31 ago 2007

Truffe e Phishing


Vista la diffusione del fenomeno e la sua dimensione, vorrei dedicare un post per ricordare che tipo di truffa sia il phishing. Infatti nonostante l'informazioni ormai consolidate, sono sempre più numerosi gli ingenui che ci cadono.
Riporto un riassunto di wikipedia:

In ambito informatico il phishing è una attività truffaldina che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale, ed è utilizzata per ottenere l'accesso a informazioni personali o riservate con la finalità del furto di identità mediante l'utilizzo delle comunicazioni elettroniche, soprattutto messaggi di posta elettronica fasulli o messaggi istantanei, ma anche contatti telefonici. Grazie a questi messaggi, l'utente è ingannato e portato a rivelare dati personali, come numero di conto corrente, numero di carta di credito, codici di identificazione, ecc.

La prima menzione registrata del termine phishing è sul newsgroup di Usenet alt.online-service.america-online il 2 gennaio 1996,[1] malgrado il termine possa essere apparso precedentemente nell'edizione stampata della rivista per hacker 2600.[2] Il termine phishing è una variante di fishing (letteralmente "pescare" in lingua inglese),[3] probabilmente influenzato da phreaking[4][5] e allude all'uso di tecniche sempre più sofisticate per "pescare" dati finanziari e password di un utente. La parola può anche essere collegata al linguaggio leet, nel quale la lettera f è comunemente sostituita con ph.[6] La popolare teoria che si tratti di un portmanteau di password harvesting[7] è un esempio di pseudoetimologia.
Metodologia di attacco [modifica]
Il processo standard delle metodologie di attacco di phishing può riassumersi nelle seguenti fasi:

l'utente malintenzionato (phisher) spedisce al malcapitato ed ignaro utente un messaggio e-mail che simula, nella grafica e nel contenuto, quello di una istituzione nota al destinatario (per esempio la sua banca, il suo provider web, un sito di aste online a cui è iscritto).
l'e-mail contiene quasi sempre avvisi di particolari situazioni o problemi verificatesi con il proprio conto corrente/account (ad esempio un addebito enorme, la scadenza dell'account ecc.).
l'e-mail invita il destinatario a seguire un link, presente nel messaggio, per evitare l'addebito e/o per regolarizzare la sua posizione con l'ente o la società di cui il messaggio simula la grafica e l'impostazione.
il link fornito, tuttavia, non porta in realtà al sito web ufficiale, ma ad una copia fittizia apparentemente simile al sito ufficiale, situata su un server controllato dal phisher, allo scopo di richiedere ed ottenere dal destinatario dati personali particolari, normalmente con la scusa di una conferma o la necessità di effettuare una autenticazione al sistema; queste informazioni vengono memorizzate dal server gestito dal phisher e quindi finiscono nelle mani del malintenzionato.
il phisher utilizza questi dati per acquistare beni, trasferire somme di denaro o anche solo come "ponte" per ulteriori attacchi.
Talora, l'e-mail contiene l'invito a cogliere una nuova "opportunità di lavoro", a dare le coordinate bancarie del proprio conto on line per ricevere l'accredito di somme che vanno poi trasferite ad altri conti, trattenendo una percentuale dell'importo, che può arrivare a cifre molto alte. Solitamente, il trasferimento avviene con bonifici gratuiti, sempre via Internet, verso un altro conto on line.

Si tratta del denaro rubato con il phishing, per il quale il titolare del conto on line, spesso in buona fede, commette il reato di riciclaggio di denaro sporco. Quest'attività comporta per il phisher la perdita di una certa percentuale di quanto è riuscito a sottrarre, ma esiste comunque un interesse a disperdere il denaro in molti conti correnti e a fare girate in differenti Paesi, perché diviene più difficile risalire al suo conto e dati identificativi.

Se i trasferimenti coinvolgono più Paesi, i tempi per la ricostruzione dei movimenti bancari si allungano, poiché serve una rogatoria e l'apertura di un procedimento presso la magistratura locale di ogni Paese interessato.


Difesa
Una preoccupazione frequente degli utenti che subiscono il phishing è capire come ha fatto il perpetratore a sapere che hanno un conto presso la banca o servizio online indicato nel messaggio-esca. In realtà, normalmente il phisher non sa se la sua vittima ha un account presso il servizio preso di mira dalla sua azione: si limita ad inviare lo stesso messaggio-esca a un numero molto elevato di indirizzi di e-mail, facendo spamming, nella speranza di raggiungere per caso qualche utente che ha effettivamente un account presso il servizio citato. Pertanto non è necessaria alcuna azione difensiva a parte il riconoscimento e la cancellazione dell'e-mail che contiene il tentativo di phishing.

Nel caso del problema correlato noto come
Pharming, invece, non esiste una vera e propria soluzione a posteriori ed è necessaria un'azione preventiva.



Manager e gestione dei Talenti


Riporto un breve riassunto tratto dal:

"The McKinsey Quarterly", dato che affronta una tematica estremamente importante per noi e per l'economia in genere. Infatti la gestione accurata delle persone è la vera prerogativa necessaria per la crescita e lo sviluppo dell'impresa.


Il problema della gestione dei talenti
di Matthew Guthridge, Asmus B. Komm, and Emily Lawson

Le aziende cominciano via via a dare sempre maggiore importanza alla gestione dei talenti, inserendola nelle strategie prioritarie.Ma gli ostacoli sono molteplici e distribuiti in questo modo (secondo un sondaggio):
  1. I senior manager non spendono molto tempo di qualità nella gestione dei
    talenti (54%)
  2. I manager di linea non sono troppo inseriti nello sviluppo del personale
    (52%)
  3. le organizzazioni sono stratificate a "silos" e non incoraggia collaborazioni e condivisioni tra risorse (51)
  4. i line managers non hanno il desiderio di differenziare i dipendenti per livelli di performance (50)
  5. i capi tendono a non allineare la strategia di gestione dei talenti con la
    strategia di business (47)
  6. i line manager non incolpano nessuno personalmente per le prestazioni
    inferiori al normale (45)
  7. I processi di allocazione delle risorse non sono così precisi da mettere la persona giusta per il posto giusto (39)
  8. CEO e il senior team no condividono la visual sui ruoli cardine (38)

Credo che tutti possiamo condividere questa classifica e rimovendo le principali cause di ostacolo al processo di gestione dei "talenti" si otterrà un crescente miglioramento delle performance aziendali.

30 ago 2007

Crisi economiche e i giovani



La crisi del mercato dovuta ai mutui subprime americani, a detta degli esperti, doveva non avere nessuna (o quasi), ripercussione in Italia. Tutte le principali testate finanziarie (e non), dicevano che i nostri investimenti erano sicuri perchè in Italia sono poggiati su fondamenta stabili. Già dalle mie conoscenze appariva tutt'altra realtà, ossia un aumento sui tassi di mutui/finanziamenti/leasing, che andavano oltre le peggiori ipotesi degli specialisti.
Fino a stamani, quando ho letto che i giovani inguaiati, sono molti come si legge dal seguente articolo:

Il mutuo e i giovani. Ma questa è Milano?

Avete letto la lettera, comparsa ieri in questa pagina (clicca qui), della ragazza che aveva comprato la casa dei suoi sogni (di 40 mq) e un anno dopo è stata costretta a venderla perché il mutuo caldamente consigliato dalla banca era passato da 1.000 a 1.500 euro al mese? Dove aggiunge che, beffa delle beffe, al fondo stanziato per i giovani che acquistano la prima casa, lei non ha diritto, perché non è sposata? In poche ore sono arrivati oltre cento messaggi con storie simili alla sua, che narrano come la vita dei giovani sia diventata impossibile a Milano, stretti come sono, da un lato, tra precarietà, stipendi fermi ai valori della lira e prezzi delle case alle stelle e, dall'altro, tra banche che non di rado sembrano aver imparato la lezione degli usurai. Non sa, chi amministra e decide, che una città senza giovani si spegne, asfissiata dalla mancanza di creatività e di idee nuove che solo da loro possono venire? Inutile illudersi, succederà anche a Milano, che pur è stata per decenni metropoli creativa per antonomasia. Non sarebbe allora il caso — provvedimento minimo — di allargare anche ai single quel contributo per la prima casa, magari chiedendo ai consiglieri regionali, già ampiamente stipendiati, di rinunciare al nuovissimo aumento di 350 euro mensili che si sono concessi, e di utilizzarlo per cercare di conservare alla città i suoi migliori giovani?
(Isabella Bossi Fedrigotti 30 agosto 2007 ) corriere della sera
(
qui)

Ma allora cosa sta succedendo?
Cercano di dirci che tutto va bene per non farci preoccupare e incavolare, ma questo non è corretto è ingiusto e illegale!
Come spiegato nel film fight club, dove affermano che negli aerei le maschere ad ossigeno che mostrano le inservienti, servono solo a rendere docili i passeggeri in caso di necessità!

Ricordiamo che se sappiamo possiamo correre ai ripari, come ad esempio (per chi può) tramutare il mutuo da variabile a fisso. Ma dobbiamo saperlo!

Non siamo delle pecore...

e smettete di fare "beeeeeee"

Marketing mix

Il termine marketing mix indica la combinazione (mix) di variabili controllabili (leve decisionali) di marketing che le imprese impiegano per raggiungere i propri obiettivi.
Le variabili che tradizionalmente si includono nel marketing mix sono le 4P (in inglese four P's) teorizzate da Jerome McCarthy e riprese in seguito da molti altri:
Product (Prodotto) Price (Prezzo) Place (Distribuzione) Promotion (Promozione)

Il prodotto (Product) è il bene o servizio che si offre (vende) in un mercato per soddisfare determinati bisogni dei consumatori.
La più importante leva decisionale di marketing che riguarda il prodotto è la politica di brand management.
Il prezzo (Price) è il corrispettivo in denaro che il consumatore è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o servizio. Esistono varie politiche di pricing che un'impresa può attuare, in funzione degli obiettivi che l'impresa si propone:
la scrematura del mercato (skimming pricing)
la penetrazione nel mercato (penetration pricing)
la diversificazione dei prezzi (segment pricing).
La Distribuzione (Placement) è l'insieme di attività necessarie a far giungere un determinato prodotto al consumatore finale, con i vari passaggi intermedi.
La distribuzione avviene tramite la gestione, detta channel management, dei canali di distribuzione e dei magazzini, logistica delle merci, copertura del mercato.
La Promozione (Promotion) è l'insieme di attività volte a promuovere, pubblicizzare e far conoscere al mercato un'azienda o un suo determinato prodotto o servizio.
Recentemente tra gli studiosi di marketing si preferisce sostituire il termine promozione con comunicazione aziendale, definita come il complesso di attività mediante le quale un'azienda si presenta al mercato:
pubblicità (advertising), propaganda (publicity), direct marketing, direct response advertising,
sponsorizzazioni (sponsorship),pubbliche relazioni (public relations),product placement, licensing, merchandising, publicazioni economico-finanziarie, promozione delle vendite, vendita personale (ad esempio porta a porta), packaging.

Evoluzioni
Le leve tradizionali del marketing mix sono state ampliate fino ad arrivare alle 6P che oltre ai quattro fattori sopra indicati considera anche il Personal Selling e il Positioning.

Il Personal Selling è l'insieme delle attività di supporto e informazione per il potenziale cliente. Possono essere intese come delle attività a valore aggiunto per l'acquirente, svolte per esempio dall'intermediario, o dal venditore stesso. Questa quinta P, propria del marketing business to business, sta prendendo piede anche nel marketing business to consumer.
Il Positioning è il posizionamento della marca, un fattore fondamentale nella percezione del consumatore. Una volta che il consumatore si è fatto un'idea su di una marca è quasi impossibile fargli cambiare avviso.
Esempio: una marca conosciuta per la fabbicazione di prodotti a basso prezzo, non riuscirà ad imporsi nel mercato del lusso senza cambiare posizionamento.

Le 4C
Spostando il focus dalla prospettiva dell'impresa a quella del cliente si possono trasformare le 4P in 4C:

prodotto in Customer Value, valore del prodotto percepito dal consumatore
prezzo in Customer Costs, costi sostenuti dall'acquirente (esborso)
distribuzione in Customer Convenience, comodità del punto vendita
promozione in Customer Communications, comunicazione

Le colonne portanti del marketing
Oltre le 4P ci sono anche le colonne portanti del marketing:
Concentrazione e focalizzazione sul mercato.
Orientamento al cliente.
Manovre di Marketing coordinate.
Profitto (si realizza) tramite la soddisfazione dei clienti.
Tramite una comunicazione mirata e adattata alle specifiche situazioni si possono creare attività di commercio migliori con ribassi nei costi di transazione e con una riduzione della coordinazione dei contendenti, per esempio l'acquisto in fabbrica mette direttamente in comunicazione l'impresa con il cliente mentre l'acquisto di generi alimentari richiede un intermediario, ad esempio un supermercato.

Estratto da wiki

The winner is...



Per prima cosa commentiamo il sondaggio appena concluso...

Con il totale di 37 votanti si hanno i risulati seguenti:

Il 75%(28) dice che è meglio avere la consapevolezza di quello che accade intorno a noi, anche se questo ha delle ripercussioni sulla nostra tranquillità interiore,

il 10%(4) dice che preferisce vivere nella non conoscenza pur di stare meglio,

al 13%(5) invece non sa o non interessa.

Risultati molto interessanti e che ci fanno ben sperare per il futuro dato che la conoscenza come l'informazione è tutto nella società moderna.
Ora sapete la mia opinione al riguardo, mi piacerebbe che voi commentaste i risultati prodotti e soprattutto perchè avete espresso la preferenza in tal senso.
A presto il nuovo sondaggio, ma prima partecipate alla campagna:
Chi non fa bene all'Italia e a te?
Scrivendo nel form a fondo pagina chi vorreste allontanare dal paese (usando un eufemismo), i primi consigli sono arrivati...e lasciano davvero senza parole...

29 ago 2007

Internet e L'uomo



Si fa un gran parlare di internet, delle sue potenzialità, delle sue illimitate prospettive e faccie; ed ora io vorrei parlare di una di quelle più misteriose ma distintive: l'uomo.
L'uomo ha creato internet, lo ha cresciuto fino ad ora dedicandogli parole, fatti e anche qualche ombra.
Io vivo e lavoro nella tecnologia e quindi mi considero un suo stimatore, ma "the net" è qualcosa di molto più profondo di un insieme di persone ed informazioni.
E' uno specchio delle persone, dei loro vizi e delle loro speranze. Speranze che vengono distrutte quando si vedono dei gruppi dove le parolacce e la male educazione la fanno da padrone.
Internet è un posto che dobbiamo tenere pulito da persone così per evitare che arrivino delle limitazioni alle libertà di ciascuno. Come del resto è già accaduto sia in internet che nella vita reale.
Scusate il mio sfogo, ma segue la filosofia:
isola le persone che non fanno bene al nostro paese.

Invito chiunque di voi a segnalare chi bisogna allontanare, inizia la campagna:
Chi vuoi cacciare?

One Energy Dream

Lettera al Corriere della sera



Lettera al Direttore del Presidente di Confindustria Montezemolo:
«La vera emergenza è il fisco» «Basta con lo stato predatore. Il taglio del cuneo? Un investimento, non un regalo. Servono principi»


Il termine emergenza non è fuori luogo, perché i Paesi che sono i nostri più diretti concorrenti si stanno muovendo con grande rapidità e decisione verso tagli significativi e nei paesi dell'ex Europa dell'Est — così vicina e così competitiva per la localizzazione di attività produttive — si sta consolidando la politica della flat tax. Gli investimenti esteri in Italia sono ormai ridotti al lumicino: attiriamo solo il 2,2% contro l'8% del Regno Unito, il 5,9 della Francia e il 5 della Germania. In questa condizione la logica della «tregua fiscale » è da considerare in generale un impegno minimo e per le imprese si deve accompagnare a una riduzione delle imposte in cambio di meno incentivi. Stare fermi mentre gli altri rendono le loro aziende più competitive e i loro territori più attraenti significa andare indietro, perdere posizioni. E questo l'Italia non può accettarlo. Cresciamo meno degli altri, questo è chiaro. È colpa del destino o di qualche sortilegio? Quest'anno dovremo impegnarci per crescere non più al 2% ma all'1,7%: meno della media europea, quasi due punti in meno di un Paese dinamico come la Spagna. Un punto in meno della Germania, che crescerà al 2,6%, che non discute di come cambiare lo staff leasing o rendere più difficili i contratti a termine come qualcuno vorrebbe ancora fare da noi, e che da gennaio abbasserà le tasse sulle imprese di ben nove punti. Abbiamo dunque pochi mesi di tempo per compiere scelte responsabili. Sono solo le imprese che possono creare maggiore crescita e più benefici per tutti, a cominciare da chi nelle aziende lavora. Per questo non c'è nulla di più demagogico e falso che spacciare la riduzione delle tasse sulle imprese come un regalo ai «ricchi», così come non si è trattato di una concessione ma di un investimento in competitività il taglio del cuneo fiscale. Regole fiscali e contributive che consentano alle aziende di essere più concorrenziali, a cominciare da quella straordinaria realtà che è il nostro sistema di piccole e medie imprese, vuol dire investire nell'interesse del Paese, delle famiglie, dei giovani. Certo, la questione fiscale ha più sfaccettature. Primo: la lotta all'evasione, una pratica ignobile che scarica sulle imprese e sui cittadini onesti l'insopportabile fardello dei furbi. È dal 2004 che ribadisco l'impegno di Confindustria contro evasione e sommerso. E sono convinto che la lotta all'evasione sarebbe certamente favorita se si alleggerisse un peso fiscale eccessivo. Penso a un patto, esplicito e formale: ogni euro recuperato all'evasione sia destinato a una equivalente riduzione della pressione fiscale su imprese e cittadini. Si attuerebbe così la formula forse semplicistica ma vera del «pagare tutti per pagare un po' meno» e si sottrarrebbe alla politica lo stucchevole esercizio di fantasia a cui assistiamo ogni volta che le notizie sulle entrate lasciano intravedere delle disponibilità aggiuntive, vere o presunte.

(continua....)

Truffe televisive


Ogni sera nelle televisioni private si perpetua il fenomeno delle truffe che si basano sull'ingenuità popolare. Normale, direte voi, ma almeno un pò di fantasia! Canale italia, ora ventitre circa: diecimila euro per indovinare questo numero misterioso. X*4-2+44=66. Che difficile quesito! Quanto farà x? L'importante è chiamare un numero per decine di euro e guardare la bella presentatrice che allieta l'attesa! A dimenticavo è necessario "essere fortunati", si vincono diecimila euro del resto!




Una domanda per voi: chi riuscirà a prendere la linea? Rispondo io
nessuno!
E il gioco è servito, ma le autorità che ne pensano?

28 ago 2007

L'italia che conta





Nel Sud un laureato su quattro trova lavoro, entro tre anni dalla tesi, grazie a canali "informali". Vale a dire, grazie alle conoscenze. Cosa che accade invece solo al 12 per cento dei ragazzi che si sono trasferiti a Nord per studiare.
... il resto dell'articolo, pubblicato da repubblica, può essere letto a questo link



...per aiutare a capire una delle tante facce del lavoro al sud

Alitalia



Comincio da alitalia un tour virtuale delle aziende che nel nome portano il nostro paese: italia; a me sembra che non porti molto bene, voi che ne dite?


La situazione è molto spinosa visto i guai finanziari della società.
Andiamo per ordine.

Storia:
Alitalia - Linee Aeree Italiane S.p.A. è la compagnia di bandiera italiana con sede a Roma e facente capo al Gruppo Alitalia. Effettua servizi di trasporto passeggeri e merci verso destinazioni nazionali, internazionali ed intercontinentali. Detiene una quota del mercato domestico del 55%. Le sue basi principali sono l'Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci (FCO) di Fiumicino (Roma) e l'Aeroporto internazionale Malpensa (MXP) a Malpensa (Varese).
Alitalia dal 2001 fa parte dell'alleanza SkyTeam.
La società dal 2004 è divisa in due branche: AZ Fly che comprende tutte le attività di volo e AZ Servizi che comprende tutte le attività di terra.
Grazie ai suoi Hub Alitalia raggiunge 51 paesi con 110 destinazioni grazie ad una flotta di 186 aerei. Nel 2006 hanno volato con Alitalia più di 24 milioni di persone, con un incremento del 7,9%, e l'indebitamento si è ridotto del 51% attestandosi a 830 milioni circa con una perdita di esercizio di 160 milioni di euro.
Attualmente il Gruppo Alitalia, in fase di ristrutturazione, è composto da Alitalia, Alitalia Servizi (che comprende tra le altre attività Alitalia Airport, Alitalia Maintenance System), Alitalia Express, VolareWeb.com e Air Europe. Ha anche una divisione su merci e logistica, Alitalia cargo, che dispone di 5 aeromobili McDonnell Douglas MD-11 Freighter.
È quotata alla Borsa di Milano.

Situazione attuale

Nel dicembre 2005 Alitalia rileva il Gruppo Volare che controlla la compagnia aerea low cost Volareweb.com, e la compagnia charter Air Europe in amministrazione controllata. Successivamente il Tar ne blocca l'acquisizione, ma nel luglio dello stesso anno l'Antitrust concede un parere favorevole a condizione che Alitalia rinunci ad una serie di slot su Milano Linate e Parigi Charles De Gaulle.
A fine 2006 il governo Prodi decide di privatizzare la compagnia, vendendo il 30,1% (poi innalzato al 39,9%) del capitale azionario, facendo così scattare l'obbligatorietà dell'OPA per il nuovo compratore. La vendita della quota di controllo avverrà con il cosiddetto "beauty contest", premiando la soluzione che il Tesoro (avvalendosi della collaborazione dell'advisor Merryl Linch e Bain & Company) riterrà migliore da un punto di vista di prospettiva industriale e non unicamente sul prezzo.
Il 29 gennaio sono rese note le undici manifestazioni di interesse, che successivamente vengono ridotte a tre:
AP Holding di Carlo Toto. Holding che controlla Air One con il sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo; Texas Pacific Group, fondo americano che ha già lavorato nel rilancio di Continental Airlines e Ryanair, in cordata con Matlin Patterson e Mediobanca; Aeroflot con il supporto di Unicredit Banca Mobiliare.


In tempi diversi tutti e tre i pretendenti si ritirano dalla gara e il 19 luglio 2007 il Ministero dell'Economia e delle Finanze dichiara formalmente chiusa la gara di privatizzazione di Alitalia.
Il 1 agosto il presidente Libonati si dimette e il Ministero dell'Economia e delle Finanze designa come successore Maurizio Prato, a cui vengono delegati pieni poteri per la gestione aziendale e l'individuazione del percorso per proseguire con la privatizzazione.
(da wiki)

Analisi

Riporto infine una intervista che chiarisce il senso di questo post. E' di un top manager di cui presto scriveremo: Alessandro Profumo.



Rimini - "Il tentativo di difendere l’italianità di Alitalia non ha funzionato". Queste le parole dell’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, che aveva partecipato alla gara per la privatizzazione della compagnia di bandiera a fianco della russa Aeroflott: "Alitalia l’abbiamo difesa così bene che scomparirà come impresa italiana - ha detto al meeting di Rimini - a forza di tutelare, tutelare, tutelare, l’impresa non ha avuto la capacità di stare in piedi".
Ps. Riguardate la prima immagine, che cosa rappresenta?

Società e leggi


Riporto questo articolo interessante perchè affronta un tema sociale di estrema attualità:

Firenze, ora i lavavetri rischiano l’arresto
Ordinanza della giunta di centrosinistra: in cella fino a tre mesi. Critiche da Prc e destra

FIRENZE — Spugna, secchio e spatola di gomma? Strumenti di reato. Chi li impugna e li brandisce davanti a semafori e incroci rischia una denuncia penale e nei casi peggiori l’arresto sino a tre mesi. Già, perché da stamani i lavavetri fiorentini sono fuorilegge. Lo prevede un’ordinanza del Comune firmata ieri dall’assessore alla Sicurezza urbana, l’ex senatore Graziano Cioni, Ds. Un provvedimento, unico in Italia, destinato a suscitare polemiche. Ieri, subito dopo l’annuncio, è arrivata la prima bordata di critiche. Quasi tutte dalla sinistra radicale e da settori della Chiesa e dell’associazionismo. Cioni, ribattezzato dai fiorentini «lo sceriffo» per il suo decisionismo, ribatte sereno. «Se qualcuno pensa che il lavavetri, almeno a Firenze, sia il bravo extracomunitario che prende un po’ di mancia, è rimasto alla preistoria.
L’ordinanza ha motivazioni gravi di sicurezza dopo decine di episodi accaduti in città dove esiste un gruppo di almeno una sessantina di lavavetri, per lo più rumeni, che si accanisce contro gli automobilisti, scegliendo i più deboli: donne e anziani». Cioni racconta di continue segnalazioni, di atti intimidatori in un clima divenuto insostenibile almeno in alcune zone di Firenze. «Ci sono lavavetri che sono saliti sulle auto di anziani perché volevano più soldi — continua Cioni — altri che hanno minacciato con i bastoni donne e bambini. Mi hanno raccontato di episodi di arroganza, prepotenza, molestie. Che cosa dovevamo fare? Aspettare che succedesse qualcosa di peggio?».
L’ordinanza è solo limitata ai lavavetri. Nessun provvedimento è stato deciso per l’accattonaggio. Insomma, chiedere elemosina ai semafori fiorentini è consentito, strofinare con un panno umido i vetri di un’auto è «severamente vietato». Un controsenso? «Assolutamente no — risponde l’assessore —. Perché esiste una profonda differenza tra coloro che chiedono l’elemosina e i lavavetri. Chi chiede non molesta nessuno. Non succede così per chi con la spatola si presenta davanti a un’auto anche se ovviamente ci sono anche le persone civili».
La decisione di Palazzo Vecchio (non commentata dal sindaco, Leonardo Domenici, in vacanza in Grecia) non è piaciuta alla sinistra. «Un’ordinanza eccessiva non degna di Firenze«, l’ha definita il segretario toscano di Rifondazione comunista, Niccolò Pecorini. Mentre Ornella De Zordo, consigliere comunale di una lista di sinistra, si è detta stupefatta: «Da un’amministrazione di sinistra non mel’aspettavo. Questi provvedimenti seguono soltanto una logica di destra».
Critico anche Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci: «Una misura eccessiva. Il degrado non può essere arginato con provvedimenti di questo tipo. Se ci sono comportamenti scorretti si agisca di conseguenza colpendoli e non con misure di proibizionismo generalizzate. Firenze non ha bisogno di questo». Don Giovani Momigli, responsabile pastorale della diocesi: «Bisogna evitare di prendere provvedimenti sull’onda dell’emotività ma farli rientrare in progetti complessivi ». Di segno opposto la reazione del sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi: «Un provvedimento interessante. Staremo a vedere l’efficacia e se veramente l’ordinanza avrà effetto deterrente sul fenomeno dei lavavetri, la adotteremo anche noi».
Marco Gasperetti
28 agosto 2007

(corriere della sera)

27 ago 2007

Marco Tronchetti Provera



E' ora di parlare di uno dei "belli" della finanza italiana: Tronchetti Provera appunto.
Grande genio della finanza o grande furbacchione?
Vediamo di scoprirlo leggendo un brano della sua vita tratto da wiki:

Marco Tronchetti Provera

Nato da un'importante famiglia di armatori lombardi dopo la seconda guerra mondiale, nel 1971 si laurea in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano.
Per anni si occupa di commercio marittimo nell'azienda di famiglia, la Sogemar. In pochi anni l'azienda arriva ad un livello di prestigio e fatturato mai conosciuto prima[citazione necessaria] .
Continua la scalata al successo creando una holding finanziaria e nel 1978 entra nel Gruppo Pirelli dalla porta principale: sposa, infatti, in seconde nozze Cecilia, figlia di patron Leopoldo che lo introduce in azienda nel 1986 come Socio Accomandatario. Dal matrimonio nasceranno tre figli: Ilaria, Giada (divenuta poi dirigente di Telecom Italia) e Giovanni.
Il suo ruolo all'interno di Pirelli è decisivo per tutto il decennio successivo, e nel 1988 diventa Amministratore Delegato e Direttore Generale di Société Internationale Pirelli S.A. a Basilea. Dopo il fallimento dell'acquisizione della tedesca Continental AG, Leopoldo Pirelli è così costretto ad abbandonare la guida della società e nel 1992, Marco Tronchetti Provera diviene vice presidente esecutivo ed amministratore delegato della Pirelli S.p.A.
In pochi anni Tronchetti Provera cambia radicalmente l'assetto dell'azienda, puntando molto sullo sviluppo tecnologico dei cavi e delle fibre ottiche e mettendo in secondo piano il settore degli pneumatici[citazione necessaria] .
Dal 1995 al 1999 ricopre la carica di Vice Presidente di Pirelli & C. Riceve intanto anche il titolo di Cavaliere del Lavoro grazie al lavoro di rilancio fatto alla Pirelli che al suo arrivo usciva dal fallimento dell'acquisizione della Silverstone ed era sommersa da oltre tre miliardi di debiti[citazione necessaria] . Secondo i critici il risanamento della Pirelli sarebbe consistito nello smobilitare tutti gli asset societari per far cassa, trasformando un importantissimo gruppo industriale in un guscio vuoto.
Nell'estate del 2001 una cordata guidata da Tronchetti Provera e Benetton rileva il 100% di Bell S.A., la holding lussemburghese che controlla Olivetti. L'acquisizione permette a Pirelli e Edizione Holding di acquisire il controllo del gruppo Telecom Italia (di cui Bell detiene il 25%). L'operazione porterà alla creazione di una newCo controllata al 60% da Pirelli e al 40% da Edizione Holding.
Da settembre 2001 fino al 2006, Tronchetti Provera è Presidente di Telecom Italia e Vice Presidente e ad di Olivetti. Oggi è Presidente di Pirelli.
Il 22 dicembre 2001 si sposa con Afef Jnifen.
A fine 2005 lancia la campagna "One Company", incorporando TIM all'interno di Telecom Italia, formalmente per fare leva sulle economie di scala dell'operazione, ma in sostanza per non dover giustificare alla comunità finanziaria il mancato raggiungimento degli obbiettivi annunciati precedentemente per le due aziende quotate.
Nella sua gestione del gruppo Telecom ne ha progressivamente fatto cedere l'intero patrimonio immobiliare, veicolandolo attraverso Pirelli Real Estate di cui è presidente. La stessa sorte subisce Il comparto della trasmissione dati su fibra di Pirelli, che viene venduto a CISCO nel 2002 [1].
Il 15 settembre 2006, in seguito alla notizia del progetto di scorporare TIM da Telecom (azione decisa dal Consiglio di amministrazione quattro giorni prima), operazione che ha scosso i più alti vertici italiani, Tronchetti Provera si dimette improvvisamente dalla presidenza di Telecom Italia, lasciando il suo posto a Guido Rossi.
Tronchetti Provera legge una propria dichiarazione sostenendo che le proprie dimissioni "sarebbero state motivate dall'intento di salvaguardare l'interesse dell'azienda e degli azionisti a proseguire nella gestione in continuità con l'indirizzo strategico individuato dal Consiglio, sottraendo la società alle tensioni che si erano venute a determinare ed evitando che l'ingiustificata personalizzazione delle vicende dei giorni precedenti mettesse a repentaglio la realizzazione di tale indirizzo strategico e le conseguenti operazioni di riorganizzazione deliberate" [2].


Che ne dite?

Le novità scientifiche degli ultimi 25 anni




Vale veramente la pena fermarci un attimo e guardarci indietro:
ecco dove siamo arrivati in 25 anni grazie alla scienza, questa silenziosa arma che non sembra esistere e che non viene notata da nessuno.
E' grazie ad essa che l'umanità trova condizioni sempre migliori, ma viene data per scontato, quasi non esista.
Pensiamoci.


Cliccate qui. (corriere della sera)

Genialità e tecnologia


Ecco una interessante impresa di un giovane genio (tratta dal sole24ore):

Un hacker beffa Apple: "crackato" l'iPhone

Un hacker di diciassette anni si è fatto beffa di Steve Jobs, guru di Apple e inventore dell'iPod. George Hotz, studente del New Jersey, è riuscito a intervenire sulla scheda Sim dell'iPhone, cellulare in fase di lancio che integra funzioni multimediali e una schermo sensibile al tatto, che negli Stati Uniti ha come fornitore esclusivo di servizi di telefonia At&t. Il metodo messo a punto da Hotz, fresco di maturità e in attesa di cominciare il suo primo anno di college, consente di utilizzare il telefono anche con la rete di T-Mobile, principale concorrente di At&t, o al di fuori degli Stati Uniti, come un qualsiasi telefono su rete Gsm. T-Mobile è l'unica compagnia negli Usa i cui standard sono compatibili con il gadget della Apple.Il teenager ha impiegato tutte le sue vacanze per capire come sostituire la scheda Sim in dotazione al telefono con una scheda di T-Mobile, l'unico altro operatore in grado di supportare le funzionalità dell'iPhone. In una intervista all'emittente Msnbc ha ammesso di avere passato molte notti in bianco nel tentativo di risolvere l'enigma dell'iPhone. È riuscito nel suo intento con l'aiuto di altri quattro hacker conosciuti online, due abitano in Russia. Potenza del Web 2.0, l'internet del social networking. Hotz ha descritto il procedimento sul suo blog (http://iphonejtag.blogspot.com/). «Non c'è nulla di illegale - ha poi spiegato a Msnb - le leggi americane consentono di fare la modifica in maniera legittima, se si è in grado di farlo».L'operazione non è alla portata di chiunque: richiede un paio d'ore di lavoro e abilità informatiche e di saldatura. Hotz ha già messo in vendita online uno dei due telefoni che è riuscito a "crackare": il suo iPhone è stato già valutato circa 2.000 dollari, quattro volte il prezzo della versione base in commercio a 499 dollari. Hotz si vanta di essere il primo ad aver utilizzato sull'iPhone una scheda diversa da quella in dotazione. Ma attenzione: esistono altri stratagemmi per ottenere lo stesso risultato e non richiederebbero neppure la necessità di aprire il telefono e intervenire sui chip. Basta solo un software, iPhoneSimFree (si può ottenere contattando il sito www.iphonesimfree.com). Il programma è recensito dal sito internet specializzato Engadget e consente, secondo quanto spiegato, di cambiare semplicemente i parametri della Sim-card per utilizzare il telefono con provider Gsm diversi da At&t, negli Stati Uniti e all'estero.




Ricerca e Verità



La ricerca in Italia è, come tutti sappiamo, molto faticosa e avversata da mancanza di finanziamenti. Quando ne parliamo, prendiamo come riferimento l'America, ma vediamo alcuni miti al riguardo, che vengono sfatati dal quotidiano la Voce:


Fabrizio Ferraro

Quello che colpisce di più del dibattito pubblico sulla ricerca e sull’università in Italia, e per certi
versi anche a livello Europeo, è il continuo confronto con un modello americano di ricerca che non esiste: una ricerca di eccellenza, finanziata dai privati, e portata avanti da ricercatori eccezionali. Un mito che nasce da una mancanza di informazioni essenziali e che ostacola lo sviluppo di un sano dibattito sulla costruzione di un modello italiano (o europeo) di ricerca. Questo intervento discute tre miti relativi alle ricerca in America, che se sfatati magari posso incentivare discussioni più meditate e comprensive.
Primo mito: la ricerca è essenzialmente finanziata da privati
Falso. La maggior parte dei fondi di ricerca sono pubblici. Nell’anno 2005 (Tabella 1), la spesa di ricerca universitaria ammontava a circa 45 miliardi di dollari, ed il governo federale contribuiva con circa 29 miliardi (64%), mentre il governo statale apportava altri 3 miliardi. Le imprese coprivano solo il 5% delle spese di ricerca. Il resto era coperto dalle Università stesse (fondi propri) e da Non-profit di vario tipo. Le imprese non contribuiva neanche a coprire i costi della ricerca applicata (il 25% del totale). Dai primi anni 80 ad oggi, i finanziamenti alla ricerca del settore privato sono effettivamente cresciuti ma comunque non coprono che il 5% del totale. Dal 2000 al 2005, al contrario, il governo federale ha aumentato i fondi di ricerca del 66% (da 17 a 29 miliardi di dollari).

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Secondo mito: la ricerca è essenzialmente ricerca di eccellenza.
Falso. Certamente la ricerca di base è quella di cui tutti parlano, per cui gli stranieri espatriano in America, e per cui i ricercatori americani vincono Premi Nobel. Nel periodo 1901-2002, 270 ricercatori americani hanno vinto il
Premio Nobel—un numero che è superiore alla somma (256) dei vincitori dei quattro paesi che seguono. Tuttavia, se si guarda la distribuzione dei Premi Nobel per capita, gli Stati Uniti sono solo undicesimi. In realtà il mondo della ricerca negli Stati Uniti è estremamente ramificato, ed include anche piccole università che spesso si occupano di ricerche importanti solo a livello locale. Senza di loro le università maggiori (che poi sono una minoranza) non potrebbero concentrare i loro sforzi sulla ricerca di base, per sua natura molto rischiosa e senza applicazioni immediate.

...


Terzo mito: avere ricercatori eccezionali è sufficiente.
Falso. La ricerca non vive solo di menti ed intuizioni. Esiste una società che la supporta in vario modo. Per esempio, i politici sono spesso in grado di capire ed apprezzare il valore politico ed economico che la ricerca porta con sé, e quindi si fanno promotori di iniziative spesso aliene ai politici europei. Un modo piuttosto semplice di favorire la ricerca è di avere leggi che garantiscano benefici fiscali all’instituzioni che fanno ricerca ed quelle che sovvenzionano la ricerca: così le università pubbliche e private sono generalmente esenti dal pagare le tasse sulla proprietà e sui redditi, e, fin dal 1981, le imprese che investono in ricerca posso ottenere una detrazione fiscale corrispondente a parte degli investimenti in ricerca e sviluppo (1).In conclusione, è troppo facile rinunciare a costruire le premesse per fare ricerca in Italia nascondendosi dietro all’idea che gli americani producono una ricerca migliore perché sono i migliori e che l’Italia (o l’Europa) non potrà mai avere le stesse aspirazioni. Questo é falso. Tuttavia, é vero che per costruire le premesse per una ricerca seria sono necessari fondi pubblici, ed una classe politica attenta. Semplice no?

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Tanto per cambiare....



Google continua a far parlare di se...e stavolta per un motivo molto interessante.
Infatti mette a disposizione un nuovo strumento...che ci fa un pò sognare...
Per chi abita in una grande città e le stelle non le può vedere:

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Il mondo di Google, quello virtuale e tridimensionale di GoogleEarth, si arricchisce di nuovi dati e questa volta la novità viene dall'alto. Sarà infatti possibile aggiornare il software con la funzione Sky, che visualizza la parte di cielo visibile da quel punto della terra. Anzi, di più, sarà possibile vedere la porzione di volta celeste che si vedrebbe in assenza di inquinamento luminoso, di nuvole e come se lo scrutassimo con un potente telescopio. È solo l'ultima miglioria apportata al sistema, che in passato ha implementato svariati dati, da quelli sui servizi (bar, ristoranti, alberghi, farmacie etc.) disponibili in loco agli approfondimenti del National Geographic su alcune regioni africane. Potere dell'interoperabilità della piattaforma e indubbiamente della ricchezza del contenuto. Il globo della grande G, sempre più spesso utilizzato per visualizzare – zoomando - anche nei Tg le aree geografiche del mondo, si sta trasformando in una simulazione sempre più completa del reale, o come in questo caso dell'ideale.

DATI DAL TELESCOPIO HUBBLE - Per creare la mappa illustrata della volta celeste i programmatori hanno potuto contare sui dati forniti dal telescopio spaziale Hubble (che ha donato 129 immagini ad alta risoluzione), dal Digital Sky Survey Consortium, dall'osservztorio di Palomar e dal Centro di tecnologia astronomica britannico. Un milione di stelle e duecento milioni di galassie, insomma, abbastanza per perdersi. Al cielo Google aveva già guardato in passato, con i progetti separati di Google Moon e Google Mars, che similmente a Google Earth visualizzavano i corpi celesti dall'alto, come se ci si arrivasse in volo. Sky, invece, modifica il punto di vista: non più dallo spazio ma dalla Terra. Anche la Luna quindi è stata ri-mappata ma in relazione alla sua rivoluzione intorno al nostro pianeta: due mesi di monitoraggio e
fotografie per coprire completamente le fasi lunari.

UTILE ANCHE AGLI SCIENZIATI - Molte delle immagini raccolte da Sky erano già disponibili in rete, ma sparse in siti diversi; ora la parti sono state riunite per facilitare l'osservazione del cielo. Oltre a solleticare i desideri degli utenti generici
il progetto servirà agli scienziati come agevole raccolta dei dati disponibili. Non solo pittoresco e emozionante quindi il nuovo upgrade. Il servizio tiene infatti conto anche delle variazioni del cielo in base al periodo dell'anno, come spiega Ed Parson, responsabile del progetto e delle tecnologie geospaziali di Google: «La vista darà quella delle costellazioni che sovrastano l'osservatore in quel preciso luogo, giorno e ora». Grazie alla tecnologia di Google potremo, dunque, vedere il cielo stellato anche di giorno.

Gabriele De Palma

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Banda larga e ...cella stretta!


Vi riporto un articolo interessante, divertente e che ci dà anche un piccolo avvertimento....tante volte volessimo farlo anche noi!

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Arrestato per furto di banda larga
Succede in Gran Bretagna: un uomo sfrutta una connessione wireless altrui e la polizia lo porta in carcere

LONDRA – Se ne stava seduto su un muretto davanti a un’abitazione di Chiswick, distretto londinese, col suo Pc portatile sulle ginocchia. Navigava nell’internet, grazie a una connessione senza fili. Peccato che per quel servizio wireless, evidentemente non protetto da password, pagasse qualcun altro. Interrogato su cosa stesse facendo da due ausiliari della polizia di zona che passavano di lì, il 39enne ha ammesso di sfruttare una connessione altrui senza permesso. Ed è stato arrestato. Ha ottenuto la libertà provvisoria e sarà infine giudicato il prossimo ottobre in attesa di ulteriori indagini. COMMUNICATIONS ACT – Ottenere un accesso gratuito alla Rete, senza
autorizzazione, è illecito. Così prevede la normativa inglese, vale a dire il Communications Act del 2003. Si tratta altresì di una potenziale infrazione del Computer Misuse Act, legge approvata 17 anni or sono dal Parlamento britannico. Già lo scorso aprile la polizia inglese ha diffidato un uomo – su segnalazione di zelanti vicini – che si trovava chiuso in macchina col suo portatile, parcheggiato davanti a una casa di Redditch, nel Worcestershire, per sospetto furto di connessione. E prima ancora c’è stato un fermo a Londra nel 2005. «L’arresto vuole essere un deterrente per tutti coloro che pensano sia cosa accettabile usare illegalmente le connessioni a banda larga altrui», ha dichiarato il detective Mark Roberts, appartenente all’unità che la polizia londinese dedica appositamente ai crimini informatici.
DECRETO PISANU – In Itala, la materia è parzialmente regolata dal decreto Pisanu, che risale a due anni fa. L’articolo 7 del decreto, valido fino alla fine di quest’anno, prevede che i gestori di internet point debbano chiedere i documenti ai clienti e
conservare traccia della loro attività in rete. Il che equivale a dire che o si naviga attraverso una connessione propria, dunque previa contratto con un provider (a cui si forniscono i dati anagrafici), oppure, se lo si fa attraverso la connessione messa a disposizione da un terzo – nel caso un internet point – è necessario registrare preventivamente i propri dati per farlo. Inutile dire che la materia è nuova e il tutto è passibile di interpretazione.

Simona Campanella
23 agosto 2007

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24 ago 2007

Se l'italia fosse un paese modello...



Ecco un'interessantissima visione dell'italia, sebbene molto provocatoria di Innocenzo Cipolletta sul sole 24 ore.

La riassumo in poche parole (prese dal suo articolo):
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L'Italia funziona male, questo non è un mistero per nessuno: i servizi pubblici lasciano molto a desiderare, i costi della politica sono oltremodo elevati, l'amministrazione pubblica è pletorica e nasconde nel suo seno fannulloni e approfittatori, la corruzione è presente in molte attività pubbliche e private,l'evasione fiscale è dilagante, il rispetto delle leggi è precario e si potrebbe continuare (purtroppo). In queste condizioni, spesso si alzano le rimostranze dei cittadini onesti, che pagano le tasse e che vorrebbero vivere in un Paese normale, dove tutto ciò non avvenisse. È questa una sana reazione, ma che si ferma sempre alle enunciazioni. Proviamo allora a immaginare, per assurdo come si fa nei teoremi di matematica, cosa avverrebbe se l'Italia si trasformasse in un Paese modello, con una pubblica amministrazione efficiente, una politica non invadente, con cittadini che non infrangono le leggi, e cerchiamo di valutare alcuni degli effetti sui redditi degli
italiani


....

Ma ragionare per assurdo, come abbiamo fatto, serve per capire che, alla lunga, le inefficienze di una parte del sistema costituiscono anche i redditi guadagnati, spesso onestamente,dall'altra parte del sistema e che le due parti sono strettamente collegate, sicché non è possibile eliminare le inefficienze senza toccare, nel breve termine, anche i redditi dei cittadini "onesti", i quali, spesso inconsciamente, si oppongono perciò ai molti cambiamenti. In effetti non è solo la resistenza della parte " cattiva" del Paese che impedisce le riforme ma anche quella, subdola e inconsapevole, degli onesti che vedono ridursi aree di reddito e privilegi che consideravano di loro diritto. Non si spiegherebbe altrimenti l'enorme difficoltà a liberalizzare molte del-le attività professionali, commerciali, industriali e di servizio, la resistenza a modificare il sistema giudiziario, quello amministrativo e quello fiscale, la difficoltà ad avere una scuola che funziona bene e perfino la sorda opposizione
a regole di rispetto civile nel sistema dei trasporti e nei parcheggi delle auto nelle città da parte di chi crede di essere dalla parte del giusto.Per questo, chi si lamenta delle inefficienze del Paese e chi vuole porre un qualche rimedio a esse, deve sapere che, nel breve termine, la correzione delle inefficienze comporta costi per tutti, anche per chi apparentemente non ne avrebbe responsabilità. Ma sono costi ben sopportabili se poi il Paese funzionerà meglio (senza mai essere perfetto). Far capire ai più questa correlazione e far passare le necessarie riforme è l'essenzadi una buona poli-tica, che stiamo ancora aspettando.

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tratto da...


Come fare a dargli torto?
Del resto è così che comprendiamo quale è il ruolo di ognuno di noi:
isolare chi ci fa andare a picco, eliminare i fannulloni, gli evasori e nello stesso tempo promuovere la meritocrazia e la genialità creativa.
Insieme lo possiamo sicuramente fare...
One Energy Dream

Google amico o nemico?



Sia che lo vogliamo o no google è ormai parte del nostro vivere quotidiano...

E' bene che quindi ci informiamo su quello che rappresenta. A tal proposito propongo un breve riassunto di un libro che ci svela qualcosa in più!



Futuro e Passato dell'Industria dei Metadati



Google si è affermato negli ultimi anni come uno dei principali punti di accesso a Internet. Ci siamo adattati progressivamente alla sua interfaccia sobria e rassicurante, alle inserzioni pubblicitarie defilate ma onnipresenti; abbiamo adottato i suoi servizi e l’abitudine al suo utilizzo si è trasformata ormai in comportamento: “Se non lo sai, chiedilo a Google”. Google ha saputo sfruttare magistralmente il nostro bisogno di semplicità. Eppure ci troviamo di fronte a un colosso, un sistema incredibilmente pervasivo di gestione delle conoscenze composto da strategie di marketing aggressivo e oculata gestione della propria immagine, propagazione di interfacce altamente configurabili e tuttavia implacabilmente riconoscibili, cooptazione di metodologie di sviluppo del Free Software, utilizzo di futuribili sistemi di raccolta e stoccaggio dati.Il campo bianco di Google in cui inseriamo le parole chiave per le nostre ricerche è una porta stretta, un filtro niente affatto trasparente che controlla e indirizza l’accesso alle informazioni. In quanto mediatore informazionale Google si fa strumento di gestione del sapere e si trova quindi in grado di esercitare un potere enorme.Cosa si nasconde dietro il motore di ricerca più
consultato al mondo? Quello che da molti era stato definito e osannato come il miglior strumento per districarsi tra le maglie di Internet, pare celare molti segreti ai suoi utenti. Si va dalla scansione delle e-mail del servizio Gmail alla indicizzazione proposta da Google che sembra in realtà non dare tutte le risposte richieste dall’utente, fino a ipotesi di violazione della privacy collettiva. Criticare Google attraverso una disamina della sua storia, la decostruzione degli oggetti matematici che lo compongono, il disvelamento della cultura che incarna significa muovere un attacco alla tecnocrazia e alla sua pervasività sociale.

Donald Trump



Come poteva mancare la biografia di uno dei personaggi più ricchi e famosi del mondo:

D.Trump nasce a New york nel 14 giugno del 1946. Suo padre dedito a sviluppare le proprietà in maniera proficua (era un costruttore edilizio), aiuta molto il giovane Donald a sviluppare il senso per gli affari tanto che ora D. lo ritiene il suo vero Mentor.trump comincia a lavorare per l'azienda di vendite immobiliari di famiglia
dopo aver completato gli studi alla Wharton Business School. Lavora con suo padre per 5 anni e rivela da subito la sua propensione a ricavare profitto.
Suo padre commentò in questo modo il successo di suo figlio:
"Sembra che qualunque cosa tocchi si trasformi in oro".Non appena raggiunto le necessarie conoscenze nel campo immobiliare da suo padre, Donald si muove alla volta di Manhattan, dove acquista alcuni delle più esclusive proprietà: Trump Casino, Trump International Hotel, Trump Marina Hotel and Casino, Trump Taj MahalCasino Resort and Trump Tower




sono solo alcune delle sue proprietà.D. non solo chiama tutto quello che crea con il suo nome, ma aggiunge anche delle giganti T nelle vicinanze delle costruzioni! Oltre questo D. ha sviluppato anche una personalità eclettica e incline al gossip e alla vita da celebrità. Non a caso, nel 2004 crea la serie reality The Apprenctice (
nda. vedere il post omonimo).
D. è uno stravagante e molto pieno di se uomo d'affari e si fa riconoscere ovunque egli vada. I suoi interessi vanno dal campo immobiliare all'intrattenimento, dai
giochi allo sport. Trump possiede anche parte dei tre concorsi di bellezza più importanti al mondo:Miss Universe, Miss USA and Miss Teen USA. E' anche uno scrittore di successo con i suoi best seller come "The Art of the Deal", "The Art of Survival" and "
How to get Rich". D. crea anche la Trump University dove insegna a fare gli affari a dei studenti online. I corsi sono incentrati sugli investimenti immobiliari, come diventare un entrepreneur di successo, business management, e sviluppo di una carriera di successo. Donald è sposato con una modella di nome Melania ed ha un figli di nome Barron.


Questo è tutto! (se così possiamo dire)
Non credo che basterebbe lo spazio a nostra disposizione per parlare di quest'uomo che per quanto possa piacere o no, rimane sempre un uomo eccezionale.

L'arte della guerra



Dato che la vita è sempre una piccola battaglia ecco alcune regole datate, ma di estrema validità fornite niente di meno che da SunZu, un grande condottiero del passato :


Le regole per impiegare le truppe sono queste:

Se sei dieci contro uno, devi accerchiare il nemico.
Se sei cinque volte più forte, attaccalo.
Se la tua forza è il doppio della sua, dividiti.
Quando le forze sono eguali, se puoi impegna il combattimento.
Quando sei inferiore in tutto, se puoi ritirati.
Se sei inferiore in tutto al nemico, devi riuscire a sfuggirgli. Se ti
ostini a cercare il combattimento sarai fatto prigioniero, perché, per una forza
più potente, una forza esigua diventa preda desiderata.

...


Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.

In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro,e quelle imprevedibili alla vittoria.

Se sei inattivo mostra movimento, se sei attivo mostrati immobile.

Chi è prudente ed aspetta con pazienza chi non lo è, sarà vittorioso.

Quando muovi sii rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come il fuoco, incrollabile come la montagna.

Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari.


23 ago 2007

Europa Vs Ingegneri



Riporto questa notizia per dovere di cronaca.
Così sarebbe l'italia se avessimo seguito una rotta migliore!
In Germania è emergenza ingegneri
di Andrea Franceschi

Chi l'avrebbe mai detto che la patria di alcuni dei più grandi cervelli della storia, come Albert Einstein o Rudolf Diesel, si sarebbe trovata ad affrontare il problema della scarsità di personale tecnico-scientifico? In realtà è proprio così, si calcola infatti che nel 2014 le aziende dovranno sostituire circa 100mila ingegneri. Questo problema rischia di minare la stabilità della crescita della "locomotiva d'Europa", per non parlare della fama di "terra delle idee" con cui la Germania si promuove nel mondo. Il problema è urgente e per questo la cancelliera Angela Merkel ha deciso un incontro con i ministri del suo governo per valutare le direzioni da seguire. Il meeting si terrà a Mesemberg, un centro a nordest della capitale il 23 e 24 agosto. Nel 2007 l'economia tedesca ha avuto il tasso di crescita più alto degli ultimi sei anni, ma il paese da tempo ha una crescita demografica stagnante. La Merkel metterà sul tavolo la questione della circolazione dei lavoratori provenienti dai Paesi dell'est recentemente entrati nell'Unione europea. La Germania, a differenza di Svezia, Inghilterra e Irlanda, ha posto condizioni più restrittive alle sue frontiere. Ora questa posizione potrebbe essere rivista, anche per far fronte alle esigenze di personale. Una prospettiva a cui guarda anche il mondo delle imprese. "Dovremmo aprire i nostri confini se vogliamo che le nostre aziende continuino ad operare a pieno regime" ha dichiarato Martin Wansleben, direttore esecutivo della Camera di commercio e dell'industria, che riunisce circa tre milioni di imprese.

Manager e imprese




Continuiamo ad addentarci nell'analisi di ciò che serve al nostro paese e ad ogni persona che si ritenga un professionista (di qualunque cosa si occupi):

Il gap manageriale del vecchio continente

di
Nick Bloom
Raffaella Sadun
John Van Reenen


La modesta crescita della produttività registrata da molti
paesi europei rispetto agli Stati Uniti è una delle questioni più dibattute nei
circoli di politica economica. Un’opinione diffusa è che le differenze nel tipo
di pratiche manageriali adottate nei vari paesi giochino un ruolo decisivo nello
spiegare le diverse dinamiche di produttività. Questo tipo di spiegazione vede i
suoi albori nei lavori degli storici economici Alfred Chandler e David Landes, i
quali addebitavano l’arretratezza delle imprese europee alla scarsa qualità
delle loro pratiche manageriali. A conferma di questa ipotesi, i tecnici e gli
uomini di affari inviati in Europa nel 1947 nell’ambito del piano Marshall
sostenevano che l’efficienza delle pratiche manageriali fosse il principale
fattore alla base del vantaggio delle imprese statunitensi. Tradizionalmente,
gli economisti sono stati restii a partecipare al dibattito sul rapporto fra
management e produttività. Questo atteggiamento è attribuibile principalmente
alla mancanza di dati che documentassero in modo sistematico le diverse pratiche
manageriali adottate dalle imprese. Nel corso degli ultimi anni, il Centre for
Economic Performance della London School of Economics ha condotto una serie di
ricerche finalizzate a colmare questo vuoto. Fra il 2004 ed il 2006 abbiamo
misurato sistematicamente le pratiche manageriali di circa 4,000 imprese
manifatturiere in 12 paesi, fra l‘Europa, gli Stati Uniti e l’Asia. Combinando i
risultati delle nostre survey sulla qualità del management con dati contabili a
livello di impresa, siamo stati in grado di esplorare il rapporto fra il
management, le caratteristiche dell’economia e la performance aziendale. La
nostra ricerca mostra che migliori pratiche manageriali si accompagnano ad una
superiore produttività d’impresa ed al positivo andamento di altri indicatori di
performance aziendale, come il ritorno sul capitale impiegato, il fatturato per
dipendente, la crescita del fatturato e l’incremento nelle quote di mercato. Il
fatto che questi risultati si riscontrino in tutti i paesi nel nostro campione
suggerisce che la nostra definizione di "buone" pratiche manageriali non misuri
semplicemente approcci manageriali di stampo anglosassone. I dati mostrano che
le differenze nelle pratiche manageriali adottate spiegano una parte sostanziale
– fra il 10% ed il 30% - delle differenze di produttività fra imprese e paesi. I
fattori che determinano tale eterogeneità nella qualità del management fra
imprese che competono su mercati simili è uno dei temi esplorati dalla nostra
ricerca. In questo articolo presentiamo alcune possibili spiegazioni per tali
differenze e proponiamo alcune misure di policy che a nostro parere possono
incoraggiare l’adozione di pratiche manageriali efficienti.

... e la conclusione

La nostra ricerca mostra l’esistenza di un gap manageriale molto marcato fra molti paesi europei e gli Stati Uniti. A nostro parere, questa situazione può essere modificata dai Governi europei, incoraggiando l’adozione di pratiche manageriali efficienti. Mercati concorrenziali e mercati del lavoro flessibili sono fortemente associate a migliori pratiche manageriali, così come il livello di educazione della forza lavoro. Interventi atti a migliorare questi aspetti saranno decisivi nel processo di trasformazione che i diversi paesi – emergenti e non – devono seguire se vogliono conservare o migliorare la loro competitività sui mercati globali.


(... continua)
tratto da La voce

Problem Solving



I problemi sono il motivo per cui lavoriamo, e il motivo per cui veniamo pagati. Quindi è necessario saperli affrontare e far di necessità virtù. Riporto qui una descrizione standard del problem solving citandone gli aspetti più significativi:
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Innanzitutto definiremo problema come uno scostamento della situazione attesa, che può essere una situazione già nota – qui il problema è una non conformità – oppure una situazione obbiettivo – si tratta di miglioramento continuo. Per risolvere un problema, generalmente si ricorre all’esperienza, al vissuto. Non sempre, però, ci portiamo dietro tutto il bagaglio necessario alla risoluzione e quindi verifichiamo il ripresentarsi degli stessi problemi. Generalmente la tendenza è incominciare una lunghissima serie di tentativi ed errori (soprattutto errori), con gravissime conseguenze sui costi nonché sul morale delle persone che stanno convivendo con il problema. Il metodo che viene qui presentato utilizza sia l’esperienza sia l’innovazione nei momenti più opportuni. La risoluzione dello scostamento deve essere affrontata in cinque fasi: analisi della situazione, processo diagnostico, processo decisionale, processo di pianificazione e mantenimento. I vantaggi di impiegare questo metodo sono:


Ø confidenza nella determinazione della soluzione, perché individuata a valle di un’analisi dettagliata e una valutazionedelle alternative.


Ø una drastica riduzione del rischio decisionale perché questo è stato valutato,


Ø contenimento dei costi di sperimentazione perché solamente le soluzioni validate vengono sperimentate,


Ø un’ampia condivisione della soluzione scelta all’interno di una organizzazione o gruppo di lavoro perché questa è frutto di un lavoro comune.


Incominciamo ad analizzare l’esempio che ci seguirà per tutto il testo: i clienti si rivolgono alle concessionarie in numero consistente con la vettura che presenta la stessa tipologia di difetto. Si è verificato uno scostamento tra l’obbiettivo e il risultato, ovvero il prodotto finito (auto) non funziona come previsto. La chiara descrizione del problema è l’obbiettivo della analisi della situazione.


Il processo diagnostico è il punto focale del metodo ed è determinante per la chiusura del problema. Si divide in due macro fasi: identificazione/precisazione dello scostamento e formulazione delle cause che l’hanno generato. Il risultato di questo processo è una lista di cause determinanti.


Il processo decisionale inizia con proposte di soluzione delle cause,analizza i rischi di ogni proposta, sia come impatto sulla fase di realizzazione sia sui costi. Il risultato di questo processo è la decisione su quale soluzione implementare.


Il processo di pianificazione deve impostare un piano d’azione per l’implementazione della soluzione scelta nel processo precedente, che aiuti a “fare bene la prima volta” e quindi che preveda anche i punti critici e le soluzioni di emergenza. Il risultato di questo processo è la messa in
opera della soluzione.


Il processo di mantenimento avviene quando lo scostamento oramai non esiste più. quindi capita spesso che – una volta risolto il problema – si trascuri questa fase, che al contrario è fondamentale per costruire una cultura e una base di informazioni. Consiste nel mantenere aggiornata la documentazione che accompagna ogni scostamento, creare una sorta di Memoria Tecnica. Gli strumenti che vengono illustrati nel seguito possono essere utilizzati in fasi diverse di tutto il processo di risoluzione dei problemi, ma con scopi e risultati completamente differenti.


Gli strumenti più diffusi utilizzati in questa fase sono la Raccolta Dati (Diagramma di Pareto, l'analisi per stratificazione) e il Diagramma di Flusso.


Nel processo diagnostico, dopo avere chiara la situazione, ovvero come ilproblema si presenta, si deve identificarne la causa: La catena causale ( Brainstorming, diagramma Causa-Effetto (o Diagramma di Ishikawa) o il Diagramma diFlusso.)

Dopo avere steso una sorta di lista delle cause possibili, si procede con laselezione, in altre parole si cerca di operare un’analisi che permetta di escludere, su base logica, le ipotesi infondate e di verificare le più probabili.


Il punto di partenza del processo decisionale è la definizione dell’obbiettivo, ovvero
come voglio che sia la situazione dopo la mia decisione. Dopo questo passo procedo conla generazione delle soluzioni possibili e l’analisi per raggiungere una decisione sulla soluzione da intraprendere. (Brainstorming o il Diagramma Causa-Effetto o ancora l’ Analisi del Campo di Forze.)
...
(tratto da Manager.it)

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Questi sono gli aspetti, del processo di risoluzione dei problemi, che bisogna conoscere per impostare il lavoro in maniera dignitosa.

Tutto questo ovviamente non basta, servono delle qualità personali, quali l'intuito, la determinazione, la tenacia (il non mollare mai), la creatività per vedere oltre il banale, il saper ascoltare; perchè i problemi possono avere una soluzione estremamente semplice che non vogliamo vedere ne sentire e che può darci chiunque (anche alla macchinetta del caffè un collega)!

22 ago 2007

La nostra strada

Fermiamoci un attimo.
In questi giorni di fine estate ci siamo dedicati a scrivere molti post su gossip, politica e contestazioni socio/economiche (anche troppo), direzione di aziende e retribuzioni, Idee, statistiche, nuove iniziative, libri, etc...
E' ora di incanalare queste notizie nel nostro "Energy Dream", e far crescere il nostro pensiero collettivo. Non vogliamo infatti "sparare a casaccio".

Vogliamo ribadire che abbiamo una meta e che la strada intrapresa è di sicuro quella giusta. Noi creiamo alternative allo stato delle cose, creiamo un pensiero, un movimento di pensieri e di persone che vogliono eccellere, come individui e come società e che non accettano di stare come silenziose prede del governo gerontocratico. Quindi uniamoci negli intenti oltre le differenze politiche per ottenere quello che rappresenta il nostro sogno.

Infatti le nostre contestazioni e denunce sociali (con articoli e post ) servono a sottolineare e capire la situazione attuale per poi trovare tra i post delle Idee, statistiche, aziende e libri la spinta innovativa, imprenditoriale e umana per dire "basta, ora NOI cambiamo le cose".
Ma per fare questo ci servono delle conclusioni e sono proprio le riflessioni sull'umanità (gossip e post del genere), che ci aiutano a creare la NOSTRA morale comune e ci fanno sentire speciali e Diversi rispetto agli uomini non morti (assolutamente non vivi).

Il nostro cammino è quindi ben indirizzato e posso solo aggiungere:
CONTINUIAMO COSI' e ricordiamo che la vita
PREMIA L'AZIONE.

OneEnergyDream

Lean Thinking



Flessibilità dell'impresa, Eliminare gli sprechi, Re-engineering,..Sono tutti concetti che hanno lo stesso denominatore comune e cioè: ripensare il processo di creazione di valore in azienda, minimizzando l'utilizzo delle risorse.

La Lean Tinking (o pensare snello), aumenta l'apporto di valore aggiunto di ogni componente il flusso aziendale (meno tempo, spazio, denaro, risorse), che viene dunque ripensato continuamente. "Pensare come fare,per fare meglio,a minori costi,sempre." Detto così sembra il classico pensiero di un imprenditore che cerca, ogni giorno, di ottimizzare la sua azienda per vincere nella competizione. In effetti il Lean Thinking è un metodo che non fa altro che suggerire un continuo esame su quello che si fa per migliorare le performances aziendali.Lean Thinking è dunque la pratica concreta ed operativa della teoria della "distruzione creatrice" imprenditoriale di Schumpeter.Purtroppo in Italia questa tecnica non viene onsiderata come riferimento quotidiano da adottare nelle attività pubbliche (Sanità, Istruzione, Amministrazione) perché manca la molla della competizione e sono solo i tagli agli investimenti statali che possono smuovere quell'enorme "pachiderma" che
grava sulle tasche di tutti noi. Cosa si riesce ad ottenere?Nelle aziende dove viene introdotta, la Lean Thinking è capace di fare arrivare a notevoli risparmi sui tempi di progettazione-produzione-commercializzazione che possono arrivare al 60-70% con punte fino all'80% sui processi produttivi e di commercializzazione.In breve si ottengono:

- miglioramenti di qualità

- miglioramenti nei tempi di commercializzazione e delle consegne

- Prezzo più aggressivo

(tratto da Manager.it)

21 ago 2007

Calcolare il ROI delle relazioni pubbliche



Riporto questa ricerca di Stefania Romenti perchè esamina un lato della comunicazione di estrema attualità e pressochè sconosciuto; e inoltre sancisce come le risorse umane e il marketing siano accomunati nell'essere discipline giovani e molto in voga, tanto da spiegare quanto detto nel post sulle retribuzioni.


Da una recente ricerca svolta dal Chartered Institute of Public Relations emerge che tra i comunicatori inglesi sono diffuse ben otto definizioni di ROI della comunicazione
e altrettante modalità per calcolarlo. La maggior parte dei professionisti sostiene che il ROI deve essere espresso in termini economici perché solo mutuando il linguaggio e gli indicatori dal business language (pensiamo per esempio a bottom line, return, ccountability, results, turn-around) è possibile aumentare la credibilità delle RP agli occhi degli interlocutori aziendali. Secondo questa posizione il ROI si ottiene dividendo i benefici ottenuti da un’attività di comunicazione, per ogni risorsa economica investita nella medesima attività. E i benefici ottenuti possono essere espressi in tre diversi modi:


a) la generazione di entrate economiche (p.e. % incremento nel valore delle azioni, %
incremento nelle vendite);


b) la riduzione dei costi (p.e. la riduzione di costi amministrativi o di produzioneavvenuta a seguito di cambiamenti nei comportamenti dei dipendenti) e


c) i risparmi di costo dovuti alla riduzione dei rischi (p.e. grazie al miglioramento
delle relazioni con alcuni stakeholder vengono abbattuti i rischi di azioni legali contro l’organizzazione e quindi i costi connessi).


E’ importante rilevare tuttavia che sono sempre più numerosi gli esperti di misurazione delle RP (del calibro di Tom Watson e di Jim Macnamara) che non condividono questa posizione. Essi sostengono al contrario che esprimere il ROI delle RP in termini economico-finanziari è inadeguato per almeno due ragioni. Primo, perchè la maggior parte delle attività di RP non sono direttamente collegabili a risultati economici, pur contribuendovi senza dubbio nel lungo periodo. Secondo, perché le attività di RP sono sempre svolte in modo integrato con altre forme di comunicazione, così che risulta difficile isolare con precisione il ritorno economico di ciascuna di esse. Ma allora, in cosa consiste il ROI della comunicazione secondo questi studiosi?


Esso consiste nel grado di raggiungimentodegli obiettivi di comunicazione predefiniti. Secondo questa definizione, il ROI di una campagna di comunicazione può essere espresso per esempio nell’aumento percentuale di conoscenza dei messaggi chiave da parte dei destinatari. Adottare questa posizione attribuisce alla fase di definizione degli obiettivi dell’attività di comunicazione un ruolo cruciale, a differenza di quanto sia avvenuto e continui ad accadere, nell’attività quotidiana dei professionisti. Ma se le RP non parlano il linguaggio del business, riprendendo le perplessità della maggior parte dei professionisti, non corrono il rischio di essere sottovalutate? Secondo quegli
esperti che definisconoil ROI in termini di obiettivi di comunicazione avviene esattamente il contrario.
E’infatti proprio grazie alla ricerca e alla definizione di un linguaggio specifico, e quindidi indicatori e di tecniche di misurazione ad hoc, che le RP potrebbero assumere il ruolo di disciplina manageriale a tutto tondo, come è avvenuto per le discipline di più recente sviluppo come il marketing e la gestione delle risorse umane. Il dibattito è dunque aperto e le diverse soluzioni proposte sembrano tutte molto interessanti!


What IT leaders do



Cosa dovrebbero fare i leader dell'Information Technology (McKinsey)


Le aziende possono fare scelte tecnologiche più corrette quando il senior-management definisce il ruolo della tecnologia insieme all'Azienda congiuntamente ai manager dell'IT e ai business manager.

Gran parte delle aziende si affida ciecamente alle sue strutture IT e sui suoi processi di controllo per fare dei lavori che sovente un singolo responsabile IT potrebbe fare più efficacemente.

Spesso la leadership scavalca una corretta conduzione aziendale perchè i manager, con la loro tensione ai risultati,coinvolgono ed ispirano troppo i loro collaboratori, lasciando in tal modo le strutture organizzative focalizzate su comitati e politiche che impediscono l'imprenditorialità individuale.

I cosiddetti top IT leader sono tali se promuovono la fiducia tra colleghi e riconoscono l'importanza del lavorare con altre persone.


Hire creatively
Too often, CEOs and their top teams rely on stereotypes about who should lead IT. Finding the right person with the necessary skills isn't easy, since the role is fraught with paradox. An IT leader must be a businessperson who understands IT: an executive—like the CEO—who can create change but who individually may not have the clout within the organization to make things happen, and who is a peer of business leaders yet respected as "one of us" by the IT staff. CEOs sell their companies short by searching solely for CIOs to fill this role. Banks in North America and Europe have asked chief financial officers or chief operating officers to lead IT. One large global energy company rotates business executives into the role for a set period to ensure both that someone with business skills runs IT and that the business units are then seeded with IT-savvy managers.


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