jeanne-Claude l'organizzatrice : « Le opere destinate al pubblico sono firmate da Christo e Jeanne-Claude, i disegni da Christo ».



Dopo essere immigrati negli Stati Uniti nel 1964, cominciano a realizzare dei progetti di ampio respiro, intervendendo in maniera diretta ed effimera su degli edifici, dei monumenti o dei paesaggi interi.

Le opere


I due artisti utilizzano il tessuto per creare delle opere effimere « imballando » dei paesaggi, dei monumenti, dei luoghi. Sono insieme artefici della land art (intendono intervenire su dei luoghi naturali, nel paesaggio e lo modificano in maniera provvisoria o duratura)



Realizzazioni principali

* Valley Curtain (1970-1972) - un telo lungo 400 metri steso lungo una valle delle Montagne Rocciose in Colorado
* Surrounded Islands (1980-1983) - le isole della baia di Biscayne a Miami sono circondate da una cintura di polipropilene fucsia.
* imballaggio del Pont Neuf (settembre 1985) - il Pont Neuf di Parigi, il più vecchio dei ponti della capitale francese, è impacchettato da un telo di poliestere giallo ocra.
* imballaggio del Reichstag (giugno 1995) - il Reichstag di Berlin è impacchettato con un tessuto argentato. Milioni di persone sono andate a vedere l'opera.
* The Gates (2004-2005) è stato aperto al pubblico dal 12 al 27 febbraio 2005. Era un percorso di 37 kilometri attraverso il Central Park di New York, costituito da materiale arancione intervallato da 7503 portici, alti circa cinque metri e disposti a quattro metri di distanza tra loro.
* Over The River – (da realizzare) copertura di un torrente, l’arkansas river, in colorado.
* Mastaba – (da realizzare) parallelepipedo composto da oltre 450.000 barili di petrolio vuoti nel deserto degli Emirati arabi uniti.


Finanziamento delle opere

Le avventure artistiche di Christo, benché gigantesche e quindi costose, sono in genere interamente finanziate dalla vendita dei disegni preparatori. Una mostra sui disegni preparatori per « The Gates », organizzata tra aprile e giugno del 2004 al Metropolitan Museum of Art di New York ha attirato i collezionisti e il pubblico.

da wiki

I truffatori della Rete

In aumento i reati online: è allarme Italia sesta al mondo per numero di vittime





Piccola dimostrazione per gli scettici. O per chi crede che le storie di conti in banca svuotati dagli hacker siano leggende metropolitane. Allora, aprire Google e digitare la frase «ecco la lista posizione». Risultato: una schermata con numeri di carte prepagate delle Poste. Era una catena di Sant’Antonio: migliaia di italiani hanno abboccato digitando il codice della carta. Ma la cosa peggiore è che chiunque poteva trovare quei numeri in Internet e usarli per comprare biglietti aerei, ferroviari e fare acquisti. A spese delle vittime. Ladri e predoni della Rete La truffa è stata bloccata più di un anno fa. Ma è un buon punto di partenza per descrivere la nuova frontiera della criminalità, l’informatica. Secondo le ultime statistiche della Polizia postale e delle comunicazioni, nel 2007 (sommando hacking e truffe) sono stati arrestati 83 pirati e truffatori della Rete. I denunciati sono 3.119.

I cyber-investigatori hanno ricevuto 14.639 denunce e avviato 11.030 indagini. Ma quel che più colpisce è il numero di transazioni non riconosciute: circa 88 mila acquisti con carte di credito nel 2006 e più di 76 mila nel 2007 sono stati «rubati». Fatti da criminali che hanno trafugato i codici attraverso un virus infilato nei computer di casa, violando le banche dati di alberghi e siti di commercio elettronico, o più semplicemente rubandoli in ristoranti e negozi. Con un aumento vertiginoso di redditività: oltre 22 milioni di euro di acquisti- truffa negli ultimi due anni. Il terreno di caccia Battere ladri e predoni di Internet sarà una sfida per le polizie di tutto il mondo. Il punto chiave lo spiega Gigi Tagliapietra, presidente del Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica): «Da 4-5 anni la malavita si è resa conto che la Rete non è solo un mezzo, ma soprattutto un mercato per truffare, rubare e riciclare denaro sporco».

L’hacker «etico», quello che provava a violare i siti della Nasa o del Pentagono per dimostrare la propria abilità o per scopi politici, non esiste più. È finita anche l’epoca dei virus globali, come My love, che colpivano indiscriminatamente, propagandosi via mail e mandando in tilt i pc di chi apriva il messaggio. «Ora gli attacchi sono mirati—aggiunge Morena Maestroni, marketing manager di Trend Micro, uno dei colossi mondiali della sicurezza informatica—e nel 99 per cento dei casi hanno come scopo l’arricchimento». Lo sviluppo del crimine informatico si deve a due fattori. Primo: crescono Internet, i suoi servizi e i passaggi di denaro online. Si stima che nei prossimi dieci anni il traffico aumenterà di 100 volte e gli utenti collegati saranno 5 miliardi. Conseguenze facili da intuire: «La microcriminalità si trasferisce in Rete perché ha a disposizione un numero di vittime potenzialmente infinito — spiega Tagliapietra — e perché il rapporto tra rischi e ricavi è molto più vantaggioso di qualsiasi altro crimine». Mail esca e pc «zombie».

Lo chiamano phishing, ed è la più diffusa truffa via Internet. Nella casella di posta elettronica arriva la mail di una banca (casi recenti: Popolare dell’Emilia Romagna, Generali, Banca di Cividale), delle Poste (settima azienda al mondo più colpita nel primo semestre 2007), siti di e-commerce (il 10 gennaio anti- phishing.it ha denunciato un’ondata di truffe con vittima e-bay). Funziona così: il messaggio ha una schermata identica a quella delle aziende reali e spiega che il conto è bloccato per motivi di sicurezza, o propone nuovi servizi, o chiede una verifica. Il tentativo comune è quel propri dati. Da lì a svuotare i conti il passaggio è immediato. Nel secondo semestre del 2007 i tentativi di phishing sono stati 2.115, oltre 23 al giorno, più 940 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Vittime individuate dalla polizia nel 2007 solo a Milano: 2.059. Il preside di un liceo del capoluogo lombardo ha perso 15 mila euro in due giorni. Il rischio più grave è però quello di ritrovarsi un computer zombie. In pratica: si visitano siti non certificati, si aprono strane mail, si scarica musica, e un programma maligno si installa nel pc.

A quel punto qualcuno avrà pieno controllo del computer senza che il proprietario se ne accorga. Una banda criminale in genere controlla interi gruppi di computer infettati (in media 20 mila). E li può usare per mandare fuori servizio un sistema (come l’attacco che lo scorso anno ha paralizzato l’intera rete informatica dell’Estonia), rubare dati personali e bancari, inviare mail di phishing. Secondo l’ultimo rapporto della Symantec, altro colosso della sicurezza informatica, l’Italia è il sesto Paese al mondo per numero di vittime: i computer zombie italiani sono 200 mila. E tra le città più infettate in Europa, Africa e Medio Oriente, Roma è al terzo posto e Milano al quarto. Più di Londra e Parigi. Conclude Tagliapietra: «Se non proteggo il mio computer, è come se lasciassi aperta la porta del mio garage: qualcuno lo userà per nascondere refurtiva, armi o commettere crimini».

Gianni Santucci
dal corriere

Quattro cascate tra i grattacieli


New York D’accordo gli ambientalisti. Ma c’è chi teme «l’invasione delle équipe dell’artista»
Progetto dello scultore Eliasson: verranno create in estate. Saranno alte fino a 36 metri

NEW YORK—È il più monumentale progetto di arte pubblica varato dalla città di New York dai tempi di «The Gates», la «scultura all’aperto » di aste e stoffe arancioni alte 5 metri e lunghe 37 chilometri,
Il progetto di una delle cascate di Eliasson. Sullo sfondo il ponte di Brooklyn
realizzata da Christo dal 12 al 27 febbraio 2005 nel cuore di Central Park. Si tratta di «The New York City Waterfalls», la grandiosa serie di quattro cascate alte fino a 36 metri che punteggeranno la baia di New York e saranno visibili sia dall'East River che dalla terra ferma a partire dal luglio all’ottobre del 2008. Dietro l’impressionante serie di sculture c’è l’artista di origine islandese-danese Olafur Eliasson, che ha ricevuto l’intero budget di 15 milioni di dollari dalla Public Art Fund, una fondazione privata non-profit che in passato ha sponsorizzato, tra l’altro, «Sky Mirror» di Anish Kapoor e «Puppy» di Jeff Koons, entrambi al Rockefeller Center.

RITORNO ECONOMICO - «L'arte pubblica è una delle grandi tradizioni di New York», spiega il sindaco Michael Bloomberg. «Non solo perché ispira ed eccita i newyorchesi ma anche perché porta turismo e milioni di dollari nella nostra economia ». Secondo i calcoli di Bloomberg, le quattro cascate — una a Manhattan, due a Brooklyn e una a Governors Island, «Inietteranno oltre 55 milioni di dollari nelle casse cittadine» («The Gates» di Christo portò 254 milioni). Il che spiega, forse, come mai persino le associazioni ambientaliste della Grande Mela, tradizionalmente rigidissime nell’accordare permessi, hanno accolto il progetto a braccia aperte. «L’impatto ecologico del progetto sarà minimo», spiega Basil Seggos, avvocato ambientalista di Riverkeeper, un’associazione dedita alla protezione del fiume Hudson.

ECO-SCULTURE - Le quattro cascate saranno illuminate anche di notte e le masse immense di acqua dovranno precipitare dall’alto di impalcature giganti. Ciò presentava un problema energetico potenzialmente insormontabile che Eliasson ha risolto con l’utilizzo di eco-pompe e luci ecologiche LED simili a quelle utilizzate a Times Square a Capodanno. «Un escamotage ineccepibile », esulta Ashok Gupta, portavoce dell’inflessibile Natural Resources Defense Council. Secondo i media locali, solo uno come Eliasson poteva mettere tutti d’accordo. In 15 anni di carriera, l’artista 41enne è diventato famoso grazie alle sue sculture ecologiche che traggono ispirazione dalla natura e manipolano la percezione visiva dello spettatore per comunicare un messaggio urgente e spesso drammatico sul futuro del pianeta e delle sue risorse «a rischio». Di forte impronta ambientalista è il lavoro che gli darà popolarità mondiale: «The Weather Project», del 2003. Visto da oltre 2 milioni di spettatori e allestito nella Turbine Hall della Tate Modern a Londra, è una gigante sovrapposizione di vapore, specchi e 200 lampadine per creare l’illusione di un risplendente sole. In un altro lavoro, «Green River» del 2000, l’artista rovesciò un colorante verde non tossico nel fiume di Stoccolma.

SCALA «RINASCIMENTALE» - E in un’opera ancora precedente — «Beauty» del 1993 — riuscì a creare un arcobaleno all'interno di una galleria, proiettando delle luci attraverso un sottile vapore acqueo. L'unico inconveniente del nuovo progetto? «Presto la città sarà letteralmente invasa dalle sue equipe», risponde il New York Sun, che sottolinea come Eliasson faccia parte di «un ristretto gruppo di artisti contemporanei che lavorano su «scala quasi rinascimentale ». In un’intervista pubblicata dal New Yorker nel 2006, lui stesso aveva rivelato di servirsi di «uno studio di 1400 metri quadri allestito in un ex deposito ferroviario a Berlino Est dove impiego oltre 40 assistenti, inclusi matematici, architetti, elettricisti e tecnici del suono».

Alessandra Farkas
dal corriere

16 gen 2008

Thinking blogger Award


Sono sempre felice di conoscere iniziative utili e carine, quindi condivido volentieri con voi questa: Thinking Blogger aword.
Consiste nel promuovere i cinque blog che preferisci, con le relative motivazioni, tutto al fine di "far girare" e far conoscere le idee, le sensazioni, e tutto quello che per noi ha senso che venga detto o quanto meno venga letto.
Ed ecco le regole che si devono seguire:
1.Bisogna partecipare se si è stati nominati.
2. Bisogna lasciare un link al post originario inglese.
3. Bisogna inserire nel post il logo del Thinking blog award, tipo questo:
4. Bisogna indicare i 5 blog che hanno la "capacità di farti pensare".

Devo dire di trovarmi in difficoltà all'idea di nominare "solo" 5 blog, comunque lo faccio sottolineando che purtroppo non c'è abbastanza tempo per leggere tutti i blog che meritano, pertanto:

1. alfonsoguggetta.net: un blog che traccia un ponte tra i giovani e i più maturi, capace di andare oltre le differenze e di far capire come le idee siano più forti di qualsiasi imposizione.
La grinta e le ottime analisi dell'autore sono uno spunto e
una spinta per tutti.
2.El CIUCO RUBRO: Per le riflessioni che non meritano parole o non ne hanno, le immagini sono
impagabili
3.HyPERTRADER: un blog che si occupa della finanza ma con una immancabile capacità di divulgazione e comprensione; perchè "sapere" permette di decidere e poter scegliere quel che fare. E' un'illuminazione nel mare dei blog tecnicistici e tecnocratici
4.Sara Taricani: Chiarezza, stile e personalità, che dire di più di un blog che va a parlare di ciò che succede nella vita del mondo e in quella privata dell'autore, con un inesauribile fonte di sensazioni.
5. Tipi d'Amare: ultimo blog che ho avuto il piacere di leggere. Dire che è ipnotico non rende l'idea. Le storie assolutamente private si fondono nell'esperienza di tutti, ti danno da riflettere, ma soprattutto ti riportano alla mente ricordi e allo stesso tempo ti sembra quasi di risentire gli odori e i rumori della vita vissuta nella realtà, dalla scuola al lavoro passando per gli innumerevoli pomeriggi di ozio dell'adolescenza.

Ma non è ancora il momento di chiudere, come mio solito traccerò il filo conduttore che unisce e fortifica ciascuna di questa scelta, fondendoli fino a renderli una cosa sola.
La razionalità del blog di Fuggetta e Hypertrader è mitigata dalla "saggezza di Sara taricani" che alterna sacro e profano al fine di descrivere le esperienze. Ma le vicende politiche mi hanno via via lasciato molto sgomento, tanto che el ciuco con le sue immagini esprime meglio quello che pensiamo tutti. A questo punto tralasciare le vicende "terrene" o "materiali", come soldi lavoro o preoccupazioni per il futuro ci riporta ad una sfera più personale, dove il blog "tipi d'amare" si impone per capacità di ammaliare e danzare sulle parole.
Questo è il mio modo di vedere le cose, come al solito, ma se Sognassi un mondo vorrei
che contenesse tutte queste cose....

11 gen 2008

The fabulous life of:


Le case più incredibili del pianeta!


Mentre le celebrità e i milionari hanno le loro casette favolose, gongolandosi nei loro lussi e nelle loro stravaganze, oggi c'è un nuovo standard "d'oro" per gli immobili, che giace perfino oltre le possibilità delle superstar (e dei super ricchi): le case da "50 milioni di dollari!".
Case così rare da essere meno di 50 in tutto il globo, questi moderni castelli di oggi incarnano appieno la perfezione degli immobili.
Non c'è nulla al mondo più stravagante dell'epoca immobiliare. e nelle prossime righe vi faremo fare un giro fuori di testa tra le case più grandi e costose del mercato di oggi.
Cosa costa esattamente abitare vicino all'uomo più ricco del mondo? Circa 53 milioni di dollari, tutto qui!
Distesa dolcemente sul Lago Washington vicino Seattle, questa casa da circa 4100 mq ha sei stanze da letto, non è necessario menzionare 3 ettari circa e 100 metri di costa lungo il lago e ....oh si, e Bill Gates e il CEO di Amazon Jeff Bazos vivono in fondo alla strada.


E guardate la casa a Portobello a Corona del Mar, California: 75 milioni di dollari con tre lati sull'oceano, 3700 metri quadrati, 8 stanze da letto una ultra moderna casa con delle fondamenta su una sorprendente fetta di America centrale.
Poi, c'è la Locksley Hall Belvedere, California, una casa di 1200 metri quadrati con una mozzafiato vista su San Francisco, il "Golden gate Bridge" e la baia. Una vista che dicono valere i suoi 65 milioni di dollari.
Per gli amanti dei cavalli con 65 milioni da sprecare, c'è la spiaggia dei cavalli di Malibu, su circa 3 ettari con 2 stalle, un anello per cavalcare una piscina e un campo da tennis.
Cerchiamo qualcosa di un pò più costoso?

Guardate la casa si Palm Beach, cento venti cinque milioni 125000000 di dollari "Maison de L'amitie", completa con la sua piscina di 30 metri e 142 metri di proprietà sull'oceano.

Oppure guardiamo la casa da cento trenta cinque milioni di dollari (135000000 milioni di dollari), 35 ettari di rench ad Aspen, posseduta da un principe saudita, 5000 metri quadrati, 15 stanze da letto, 16 bagni, inclusi un campo da tennis e una piscina al coperto.



Ma nulla può competere con la casa da CENTOTRENTANOVE MILIONI di dollari, 103 stanze da letto, "Updown Court" locato vicino al villaggio di Windlesham, 37 km fuori da Londra.



Fabulous life ha presentato le mega case e palazzi con più metri quadrati e più costosi, con più lussi e confort tecnologici, che le celebrità di serie A possono solo sognare!

10 gen 2008

Quanto pensi di valere?


Ecco uno di quelli che chiamerei "Un bell'articolo!".
La tematica è a me cara, e il modo di raccontarla è decisamente gradevole. Che desideriamo di più?
Buona lettura, non posso aggiungere altro:

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Per molti, la risposta a questa domanda può sembrare una questione di pura matematica. Prendi la tua retribuzione annua lorda, aggiungi i tuoi benefits, e voilà, ecco la risposta. Un momento. L'equazione per calcolare il tuo valore reale nel tempo è più complessa di quanto possa inizialmente sembrare. Non è solo il risultato del tuo compenso annuale più i benefits.

Devi prendere in considerazione la tua età, le tendenze demografiche, la domanda di posizioni professionali simili alla tua ed il capitale intellettuale (nel mercato di oggi, il valore della conoscenza specializzata è altissimo).

Mentre la maggior parte dei lavoratori non si rende conto del proprio valore sul mercato, i risultati delle nostre ricerche suggeriscono che il manager eccellente sia istintivamente a conoscenza delle forze che sostengono il suo valore e che egli focalizzi le sue energie e le sue azioni per massimizzare quel valore.

Il tuo valore sul mercato è molto flessibile e cambia ad ogni fase della tua carriera ed in ogni responsabilità che ricopri. E quindi non c'è una singola risposta alla domanda, "Quanto valgo?". In ogni caso, una volta che comprendi cosa influisce sul tuo valore, avrai la chiave per aumentare tale valore.

Il tuo valore reale sul mercato è determinato dalla combinazione del tuo valore potenziale e dalla tua esperienza. In qualsiasi momento della tua carriera, il tuo valore può essere considerato come la combinazione di questi 2 elementi. Anche se ti trovi a considerare una posizione simile ad una che hai già ricoperto, è importante identificare e discutere il potenziale di crescita insito nel nuovo ruolo. Quindi il valore potenziale e quello dell'esperienza sono distinti, ma anche chiaramente collegati l'uno all'altro.

"Io credo che la maggior parte delle sofferenze dell'umanità sia il risultato della incapacità di comprendere il reale valore delle cose" (Benjamin Franklin)

Se un bambino vuole continuare a dondolarsi, l'energia potenziale deve essere trasformata in "momentum", cosicché di seguito si produca più energia potenziale. Il percorso della tua carriera è simile: devi convertire il tuo valore potenziale in esperienze preziose, che insieme possano essere trasformate in un rinnovato potenziale.

Dovrai decidere quale dei 2 sia più importante nella tua carriera. In realtà, una carriera di successo quasi sempre si compone di entrambi questi elementi. Compiere un percorso professionale in una sola azienda può contenere la tua crescita in termini retributivi, ma avrai più probabilità di essere promosso all'interno della azienda che attraverso un passaggio ad un'altra società.

Avere la scelta tra diventare dirigente o aumentare la gamma delle tue responsabilità è fondamentale per un avanzamento costante di carriera. Capire quando sia nel tuo interesse una cosa nel breve termine, come per esempio candidarsi ad una potenziale posizione all'interno della tua società che ti metta al posto giusto in un'ottica di più lungo periodo per una promozione basata sull'esperienza, è una caratteristica chiave dei dirigenti di successo.
da Manager.it

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Il colosseo di Fuksas per il rock

L'architetto: servono più spazi per i giovani. Per troppo tempo abbiamo rubato le arene allo sport


ROMA — «Il declino del-l'Italia? Finché ci sarà in circolazione un musicista, un letterato, un tecnico, un creatore di moda... magari anche un architetto capaci di produrre e imporre nel mondo idee italiane, non ci sarà declino. Il problema è realizzare le condizioni perché quelle stesse idee vengano concretizzate da noi, in Italia». L'ultima idea di Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista, è di color arancione. Una immensa «costruzione tessile », come l'ha definita il settimanale francese Le Moniteur, dal cuore di cemento, ma rivestita da 12 mila metri quadrati di tela traslucida alle porte di Strasburgo e quindi nel cuore dell'Europa: un record mondiale per una superficie architettonica protetta da un materiale che non sia vetro, cemento, muratura.
...


Proprio il ricorso al tessuto suggerisce all'architetto un'immagine non architettonica, ma artistica: «Vista da fuori, sembra un'opera di Land Art. Credo che piacerebbe molto a Christo, per esempio... ». Ospiterà la musica d'oggi, promette Fuksas: «Cioè il rock, come anche il frutto della cultura Hip Hop. Ma sarà bello un eventuale contrasto con la produzione classica contemporanea, o la dodecafonia. È in assoluto la struttura più grande d'Europa nel suo genere ». L'inaugurazione dello «Zénith Strasbourg-Europe » (il più capiente di una catena di spazi pubblici ideata dall'allora ministro della cultura francese Jack Lang nel 1984) è fissata per mercoledì 23 gennaio. Debutterà il nuovo spettacolo dei «Les Enfoirés », gli eredi del comico Coluche legati ai «Restos du coeur», la società di laicissime mense assistenziali per le fasce povere della popolazione molto popolare in Francia (700.000 persone assistite nel 2007). Dice Fuksas: «Lo spettacolo e quasi un segnale del senso del luogo. In Europa siamo pieni di templi per la cultura "alta" e accademica. Siamo assai meno ricchi di spazi per la cultura "bassa", più giovane e spontanea. Per troppo tempo abbiamo rubato le arene allo sport per questi appuntamenti. Un esempio per tutti, il Palazzo dello Sport all'Eur di Roma dove l'acustica è purtroppo disastrosa. È arrivato il tempo dell'autonomia della musica. Di un'acustica come si deve».

Qualche cifra del sogno di Fuksas: una platea da 10.000 posti, ma capace di arrivare a 12.000, appena diciotto mesi di cantiere aperto per un costo complessivo di 48 milioni di euro sostenuto da Stato, Regione, Communitée urban de Strasbourg, di fatto l'area metropolitana di Strasburgo. Una superficie coperta di 14 mila metri quadrati più un'area di sosta per circa 10 mila auto illuminata di notte con una luce viola-azzurrina. Entrando si ha la sensazione di un grande circo, ma manca all'appello il pilone centrale sostituito da un anello in acciaio sospeso che collega una intelaiatura di travi: un complesso che, da solo, pesa 70 tonnellate. E qui entriamo nel campo del segno urbanistico, della ragione di quella tela arancione prossima al Goretex che di notte si staglia nel comune di Eckbolsheim, alle porte di Strasburgo. Ridacchia l'architetto: «Già cominciano le leggende urbane. C'è chi giura di aver visto il chiarore arancione a venti chilometri di distanza. Non saprei dire se sia vero. So che l'ambizione è creare un'icona che renda immediatamente identificabile il luogo nell'immaginario collettivo. Un segnale per aree come queste: non più periferia, non più campagna, ma nemmeno città...».

Le prime cifre confortano l'autore del progetto: «Abbiamo organizzato tre giorni di "porte aperte". Abbiamo registrato 60 mila presenze. Un successo straordinario, che per me è molto significativo». E rieccoci all'Italia, al declino negato: «Mi è stato difficilissimo trovare una ditta capace di lavorare su 12 mila metri quadrati di tessuto. Gli unici sono stati gli italiani della Canobbio. Insisto: finché ci saranno professionalità e creatività come queste, altro che declino».

(Paolo Conti dal corriere)

Ma chi è l'artista, chiediamo a wiki:

"Si laureò in architettura all'Università La Sapienza di Roma nel 1970, ma già due anni prima aveva aperto uno studio nella Capitale, cui faranno seguito quelli di Parigi (1989) e Vienna (1993). Molto apprezzato all'estero, dal 1994 al 1997, anno della sua elezione a consigliere di amministrazione dell'Institut Français d'Architecture, è stato membro delle commissioni urbanistiche di Berlino e di Salisburgo.

Si occupa soprattutto dei problemi urbani nelle grandi aree metropolitane ed ha incentrato la sua pratica professionale soprattutto sulla realizzazione di opere pubbliche. Nelle sue realizzazioni Fuksas cerca sempre di creare un nesso tra la costruzione ed il contesto in cui essa si trova ed il suo modo di progettare si evolve da una serie di modelli bidimensionali trasferiti poi in tridimensionale ed infine realizzati.

Professore universitario in vari istituiti, ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi internazionali tra cui il Vitruvio Internacional a la Trayectoria (1998), il Grand Prix d'Architecture (1999) e l' Honorary Fellowship dell'American Institute of Architects (2002).

Poco dopo la demolizione dell'ecomostro di Punta Perotti, egli ha affermato che anche numerosi altri edifici andrebbero distrutti in quanto "In Italia ci sono 9 milioni di palazzi abusivi" : tra essi egli cita lo ZEN di Palermo e Corviale di Roma.

Principali opere


Tra i suoi lavori più importanti:

* Complesso scolastico ad Anagni, (FR), Italia;
* Università di Brest e Limoges, Francia;
* Città Universitaria "Flora Tristan" a Hérouville-Saint-Clair, Francia;
* "Maison des Arts" a Bordeaux, Francia
* Centro commerciale "Europarc" a Salisburgo, Austria;
* Due grattacieli per uffici ("Vienna Twin Tower") e cinema multisala a Inzersdorf presso Vienna, Austria;
* Ammodernamento del PalaLottomatica a Roma, Italia, (1999-2003);
* Centro Ricerca "Ferrari" a Maranello, Modena;
* Nuova Fiera di Milano a Rho-Pero, Milano, (2005);
* Padiglione del Mercato dell'Abbigliamento di Porta Palazzo (PalaFuksas), Torino (2004);
* Centro Congressi Italia nel quartiere EUR a Roma, Italia;
* Piano urbanistico "FrankfurtHochVier" a Francoforte, Germania (2008)
* Padiglione "Le Bolle" per la ditta Nardini a Bassano del Grappa, Italia, (2004)
* Centro Commerciale Etnapolis di Paternò, Catania, Italia(2005)

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9 gen 2008

The fabulous life of:

Dopo circa una settimana eccoci al nostro appuntamento con i sogni....
Ricordate che dovevamo imparare a sognare e desiderare alla grande....eccone un altro assaggio....: godetevelo.

Dalle stalle alle stelle!
Le nostre celebrità non sono sempre nate belle e ricche. Per alcune di esse, è stata una adolescenza dura piena di sacrifici per diventare super celebrità.
The fabulous life presenta "Fab rags to rich", le più straordinarie storie di: "da niente a tutto" degli ultimi 5 anni.Riveliamo da dove vengono le star e quanta strada hanno fatto!



Alcune delle più affascinanti star di hollywood, sono partite molto lontano da dove sono adesso. Demi Moore ha cominciato la sua vita in un rimorchio in Roswell, New Mexico, disperatamente lontano dalla casa di 3,5 milioni di dollari a Los Angeles, facendo jogging a pochi passi dal suo fidanzato Ashton Kutcher.
La nomination agli oscar naomi Watts, è cresciuta nello Shoreham, Inghilterra, strappata ai genitori quando la madre divenne incapace di provvedere a lei e suo fratello. Naomi ora si gode la sua vita paparazzata di Hollywood, indossando un gioiello di Bulgari da 46000 dollari e spendendo 80 dollari per un oncia (28 gr) della crema di Jan Marini.
E che dire della famosissima Sarah Jessica Parker, la star di Sex & the city?
Lei ha passato la sua giovinezza molto lontano dalla città, è nata infatti a Nelsonville, OH, come la ottava figlia e "tieni giù le mani" era un modo di vita.
Ora è un'icona fashion e una delle connessioni veloci dei migliori designer.

Ma non solo le star di Hollywood ispirano i nostri racconti: ad esempio Snoop Dogg prima di essere sedotto, adolescente, dallo stile delle gang, era una star di atletica alla scuola di Long Beach. Ora spende soldi aiutando i ragazzi attraverso lo sport, sponsorizzando l'annuale SnooperBowl, un giovane incontro di football dove il trofeo è disegnato da Tiffany, la stessa mano del trofeo del vero SuperBowl.
Una attrice/rapper Eve, dopo una adolescenza povera a Filadelfia e un lavoro da spogliarellista in un locale del bronx, ora purifica i sui faticati risparmi in affari che richiedono di indossare dei vestiti: rilanciare la sua linea di abbigliamento fetish nel 2005 e camminare sui più "caldi" tappeti rossi.

Idee per il futuro:

L'eco-arcipelago che produce energia
Isole artificiali organizzate come piattaforme petrolifere sfruttano la differenza di temperatura del mare





LONDRA — Il progetto si chiama Energy Island e gli architetti e ingegneri inglesi che lo hanno elaborato sono convinti di aver scoperto il segreto dell'isola del tesoro energetico. Il principio base è lo sfruttamento dell'Otec, l'Ocean thermal energy conversion: si ricava energia dalla differenza di temperatura tra la superficie del mare e l'acqua a una profondità di mille metri. Uno sbalzo che ai Tropici va dai 29 ai 5 gradi.

«Pensate a un frigorifero al contrario, in cui la differenza di temperatura crea elettricità», spiegano Dominic e Alex Michaels. L'architetto Alex Michaels a Londra è noto per aver attrezzato con una turbina a vento, pannelli solari e sistema di riciclaggio dell'acqua la casa di Notting Hill del leader conservatore David Cameron. Ma questo piano è molto più ambizioso. Si tratta di costruire arcipelaghi di piattaforme marine lungo la fascia tropicale per produrre energia sfruttando la corrente di acqua calda che corre dai Caraibi fino alle coste dell'Africa occidentale e poi dall'Oceano Indiano fino al Mare del Sud della Cina. La zona tropicale è quella ideale per differenza di temperatura tra profondità e superficie.

Ogni isolotto, equipaggiato con centrali eoliche, fornaci solari, tubature di profondità, turbine e tecnologia Otec potrebbe fornire 250 megawatt. Con 50 mila Energy Islands si produrrebbe energia sufficiente a coprire il fabbisogno del mondo. E l'acqua dolce, sottoprodotto del procedimento, sarebbe tanta da garantire a ogni abitante della Terra due tonnellate al giorno. Ognuna delle colonie energetiche sarebbe completata con case e terreni agricoli per 25 tecnici. Secondo l'architetto Michaels l'organizzazione degli arcipelaghi dovrebbe ricalcare quella delle piattaforme petrolifere, dotando ogni isola di una base d'attracco per supertanker che caricherebbero l'acqua potabilizzata per distribuirla dove ce n'è bisogno. E in futuro, in questi paradisi ecologici, potrebbero essere portati i turisti.

Un progetto di colonizzazione oceanica troppo grande per l'uomo? Recentemente il principe di Galles ha chiesto a scienziati e politici di riscoprire per la battaglia energetica e contro il cambiamento climatico lo spirito che permise di vincere la Battaglia d'Inghilterra contro i nazisti. L'ingegner Dominic Michaels senior ha preso l'appello alla lettera: «Se consideriamo che siamo in guerra per trovare nuove fonti di energia pulita, che il barile di petrolio ha sfondato il tetto dei 100 dollari e le risorse fossili si stanno esaurendo, uno sforzo da economia bellica non è fuori luogo».

I primi finanziamenti potrebbero arrivare da Richard Branson, il miliardario della Virgin che ha lanciato un concorso per un progetto innovativo che permetta di invertire la tendenza del riscaldamento terrestre. «Per secoli abbiamo cercato di dominare la natura, ora la nostra ultima speranza è lavorare con le forze della natura», dicono i Michaels. In attesa di «sbarcare» sull'Isola dell'Energia, il governo di Gordon Brown ha approvato il rilancio del nucleare: 8 centrali di nuova generazione saranno costruite entro vent'anni.

Guido Santevecchi
corriere

8 gen 2008

Putin


L'uomo più importante del 2007 e il più ricco di Europa ? E' il presidente russo Vladimir Putin.


Alcune considerazioni..
Per il Guardian è l'uomo più ricco del mondo, per il Time l'uomo dell'anno, stiamo parlando del presidente russo Vladimir Putin. Hanno entrambi ragione.


Cominciamo dall’uomo dell’anno. E’ un titolo che il presidente russo - impegnato a fare le valigie nel momento in cui lascia il Cremlino - si è meritato sotto tutti i punti di vista. E’ riuscito ad imporre al suo paese una linea politica basata sul fronte della fermezza e della stabilizzazione. Ha messo all’angolo i resistenti ceceni portandoli alle urne e facendo uscire risultati plebiscitari sconosciuti anche al periodo brezneviano. Ha portato in galera personaggi scomodi come alcuni oligarchi a lui ostili o esponenti politici collocatisi nelle schiere della dissidenza. Ha fatto l’occhiolino ai comunisti di Ziuganov ansiosi di occupare qualche posto nella gerarchia ufficiale. Ha mostrato un volto duro agli americani rivelando di voler riportare la Russia ai livelli geopolitici dell’Urss. Si è messo in corsa verso la Cina e l’India rivelando una propensione eurasiatica. Ha teso la mano al Vaticano del papa tedesco segnando così un distacco dalle manovre precedenti quando la Chiesa cattolica era nelle mani del papa polacco. Ha facilitato il riarmo dell’Armata offrendo spazi di intervento alle aziende del complesso industriale legato alla Difesa. Ha riportato i media sotto l’ala protettiva del Cremlino.

E così, sulla base di queste caratteristiche autoritarie, gli americani lo hanno fregiato del titolo che campeggia sulla copertina del Time. Diversa, comunque, la lettura fatta dai russi. Che della rivista statunitense hanno visto solo il titolo e si sono così dovuti accontentare del fatto che il loro presidente è uomo di valore, stimato e apprezzato oltre i confini. In pratica una ripetizione di quanto avveniva negli anni sovietici quando i giornalisti della Tass, i corrispondenti dei vari media e gli ambasciatori, fornivano precisi rapporti a Breznev (e, poi, a Gorbaciov) evidenziando che all’Ovest c’era un coro di adesioni alla politica del Cremlino e che, soprattutto, il mondo occidentale considerava i dirigenti dell’Urss partner di tutto rilievo e spessore. Uomini, quindi, che dominavano sempre “l’anno”…

Ed ecco che oltre al Time arrivano notizie e giudizi che vanno ad arricchire il quadro russo. E qui sono bordate. Le spara, approfittando dell’ospitalità dell’organo londinese The Guardian, il politologo Stanislav Belkovski, presidente dell'Istituto russo di Strategia nazionale. E’ lui che traccia un nuovo identikit del presidente russo affermando che si è al cospetto dell’uomo “più ricco d'Europa" in quanto avrebbe accumulato all'estero una fortuna da capogiro, pari ad "almeno 40 miliardi di dollari". Notizia bomba che cade su una Russia che si appresta a quel cenone di Capodanno che - a pochi secondi dal suono del carillon del Cremlino - sarà interrotto dal discorso augurale di Putin.
Vediamo cosa scrive Belkovski. In primo luogo ricorda ai lettori che Putin controllerebbe, grazie ad una rete non-trasparente di fondi offshore, il 37% del gruppo petrolifero “Surgutneftegaz” e il 4,5% di “Gazprom”. Avrebbe poi il 75% di “Gunvor”, una misteriosa compagnia elvetica (con un utile netto di otto miliardi di dollari, su un giro d'affari di 43 miliardi) che fa capo ad un suo amico, un certo Ghennadi Timcenko, uscito anche lui dalle strutture dirigenziali del vecchio Kgb (Ufficio direzionale della prima sezione come Putin con il quale ha fondato un club di judo). In realtà la “Gunvor” sarebbe più potente di quanto indicano le cifre ufficiali. Creata nel 1997, in solo dieci anni è diventata il numero tre al mondo nel trading del petrolio dell’Est. Secondo uno dei fondatori, lo svedese Torbjörn Törnqvist, gestisce il 30% delle esportazioni di greggio dalla Russia. I suoi principali clienti sono “Gazprom”, “Rosfnet” e “Tnk-Bp”.

Le fonti di tali rivelazioni non sono rese note ufficialmente, ma si sa che vengono da ambienti dell’amministrazione presidenziale. E questo starebbe a significare che è iniziata una lotta interna alle mura del Cremlino. Andiamo avanti. Si dice che il tesoretto di Putin sarebbe nascosto in Svizzera e Liechtenstein. "Ovviamente - spiega al quotidiano britannico il politologo - il nome di Putin non compare in nessun registro di azionisti. Perché c’é una rete non-trasparente di proprietà a scatole cinesi riguardanti società e fondi offshore. Il punto finale sta a Zug, in Svizzera, e nel Liechtenstein. Putin dovrebbe, quindi, essere il beneficiario". "Si tratta di almeno 40 milioni di dollari. Il massimo - continua Belkovski - non sono in grado di dirlo. Temo di non essere a conoscenza di tutto. Forse è di più, molto di più".

Il The Guardian comunque, non si pronuncia sull'attendibilità delle accuse mosse dal politologo, ma le trova degne del titolo più grande in prima pagina e le inquadra, appunto, in una "lotta senza precedenti" scoppiata al Cremlino proprio dopo che Putin ha elevato a suo delfino il primo vicepremier Dmitri Medvedev assicurandogli pieno appoggio per le elezioni presidenziali della primavera prossima. Ed è in questo contesto - si dice - che ad essere scontenti per la decisione presa dal Presidente sarebbero gli uomini di una ben precisa cordata dei servizi di sicurezza che si riconoscerebbero nel vicecapo dell'amministrazione presidenziale Igor Secin. I personaggi che agitano ora le acque - con accuse ben precise - sarebbero proprio quei cosiddetti 'siloviki' e cioè dirigenti che rappresentano il complesso militar-industriale e i servizi di sicurezza. Servizi ai quali Putin apparteneva e che ora, assunti i pieni poteri, vorrebbe scaricare e riportare entro il perimetro della vecchia Lubjanka.

Non sarebbe, comunque, una lotta di stampo “ideologico” questa in corso tra “siloviki” e “liberali”. Perché la posta in gioco sarebbe quella delle enormi materie prime - greggio e gas in testa - che stanno facendo nuovamente della Russia una potenza di importanza mondiale. E l’eventuale fortuna accumulata da Putin all'estero sarebbe solo uno dei pomi della discordia. Si parla così di ricchezze depositate in Svizzera e Liechtenstein che potrebbero avere vari referenti. Da un lato fondi di Putin per i suoi bisogni, oppure fondi neri di un regime pronto a tutto pur di rimanere in sella.

Per ora le acque di Mosca, in superficie, sono calme. Il Cremlino non vuole rovinare le feste. Ma c’è già un libro di Belkovski che denuncia la casta del Cremlino. E qui si parla dell’altra faccia del potere. Dalla mega villa ai rapporti personali con gli uomini più importanti del pianeta, dall'organizzazione sontuosa del primo vertice del G8 in Russia sino ai privilegi concessi all’entourage ospitato al Cremlino. E le domande che agitano la Russia di fine d’anno sono sempre più queste: Putin come riformatore? Oppure come saggio amministratore delle sue fortune? Una cosa è comunque certa ed è che negli Usa nulla avviene a caso. Nella copertina di Time Putin è ripreso in un atteggiamento poco rassicurante…

Intanto il Cremlino - tramite il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov - liquida così l’intera vicenda: “Non siamo disposti a rilasciare commenti sull'immondizia”. Ma l'ex speaker della Duma, Ivan Rybkin, non crede alla tesi dell’immondizia e fa notare che l’amico di Putin Timcenko sarebbe “il gestore della cassa nera del Cremino”. Tutta la storia si tinge di giallo. Tornano alla luce quelle storie del 1991, quando Putin si trovava alla testa della direzione del comitato per le relazioni esterne della città di San Pietroburgo. Da poco aveva staccato le mostrine del Kgb ed aveva come compito primario quello di far arrivare nella città della Neva investitori e capitalisti di ogni sorta. E fu a San Pietroburgo che Putin diresse la “St.Peterburg Immobilien und Beteilingungs AG-SPAG”, una immobiliare tedesca. Nota per essere finita sotto inchiesta in Germania per riciclaggio di denaro sporco. Ci sono così tutti i componenti per una story alla 007. A partire dall’uomo dell’anno.
di Carlo Benedetti

da Businessonline

E' da buttare?


Questi giorni sono caratterizzati dall'enorme emergenza a Napoli, per la serie di vicende legate allo smaltimento dei rifiuti.
Come al solito evito di entrare in merito alla discussione, perchè non farei altro che dire cose fritte e rifritte.
Al contrario, vorrei discutere di ciò che sta dietro a tutto, la possibilità/capacità di decidere e far rispettare le decisioni.
Per cominciare vi faccio questa domanda:
Il garantismo è ostacolo della giustizia?
E' il titolo di un post di secoli fà.
La risposta è ovviamente si ed ecco perchè
difendere la libertà senza condizioni è equivalente a limitare la libertà di ciascuno.
Infatti,
si decide qualcosa, ma si sancisce il diritto a bloccare ogni iniziativa (giusta o sbagliata che sia) con il diritto di manifestare (anche violentemente) contro la stessa. Si permette che per garantire la tutela di qualche individuo, si leda il diritto di una città a vivere sani e in condizioni igieniche tollerabili.
Capite bene di cosa parlo. Si inserisce in una discussione molto ampia.
Bisogna esercitare un potere forte, che sappia/voglia e possa far rispettare la propria decisione, la cui autorità sia stata ovviamente scelta democraticamente.
Basta con la libertà ad ogni costo, ossia anarchia, bisogna imporre le decisioni di chi è stato scelto per rappresentarci, ad ogni costo, anche ledendo i diritti o le libertà di alcuni cittadini.
Questo secondo me, è l'unico modo di risollevarci dal caos in cui l'esasperazione della libertà ci ha portato, ci è chiesto solo un piccolo sacrificio che si rivela alla lunga il male sicuramente minore!

7 gen 2008

I diseredati (per amore)

Chi esclude i figli dall'eredità «perché è pedagogico» e chi lo fa per salvare il gruppo Dalle sorelle Hilton a Barbara Bertone

Nicky Hilton
MILANO — C'è chi lo fa (pare) a scopo pedagogico. Chi, invece, si fa guidare dall'istinto di vendetta. Chi, ancora, di fronte al capitale mette da parte gli affetti per concentrarsi su un unico obiettivo: la salvezza dell'azienda. In ogni caso, il risultato non cambia. Almeno, non per figli e nipoti. Che sempre più spesso, negli ultimi tempi, si trovano a passare notti non proprio tranquille, in preda al terrore di passare in un lampo dallo status di ereditieri a quello di diseredati.

È successo, ed è cronaca degli ultimi dieci giorni, alla bionda più paparazzata degli Stati Uniti: Paris Hilton, 26 anni, ha appreso da una mail inviata a Fortune dal nonno Barron che il 97% del patrimonio di famiglia se ne andrà in beneficenza. A lei e alla sorellina Nicky, ree di avere «infangato» il buon nome degli Hilton, resterà solo il 3% (di 2,3 miliardi di dollari...). È successo pure, ed è cronaca dell'altroieri, a Barbara Bertone, 39 anni, figlia di Nuccio — scomparso nel 1997 — e Lilli, cui la madre ha revocato «tutti i poteri di direttore generale della Carrozzeria Bertone», per «un'ormai intollerabile situazione di conflitto di interessi» sul destino dell'azienda.

E ancora, solo pochi mesi fa, l'84enne Sumner Redstone, signore e padrone di Viacom e Cbs, aveva cacciato fuori dal gruppo la figlia Shari (sorte analoga era già toccata a figlio, fratello e nipote), delegando al board la delicata questione della successione. Mentre in agosto, all'apertura del testamento della miliardaria Leona Helmsley, due nipoti su 4 sono rimasti a becco asciutto: «Loro sanno perché», ha lasciato scritto la terribile nonna. Eredità (in soldi o incarichi) addio, dunque, su entrambe le sponde dell'Atlantico. La linea, per la verità, era stata dettata già da tempo: correva l'anno 1998, quando tra i tycoon Usa si diffuse il primo germe della rivoluzione. Il primo fu Warren Buffett, il re degli investimenti. La sua teoria: «Lasciare enormi quantità di denaro ai figli è sbagliato. I patrimoni dinastici fanno male al sistema». Promessa mantenuta nel 2006, quando Buffett ha donato l'85% dei suoi averi a 5 associazioni filantropiche, tra cui la Bill & Melinda Gates Foundation. Guarda caso, altri due adepti della linea «tesoro, ti diseredo ma lo faccio per te»; ai tre figli andranno «solo» 10 milioni a testa, «Non voglio lasciar loro molto perché penso che non gli farebbe bene», disse a suo tempo Mr Microsoft.

«Ma nel nostro Paese la prassi è poco diffusa, così come l'idea che la ricchezza impatti negativamente sulla crescita dei figli», commenta Guido Corbetta, che in Bocconi insegna Strategia delle imprese familiari. Senza contare che nessun industriale italiano potrebbe seriamente minacciare i propri figli di lasciarli sul lastrico, «con la legittima gran parte del patrimonio è vincolata... Quello che fanno alcuni imprenditori, se ritengono gli eredi non adatti, è di vendere l'azienda e lasciare la liquidità. Un caso famoso è quello di Grimaldi (Aldo, l'armatore di Grandi Navi Veloci, ndr), che ha deciso di vendere a un fondo di private equity ». Anche di Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, 82 anni e tre figli, si mormora da tempo voglia vendere, «ma ancora non si è capito...». La differenza con gli Usa si vede anche dai numeri: «I Pritzker, proprietari degli Hyatt, hanno deciso di vendere dopo che i piani di successione sono falliti. Un patrimonio da 10 miliardi di dollari». Anche per i rampolli nostrani, però, potrebbero arrivare i tempi grami: «In Italia — chiude Corbetta — è in corso una riflessione, in parte già arrivata in Parlamento, per ridurre le percentuali della legittima, portando a una quota disponibile più elevata. Siamo di fronte a un mutamento storico, l'azienda vista non più come "roba di famiglia", ma come una creatura da tutelare ». E il cognome, a questo punto, potrebbe non bastare più.

Gabriela Jacomella
corriere

L'ultimo discorso a Las Vegas del signor Microsoft

Internet e tv, il testamento di Gates

NEW YORK - Se ne va con molti lividi — quelli procurati dalla rapidissima crescita dei rivali di Google e dalla rivincita della Apple di Steve Jobs — ma anche col petto pieno di medaglie. Ed è più simpatico, più umano dell'imprenditore imbattibile che dieci anni fa aveva fatto terra bruciata, trasformando l'informatica in un monopolio Microsoft.

Il «lungo addio» di Bill Gates alla sua creatura è iniziato ieri sera a Las Vegas quando l'imprenditore di Seattle ha tenuto per l'undicesima volta — l'ultima come capo di Microsoft — il discorso inaugurale del Ces, la fiera mondiale dell'elettronica di consumo.

Bill Gates (Epa)
Migliaia di persone si sono messe in fila con molte ore di anticipo davanti alla «ballroom» del «Venetian», gigantesco hotel-casinò della metropoli del Navada, per ascoltare ancora una volta gli scenari di questo leader carismatico e visionario. E, anche, per il suo commiato. Per anni l'imprenditore è stato l'anima del Ces, il salone che ha lanciato i videoregistratori VHS (1970) e le pile alkaline, i riproduttori «compact disc» (nel 1981) e, sei anni fa, la tv al plasma. Se tornerà l'anno prossimo, lo farà solo come ospite.

A giugno, come deciso già da due anni, Gates lascerà totalmente la gestione della società alla squadra che ha costruito in questi anni: l'amministratore delegato Steve Ballmer e i capi della ricerca, dei sistemi di software e dei prodotti per il mercato dell'entertainment, Mundie, Ozzie e Bach. Lui si dedicherà a tempo pieno alle attività filantropiche della sua fondazione. In Microsoft resterà solo come presidente non operativo (oltre che come azionista). Un modo per defilarsi in un momento difficile e andare a cercare gloria dove non deve vedersela con una concorrenza agguerrita, lo attaccano i suoi non pochi nemici. Ma lui, fino all'ultimo, ha continuato a sostenere che Microsoft gode di ottima salute, è piena di soldi, intelligenze e tecnologie promettenti e ha nuovi, straordinari prodotti in arrivo: dal «Surface », il tavolo la cui superficie è un sofisticato computer « touch screen » che può diventare una piattaforma-giochi per i clienti di un bar o l'archivio dal quale un medico tira fuori le cartelle cliniche dei suoi pazienti, al salotto di casa trasformato in «media center», senza più differenze tra tv e applicazioni video di Internet come YouTube. Anche ieri — nel discorso pronunciato nella notte a Las Vegas — Gates non ha rinunciato a fare il superpiazzista dei prodotti Microsoft. La sua reazione orgogliosa è più che giustificata: anche se per la prima volta incalzata — e qualche volta scavalcata — da rivali più giovani e dinamici, la Microsoft che Gates lascia ai suoi successori è straordinariamente solida: la società dal lui fondata 32 anni fa arrivò in Borsa (quella tecnologica, il Nasdaq) nel 1985, poco dopo il lancio del sistema Windows.

La società, allora valutata dal mercato 45 milioni di dollari, oggi capitalizza ben 375 miliardi (il fatturato, l'anno scorso, è stato di 54 miliardi). Man mano che si allontanano gli anni dei suoi «misfatti» — Netscape, che aveva creato il primo vero browser per navigare in rete sbattuta fuori dal mercato da Microsoft, grazie alla sua forza commerciale; il sistema operativo Macintosh di Apple, il gioiello di Steve Jobs, ridotto a vivacchiare in una nicchia del mercato dallo strapotere di Internet Explorer — l'immagine del Gates corsaro, del monopolista prepotente si fa sempre più appannata, rarefatta. Passa, invece, alla storia quella di un uomo che, comunque, ha cambiato il modo di comunicare degli uomini e la storia industriale del Ventesimo secolo. Se siamo entrati in un'era nuova è anche — e soprattutto — perché oggi ci sono nel mondo 500 milioni di computer che «girano» con i programmi messi sul mercato da Bill Gates. Alla fine gliene ha dato atto anche Jobs: suo nemico per una vita, il fondatore della Apple ha riconosciuto di recente che Gates mandava già avanti con successo una « software company » quando tutti gli altri stavano ancora cercando di capire se e come le applicazioni informatiche potessero diventare un'attività con un valore economico. Insomma, Gates si è guadagnato un posto sul monte Rushmore degli uomini che hanno fatto grande l'industria americana, se mai ne verrà scolpito uno. Ciò non toglie che gli ultimi anni, per lui, siano stati un calvario.

Il nuovo sistema operativo Vista è arrivato sul mercato in ritardo e con non pochi problemi; il lettore multimediale «Zune», per il quale Gates si è speso personalmente come uomo-marketing, è arrivato troppo tardi per scalfire il successo dell'iPod della Apple; la «playstation » XBOX-360 è stretta tra il successo di quella della Nintendo e l'analogo prodotto della Sony che dispone di una tecnologia già affermata dell'alta definizione delle immagini (Blueray). Solo ora Microsoft sta cercando di correre ai ripari creando un'alleanza con altri produttori giapponesi per la tecnologia alternativa HD. Ma i dolori principali vengono da Google che ha dimostrato una capacità diabolica di rivoluzionare in continuazione le regole del gioco e che — mettendo in rete programmi, come quelli «office», che possono essere scaricati gratis da chiunque — continua a erodere il mercato di Microsoft. La società di Gates non crollerà: il suo mercato è sterminato e i processi in atto sono lenti. Ma il futuro dell'informatica è sempre più nella rete e sempre meno nei singoli computer e nei relativi programmi. Lo sa anche Microsoft, ma i suoi tentativi di riconvertirsi alla nuova filosofia per ora non danno frutti.


Massimo Gaggi

corriere

4 gen 2008

I magnifici otto del World Wide Web


Ecco i siti e i fenomeni della Rete da tenere sott'occhio nell'anno appena iniziato
Social networking, riscoperta dei contenuti, aggregatori: vediamo insieme cosa ci proporrà la rete di particolarmente interessante nel 2008.


Nel mondo
Facebook. Forse l'esempio più in auge di social network. In breve, è un sito che consente di mantenere i contatti con la propria rete di amicizie.
In realtà, Facebook più che un sito monolitico è un insieme di funzionalità, fornite anche da società terze parti, con una struttura modulare. Ciascun utente ha una propria pagina, ove può aggiungere delle applicazioni: dalle lavagne multimediali per scambiare film e immagini con i propri amici, ai giochino, alle sfide. Bello, ma richiede un certo tempo e una certa dedizione.

LinkedIn. Ancora un sito di social networking, ma questa volta più finalizzato al business. Per mantenere i contatti con ex colleghi, compagni di studi e, in genere, persone che conosciamo e che ci interessano da un punto di vista professionale. Molto utile se lo visitiamo con regolarità, teniamo aggiornata la nostra pagina personale con il curriculum e, ovviamente, se lavoriamo in un ambito dove Internet è diffuso ed utilizzato.

Slashdot. Non certo nuovissimo, ma ancora valido, è un sito con una struttura simile a quella dei blog, contenente notizie aggiornate sul mondo dei media, dell'information technology e dell'open source, attento anche a tematiche scientifiche, di privacy e di curiosità hi-tech. E' il capostipite di molti siti simili, che hanno cercato di imitarlo e di scalzarlo, senza riuscirci, anche grazie alla grandissima rete di utenti "attivi" e di informatori, costantemente impegnati a setacciare la Rete a caccia di notizie.

Techcrunch. E' un blog di informazione sul web 2.0, aggiornato, informato e giustamente scettico su un fenomeno a volte sopravvalutato. Ottima risorsa per scoprire cosa si muove di nuovo sulla Rete, soprattutto nell'ambito del social networking e degli "user generated contents" (contenuti generati dagli utenti).

Siti di condivisione video. Tutto iniziò con YouTube, ora non c'è grande portale che non abbia il suo sito con migliaia di video degli utenti. Probabilmente, anche qui il 2008 annovererà le prime vittime: resteranno i contenitori più grandi (sicuramente, oltre a YouTube, quello di Microsoft), mentre gli altri vivacchieranno o moriranno.

Siti di condivisione foto. In questo segmento il dominatore quasi incontrastato è Flickr. Nel 2008 vedremo se altri concorrenti (Fotki?) avranno la possibilità di contrastare il dominio del colosso dell'image sharing, che fa parte di Yahoo.

In Italia
Blogbabel Italia. Aggregatore di blog. La sua parte più interessante è questa, con la classifica costantemente aggiornata dei blog nostrani che vanno per la maggiore. Oltre ad essere oggettivamente utile per sapere chi sale, chi scende, chi nasce e chi muore nella blogosfera, diventa uno strumento quasi indispensabile se si frequentano quelle comunità un po' ristrette e un po' snob che parlano 20 ore al giorno di Web 2.0. Pronostichiamo che nel 2008 un'occhiata a Blogbabel la daranno anche i frequentatori dei salotti: «Sai cara, ho visto su Blogbabel che nell'ultima settimana è nato un blog troooooppo informato sulla vita sessuale dei canguri, ed è gia 459esimo nella classifica generale!»

Beppegrillo.it. Il blog del comico-polemista genovese (oltre ad essere di gran lunga quello più visto nella blogosfera italiana) nel corso del 2007 è assurto spesso agli onori della cronaca, e i post del brizzolato Beppe sono stati spesso ripresi dalle agenzie di stampa e dai giornali, senza contare il fenomeno del Vaff. Day. Che ci combinerà nel 2008 Grillo?

I magnifici otto del World Wide Web
di Franco Sarcina
da ilsole24ore.

3 gen 2008

The fabulous life of:



" I miliardari di wall street"

Si, avete letto proprio bene, oggi parliamo dei miliardari (non milionari) di wall street, i "billion dollar wall street ballers".
Più ricchi degli attori di hollywood e presto alla pari con i più noti ricconi del pianeta, come Donald Trump.
Ecco la fantastica vita dei giovani e ricchi rader della borsa di NewYork:




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Pensate che le star abbiano l'esclusiva sul divertimento? Ripensateci, di questi tempi nessuno fa soldi e ne spende più dei ragazzacci di wall street. Dalle loro case, ai loro yachts alle esotiche case per le vacanze, alle multimilionarie collezioni d'arte, questi ragazzi stanno vivendo alla grande, oltre chiunque altro nel pianeta.
Ora parliamo di quanto prendono:

Il re degli Hedge Fund Steven Cohen, ha preso 1 miliardo di dollari nel 2006.
E il finanziere Edward Lampter? 1,5 miliardi di dollari....solo in un anno.
E dovete crederci, questi ragazzi sanno come spendere il loro denaro faticato...soprattutto quando deriva dalle rendite immobiliari.
L'investitore Jeffrey Epstein per esempio, vive nella più lussuosa dimora di tutta Manhattan di circa 4000 metri quadrati sulla 71esima.
Eddie Lampert ha pagato oltre 20 milioni di dollari per una proprietà a greenwich difronte all'oceano, ....solo per abbatterla e ricostruirla.
Ma tra tutti questi spendaccioni, nessuno può assolutamente sorpassare Steven Cohen.
Lui possiede una casa di 3000 metri quadrati n Greenwich composta da camere per i massaggi, per gli esercizi, per l'intrattenimento, più un campo intero da basket, un campo da tennis, una pista da pattinaggio su ghiaccio e persino una casa di 400 metri quadrati unicamente per il suo Zamboni (la macchina che alliscia la superficie del ghiaccio).
Ha anche speso più di 700 milioni solo negli ultimi 5 anni per costruire la più grande collezione di arte privata, incluse opere di Van Gogh, Pollock, e di Andy Warhol.
Ma non tutti i pesi massimi di wall street amano l'arte. Il finanziere della Florida, John Devaney ha speso molta della sua fortuna multimilionaria per qualche giochetto molto costoso, inclusi un jet privato e 10 yachts ( da oltre 100 metri l'uno!!!).
Ma dedicano anche molto per le opere di bene; nel 2007 infatti i ragazzi di wall street hanno racimolato 71 milioni di dollari, in una sola notte, per la fondazione Robin Hood che combatte la povertà nel mondo.

Dalle incredibili mega case ai loro bonus pazzeschi fino agli sprechi inimmaginabili che seguono....
questa è la favolosa vita dei giocatori della borsa di wall street!
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