
Filantropo, finanziere, “Re Mida”, filosofo, “colui che ha rotto la sterlina”, anti-Bush… Sono infiniti i nomi con cui può essere definito George Soros, personaggio discutibile e discusso, titolare di una fortuna immensa che ammonterebbe a 7 miliardi di dollari circa, il tipico “self-made man” americano cui non mancano eccentricità e “inchieste”.
Soros sbarca in America a 26 anni, dopo aver passato la propria infanzia in Ungheria. Soros non è sempre stato il suo cognome: nasce in una famiglia ebrea, costretta a nascondersi dalle persecuzioni naziste. Quando arriva negli Stati Uniti ha in tasca pochi soldi ma un bagaglio di conoscenza derivate dai tre anni di studi alla London School of Econom e dall’esperienza di stockbroker.
Dopo qualche anno passato a lavorare come trader e consulente finanziario fonda la Quantum Fund, una società di gestione di capitali e fondo di investimento privato, con sede alle Antille Olandesi, che per molti anni è stata una delle famiglie di fondi più capitalizzate al mondo. Per 32 anni, partendo dalla raccolta iniziale di 4 miliardi di dollari, il Quantum Fund ha reso il 31% di media annua.
Nella sua carriera Soros si è avventurato in investimenti decisamente rischiosi e talvolta eticamente dubbi. Le sue specialità sono sempre stata le speculazioni sulle monete: quella in particolare che lo ha reso famoso è stata la “rottura della sterlina”. In una notte del 1992 si lanciò in una pseculazione furiosa al ribasso provocando il crollo della moneta inglese e guadagnando, a quanto lui stesso ha raccontato, 1 miliardo di dollari.
Nel 1993 lanciò invece una corsa all’oro dopo aver diffuso la voce che la Cina voleva rimpinguare le proprie riserve. Il prezzo dell’oro subì un rialzo del 20% e lui si liberò in segreto dei suoi acquisti. In molti vedono in lui un personaggio che gestisce investimenti e capitali di coloro che non possono o non vogliono agire in prima persona, tra cui, si dice, anche la regina Elisabetta.
Ma le speculazioni non sono il suo unico interesse. Negli ultima anni Soros si è lanciato in una feroce campagna anti Bush. Durante le elezioni del 2004 non si limitò a finanziare i suoi avversari ma fece dichiarazioni decisamente “forti” ai vari giornali. Al Washington Post dichiarò che “la disfatta di Bush è lo scopo della mia vita, una questione di vita o di morte“; al Financial Times che “un’America nelle mani di Bush è un pericolo per il mondo intero” e “il partito repubblicano è in mano ad un gruppo di estremisti“.
Come tutti sappiamo nel 2004 le cose non andarono come Soros sperava, quindi adesso è diventato uno dei più importanti sostenitori di Barack Obama.
Via Finanza Live
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